mercoledì, Maggio 20, 2026
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Amministrative 2026, l’Antimafia accende i riflettori sui candidati “impresentabili”: Campania prima per numero di casi

La Campania guida la classifica nazionale dei candidati considerati “impresentabili” in vista delle prossime elezioni comunali. Secondo le verifiche effettuate dalla Commissione parlamentare Antimafia, sarebbero 12 i nomi campani presenti nell’elenco nazionale dei 28 candidati che non rispettano il codice di autoregolamentazione dei partiti. Tra questi, cinque arrivano dall’area napoletana, mentre Avellino detiene il primato come singolo comune con il maggior numero di segnalazioni.

L’elenco è stato illustrato in Commissione dalla presidente Chiara Colosimo. Le contestazioni riguardano soprattutto aspiranti consiglieri comunali, ma in alcuni casi coinvolgono anche candidati sindaci del Sud Italia. Le accuse contestate spaziano dalla corruzione alla bancarotta fraudolenta, passando per riciclaggio, tentata estorsione e traffico illecito di rifiuti.

Tra i casi più rilevanti compare quello di Gianluca Festa, già sindaco di Avellino dal 2019 al 2024 e oggi nuovamente in corsa. Il suo nome compare nell’elenco per via di un decreto di giudizio immediato nell’ambito dell’inchiesta “Dolce Vita”, legata a presunti episodi di corruzione.

La situazione più delicata resta proprio quella del capoluogo irpino, dove oltre a Festa risultano segnalati altri tre candidati al consiglio comunale. Maria Maddalena Balbi, candidata nella lista “Liberi e Forti”, è stata rinviata a giudizio a Milano con l’accusa di riciclaggio. Gaetano Dentice, inserito nella lista “Fratelli di Avellino”, dovrà affrontare un processo a Napoli per presunte attività organizzate nel traffico illecito di rifiuti. Ernesto Panariello, della lista “Siamo Avellino”, è invece coinvolto in un procedimento per bancarotta fraudolenta.

Nel Napoletano emergono diversi altri casi. A Melito finiscono sotto osservazione Anna Ranucci, candidata con la civica “Un patto per Melito”, rinviata a giudizio per frode informatica e accesso abusivo a sistemi telematici, e Lucia Roma del Cdu, condannata in primo grado per tentata estorsione.

Ad Afragola compare il nome di Mauro Moccia, esponente della lista “Afragola Libera”, coinvolto in un procedimento per bancarotta fraudolenta. A Portici, invece, il candidato del Partito Democratico Alessandro Alfieri è stato condannato in primo grado a oltre tre anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, sentenza oggi all’esame della Corte d’Appello. Sempre nel Pd, a Ercolano, Giovanni Tagliamonte risulta rinviato a giudizio per traffico illecito di rifiuti.

Anche il Salernitano registra più di una segnalazione. A Cava de’ Tirreni figura Anna Padovano Sorrentino, candidata democratica rinviata a giudizio per turbata libertà degli incanti, mentre Massimo Palladino, della civica “Nuovi Orizzonti”, è imputato per bancarotta fraudolenta.

L’elenco diffuso dall’Antimafia riapre inevitabilmente il dibattito sui criteri di selezione delle candidature da parte delle forze politiche. Tuttavia, il tema degli “impresentabili” continua a dividere il mondo politico, anche alla luce di precedenti controversi. Tra questi resta emblematico il caso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, inserito nel 2015 nella lista dell’Antimafia poco prima delle regionali e successivamente assolto dalle accuse che avevano originato la segnalazione.

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