Danni economici consistenti, con mancati introiti stimati in almeno 100 mila euro. Commercianti e ristoratori di corso Umberto a Napoli e parte del centro storico hanno un diavolo per capello: così, per le conseguenze dell’incendio sviluppatosi lunedì in un cunicolo dedicato ai sottoservizi, che ha privato più di 2800 utenze napoletane dell’energia elettrica, c’è chi pensa a una class action.
«Veniamo da due giorni di totale emergenza, in un periodo di pre-saldi», lamenta Alfredo Catapano, presidente di Federmoda-Confcommercio e proprietario di due negozi sul Rettifilo. Al Centro Studi della sigla associativa – riporta La Repubblica Napoli – è stato chiesto di quantificare i danni: il blackout ha avuto, da queste parti, conseguenze importanti. Ieri si sono conclusi i lavori definitivi di ripristino della rete elettrica nell’area interessata dall’incendio: i tecnici di E-Distribuzione hanno riportato la rete al suo normale assetto di esercizio. Ma solo alle 16 una buona parte delle utenze ha recuperato la piena funzionalità della linea telefonica e dei collegamenti internet.
«Nel frattempo ci siamo dovuti industriare acquistando pos portatili d’emergenza, limitando i danni», racconta Catapano. «Non tutti i gestori telefonici hanno ripristinato il servizio, c’è chi ha perso fino a duemila euro al giorno», spiega Rosario Ferrara, presidente dell’associazione commercianti Toledo Spaccanapoli. Sul piede di guerra anche strutture ricettive e b&B, il malcontento è tangibile.
«Al danno dei mancati incassi si aggiunge la beffa di tanto cibo avariato da buttare», denunciano più ristoratori. «Si lavori di più sulla prevenzione, è la seconda volta in due anni che si verifica un blackout simile», aggiunge Catapano.
Anche ieri, come mercoledì, le sedi di corso Umberto I, Mezzocannone e San Marcellino dell’università degli studi di Napoli Federico II sono rimaste chiuse, con dipendenti e collaboratori che hanno operato in regime di smart working straordinario: oggi si torna alla normalità.
Anche perché ieri, spiega E-Distribuzione, sono stati disinstallati tutti i dispositivi temporanei messi in campo durante la fase emergenziale, tra cui le cosiddette “power station” e il cavo esterno provvisorio, utilizzati da martedì per garantire la continuità del servizio alle utenze coinvolte.
«Le attività – spiega l’azienda – hanno richiesto un intervento complesso e articolato, portato avanti senza sosta dalle squadre operative, che hanno lavorato in condizioni complesse per assicurare tempi rapidi di ripristino e ridurre al minimo i disagi per cittadini e imprese. Determinante, in tutte le fasi dell’emergenza e del successivo ripristino, la piena collaborazione con il Comune, la prefettura, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Il coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti ha consentito di operare in sicurezza e di accelerare le attività, garantendo un ritorno alla normalità in tempi contenuti». Napoli non è un caso isolato, in una torrida estate dalle temperature elevatissime: in Francia mercoledì 120.000 persone sono rimaste senza energia elettrica a causa di guasti ai cavi legati alle ondate di calore.
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