Negli ultimi giorni numerose famiglie provenienti dalle città di Cardito, Crispano e Caivano, situate nella provincia dell’area nord di Napoli e geograficamente molto vicine a Caserta, hanno segnalato che in un centro di riabilitazione casertano, dove i figli autistici sono presi in carico, gli è stato comunicato che le terapie saranno dimezzate.
Queste città fanno tutte parte dell’ASL Napoli 2 Nord, e secondo il racconto dei genitori, il centro si giustificherebbe affermando che queste azioni sono conseguenza di una delibera regionale di luglio 2024, che prevede in un allegato la presenza all’interno del centro del 80% dei bambini residenti nell’area cittadina dell’asl, cioé Caserta.
“Non è possibile una situazione del genere – dichiara Romina, una mamma – ci è stato comunicato senza mezze misure che o accettiamo di dimezzare volontariamente le terapie attraverso un prestampato da loro fornito e da noi firmato con una sorta di nostra accettazione volontaria, oppure le terapie ci verranno comunque dimezzate d’ufficio, con il serio rischio di non essere neanche più confermati alla scadenza del piano terapeutico. Purtroppo molte mamme spaventate hanno già firmato poiché temono che, se non firmano, perdono tutto – prosegue la donna. Inoltre, va sottolineato che le terapie dimezzate attraverso il modulo prestampato che il centro ha fatto firmare alle famiglie, o l’eventuale dimezzamento d’ufficio – come da loro affermato – non tiene assolutamente conto delle prescrizioni degli specialisti che seguono i bambini, le cui indicazioni terapeutiche personalizzate vengono così completamente disattese.
Alle nostre domande, dal centro di riabilitazione è stato risposto che si stanno attenendo a una delibera regionale di luglio 2024, scaricando quindi le responsabilità sulla regione, delibera che darebbe priorità in questo centro e nei centri casertani per l’80% ai bambini residenti in provincia di Caserta.
Ma – precisano i genitori – questa delibera non tiene conto dell’articolo 3 della Costituzione Italiana, che sancisce il principio di uguaglianza, stabilendo che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di condizioni personali o sociali”, né dell’articolo 32, che tutela il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo, affermando che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
Inoltre, la delibera non tiene conto della continuità terapeutica dei figli attualmente in cura. Accettando il dimezzamento delle terapie – continua la madre – in automatico accettiamo che i nostri figli non ricevano più le terapie che sono di loro diritto, prescritte da professionisti sanitari pubblici e che sono pagate regolarmente al centro dalla nostra ASL di appartenenza, la Napoli 2 Nord. Accettando questa imposizione assurda noi accettiamo di dimezzare ai nostri figli la possibilità di salvare il salvabile, anzi, corriamo il grosso rischio di una regressione. Non è possibile che prima prendano i nostri figli in carico – tuona la donna – dopodiché adesso si appellano a una delibera che, per come la interpretano probabilmente loro, mette una spada di Damocle sulla testa dei bambini residenti nella provincia di Napoli, e soprattutto, non è chiara un’altra cosa, se volessero attenersi alla delibera, dovrebbero imporre dimissioni e non riduzioni di trattamenti ed è proprio questo che delegittima queste loro richieste.. Esiste il diritto alla continuità terapeutica – conclude la donna!”
Alcune famiglie si sono già rivolte all’associazione La Battaglia di Andrea, che ha immediatamente messo a disposizione i suoi avvocati.
“Tutto ciò mi sembra assurdo – dichiara Asia Maraucci, presidente de La Battaglia di Andrea – le istituzioni devono garantire sicuramente il diritto alle cure ai bambini – abbiamo già informato il direttore generale dell’ASL Napoli 2 Nord, Mario Iervolino, il quale sicuramente farà di tutto per tutelare i suoi piccoli pazienti e garantire loro la continuità terapeutica a cui hanno diritto”.
Intanto un altro genitore, una mamma avvocato questa mattina si è interfacciata con l’associazione per unirsi e combattere insieme.
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