È scontro aperto sul progetto di un nuovo Centro di permanenza per i rimpatri a Castel Volturno, dove la pubblicazione di un bando da 41 milioni di euro da parte di Invitalia ha acceso una dura contrapposizione istituzionale. La struttura, prevista in località La Piana su un’area di 63 ettari a pochi chilometri dalla Domitiana, dovrebbe ospitare fino a 120 migranti, ma il progetto divide profondamente politica, territorio e società civile.
Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha annunciato un’opposizione netta, parlando di una scelta “che penalizza un territorio già complesso” e promettendo azioni legali per fermare l’iniziativa. Secondo il governatore, la gestione dei flussi migratori dovrebbe puntare su integrazione e investimenti, non su strutture di detenzione amministrativa che rischiano di aggravare fragilità già esistenti nel Casertano.
Il progetto, tuttavia, va avanti con il sostegno del governo e delle forze di centrodestra. Esponenti di Lega e Fratelli d’Italia difendono l’opera, ritenendola necessaria per rafforzare la sicurezza e contrastare l’immigrazione irregolare. Per il parlamentare Gianpiero Zinzi si tratta di un intervento indispensabile, mentre Gimmi Cangiano parla di una svolta per sottrarre il territorio al degrado.
Le critiche non arrivano solo dalla politica regionale ma anche dal mondo ecclesiastico e associativo. Il vescovo Pietro Lagnese ha espresso forte preoccupazione, definendo il progetto motivo di profonda amarezza per un territorio già segnato da difficoltà sociali. Contrarie anche realtà come Libera e il comitato Don Peppe Diana, che chiedono lo stop immediato al bando e contestano un modello ritenuto repressivo.
Intanto il dibattito si è spostato anche a livello nazionale. I parlamentari del Partito Democratico Stefano Graziano, Piero De Luca e Marco Sarracino parlano di una decisione “scellerata”, mentre Francesco Emilio Borrelli accusa l’esecutivo di scaricare tensioni sociali su un’area già fragile. La maggioranza, al contrario, sottolinea come l’investimento rappresenti una presenza concreta dello Stato sul territorio.
Il nodo centrale resta il modello di gestione dell’immigrazione: da un lato chi invoca sicurezza e controllo, dall’altro chi chiede politiche di inclusione e sviluppo. Sullo sfondo, una comunità che teme nuove pressioni sociali e urbanistiche in una zona già complessa. Con il bando in corso e le prime scadenze imminenti, il rischio è che il confronto si trasformi presto in uno scontro ancora più acceso, tra ricorsi amministrativi, proteste e tensioni politiche destinate a proseguire nei prossimi mesi.


