martedì, Giugno 30, 2026
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“Basta che prendano lo stipendio”: il caso Federico II e il nodo del divisore orario negli appalti. Sindacati accusano l’ateneo, l’università replica: «Rispettati i minimi tabellari»

L’Università degli Studi di Napoli Federico II, le organizzazioni sindacali Filcams CGIL e Fisascat CISL, quattordici lavoratori del servizio di portierato della sede di Agraria alla Reggia di Portici e la società aggiudicataria dell’appalto sono al centro di una controversia che riguarda il calcolo della retribuzione oraria negli appalti pubblici.

Al centro della vicenda c’è il cosiddetto “divisore orario”, il parametro utilizzato per determinare la paga oraria a partire dalla retribuzione mensile prevista dal Contratto Collettivo Nazionale del settore Multiservizi. Secondo i sindacati e i lavoratori interessati, l’applicazione del divisore da 195 ore anziché di quello ordinario da 173 ore avrebbe comportato una riduzione del valore economico di ogni ora lavorata, pur mantenendo invariato lo stipendio mensile.

La nota della Federico II

La vicenda prende forma il 29 aprile 2026, due giorni prima dell’avvio del nuovo appalto per il servizio di portierato presso la sede universitaria di Agraria alla Reggia di Portici.

Nella stessa giornata, Filcams CGIL e Fisascat CISL inviano una comunicazione all’Università Federico II segnalando che la nuova società affidataria del servizio intende applicare ai lavoratori provenienti dal precedente appalto il divisore da 195 ore, ritenuto dalle organizzazioni sindacali non coerente con le mansioni effettivamente svolte.

L’Ateneo risponde con la nota protocollata PG/2026/0054329, firmata digitalmente dalla Dirigente dell’Area Attività Contrattuale e dal Responsabile Unico del Progetto.

Nel documento, la Federico II sostiene che gli atti di gara risultano rispettati qualora l’operatore economico garantisca ai dipendenti i minimi tabellari mensili previsti dal CCNL di riferimento, ritenendo quindi non ravvisabili violazioni della documentazione di gara sotto tale profilo.

È proprio questa interpretazione ad essere contestata dai sindacati, secondo i quali il controllo dovrebbe riguardare anche il corretto valore della retribuzione oraria.

Il nodo del divisore orario

Il CCNL Multiservizi prevede normalmente che la retribuzione oraria venga calcolata dividendo lo stipendio mensile per 173 ore.

Lo stesso contratto contempla però un divisore di 195 ore per figure caratterizzate da attività di mera custodia passiva o semplice attesa.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, i dipendenti impegnati presso la Reggia di Portici svolgerebbero invece attività operative quali:

  • controllo informatizzato degli accessi;
  • gestione di impianti tecnologici;
  • assistenza durante eventi universitari;
  • presidio dei locali museali;
  • attività di primo intervento antincendio con specifica formazione.

Per questo motivo ritengono non applicabile il divisore da 195 ore.

La differenza economica, secondo i calcoli illustrati dalle organizzazioni sindacali, sarebbe pari a circa 94 centesimi lordi per ogni ora lavorata.

Stesso lavoro, trattamenti differenti

Uno degli aspetti evidenziati nella vertenza riguarda la presenza, nello stesso cantiere della Reggia di Portici, di lavoratori che svolgono identiche attività ma ai quali verrebbero applicati criteri differenti di calcolo della retribuzione.

Secondo quanto ricostruito dai sindacati:

  • 6 lavoratori sarebbero retribuiti utilizzando il divisore da 173 ore;
  • 14 lavoratori, provenienti da una diversa società del precedente appalto, vedrebbero invece applicato il divisore da 195 ore.

La conseguenza, sostengono le sigle sindacali, sarebbe che per ottenere una retribuzione mensile analoga alcuni dipendenti dovrebbero effettuare circa 30 ore di lavoro in più ogni mese.

I costi della gara

Un ulteriore elemento della contestazione riguarda la predisposizione della gara pubblica.

Secondo la documentazione richiamata dai lavoratori, la Federico II avrebbe stimato il costo della manodopera utilizzando il parametro corrispondente al divisore ordinario, quantificando un costo orario di circa 18,67 euro.

Successivamente la gara sarebbe stata aggiudicata con un ribasso prossimo al 29%.

Secondo la ricostruzione dei sindacati, proprio l’utilizzo del divisore da 195 ore consentirebbe di rendere sostenibile economicamente il prezzo offerto dall’impresa aggiudicataria.

Lo stato di agitazione

Dopo settimane di confronto senza una soluzione condivisa, Filcams CGIL e Fisascat CISL hanno proclamato lo stato di agitazione del personale coinvolto.

Le organizzazioni chiedono l’applicazione del medesimo criterio retributivo a tutti i lavoratori impegnati nello stesso servizio, sostenendo che identiche mansioni debbano corrispondere allo stesso trattamento economico.

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