Si chiude dopo quasi vent’anni la battaglia legale relativa ad alcuni articoli di cronaca confluiti nel libro “Gomorra” senza un’adeguata indicazione delle fonti. La Corte di Cassazione ha confermato il risarcimento di 10mila euro riconosciuto alla società editrice dei quotidiani “Corriere di Caserta” e “Cronache di Napoli”, respingendo il ricorso presentato da Libra Editrice.
La somma era stata stabilita nel 2024 dalla Corte d’appello di Napoli, chiamata a pronunciarsi nuovamente sulla quantificazione del danno dopo un precedente intervento della Suprema Corte. In quella sede, i giudici avevano ritenuto insufficiente il risarcimento di 6mila euro inizialmente riconosciuto.
La vicenda giudiziaria era cominciata nel 2008, quando Roberto Saviano e la casa editrice Arnoldo Mondadori erano stati citati in giudizio per l’utilizzo, all’interno di “Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, di contenuti tratti da articoli pubblicati sulle due testate campane.
Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, alcuni passaggi del libro riprendevano in maniera fedele testi giornalistici già pubblicati, senza riportare il nome dei quotidiani e degli autori. Dopo le contestazioni avanzate da Libra Editrice, le successive edizioni dell’opera erano state parzialmente corrette attraverso l’inserimento di alcuni riferimenti alle fonti.
Nel valutare il danno, i giudici hanno tenuto conto della straordinaria diffusione internazionale del volume, diventato nel tempo un successo editoriale e un prodotto conosciuto anche attraverso il cinema e le serie televisive. La Corte d’appello ha però precisato che gli articoli contestati rappresentavano una parte molto limitata dell’opera e riguardavano episodi marginali rispetto alla vastità dei temi affrontati nel libro.
Nella sentenza è stato inoltre riconosciuto il contributo creativo dell’autore, evidenziando il lavoro di rielaborazione e l’inserimento delle informazioni giornalistiche all’interno di una narrazione più ampia e dotata di una propria qualità letteraria.
Anche la durata delle violazioni ha inciso sulla determinazione dell’importo. In uno dei casi, la mancata attribuzione della fonte sarebbe stata sanata già nell’ottobre del 2006. Nell’altro, il libro faceva riferimento genericamente a un quotidiano locale, senza specificarne il nome, indicazione che sarebbe stata aggiunta soltanto nel 2016.
La Cassazione ha infine chiarito che i profitti ottenuti grazie al successo commerciale dell’opera possono essere considerati nella quantificazione del danno, ma non possono costituire l’unico parametro. Gli utili devono infatti essere valutati insieme al ruolo svolto dall’autore e al suo apporto personale nella realizzazione e nell’affermazione del libro.
Con il rigetto del ricorso, diventa quindi definitiva la condanna al pagamento di 10mila euro.
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