ROMA – L’esplosione avvenuta probabilmente giovedì notte nel Parco degli Acquedotti a Roma ha causato la morte di due persone, una coppia. La deflagrazione ha causato il crollo di un casolare abbandonato, scoperto solo venerdì mattina. Una volta identificate le vittime, il quadro investigativo è completamente cambiato.
Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone sono due volti noti del panorama anarchico e secondo gli investigatori sarebbero morti durante la preparazione di un ordigno. Oggi a Roma è prevista una riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Tanti gli aspetti ad chiarire, in particolare sul perché avevano scelto quel casale, e sull’eventuale filiera che ha fornito l’esplosivo.
Alessandro Marcogliano, 53enne di Nola, era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di ‘azioni dirette’ – dagli ordigni ai plichi esplosivi – contro politici, giornalisti, forze dell’ordine. I giudici della Corte d’Assise ad aprile di quell’anno lo condannò a 5 anni mentre ad Alfredo Cospito ne furono inflitti 20.
Sara Ardizzone, 36 anni, nata in Umbria vicino Foligno, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell’ambito dell’inchiesta Sibilla. In aula, in sede di udienza preliminare, aveva letto un lungo scritto: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato” aveva scandito con tono solenne davanti al giudice.
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