Il Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, conosciuto dal grande pubblico come il “Castello delle Cerimonie”, è ora presidiato da un servizio di vigilanza privata dopo il sequestro preventivo e l’avvio delle operazioni di sgombero.
Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, nell’ambito di un’inchiesta per invasione di terreni o edifici. Il reato contestato è disciplinato dagli articoli 633 e 639 bis del codice penale.
Come riporta Fanpage, Secondo l’ipotesi formulata dagli inquirenti, alcune persone avrebbero continuato a utilizzare il complesso nonostante la perdita della proprietà, avvenuta in seguito alla confisca definitiva della struttura e dei terreni circostanti.
La ricostruzione della Procura
Alla base del decreto di sequestro vi è un recente orientamento della Corte di Cassazione. In base a tale interpretazione, il reato può configurarsi anche in assenza di violenza o clandestinità, qualora un soggetto continui a occupare arbitrariamente un immobile del quale non possiede più alcun titolo giuridico.
La contestazione, dunque, non riguarda le modalità con cui sarebbe avvenuta l’occupazione, ma la permanenza all’interno di un bene ormai acquisito al patrimonio pubblico.
Il provvedimento potrà essere impugnato davanti al Tribunale del Riesame. Le persone coinvolte nell’indagine sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna, come previsto dal principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza.
Il ricorso delle società al Tar
Parallelamente al procedimento penale prosegue la controversia amministrativa sull’ordinanza di sgombero emanata dal Comune di Sant’Antonio Abate.
Il provvedimento è stato impugnato davanti al Tar Campania dalle società La Sonrisa spa, Ipol spa e Pol.Fra, indicate negli atti come soggetti che hanno gestito il complesso alberghiero e le attività collegate.
Per il ricorso non risulta ancora fissata l’udienza cautelare. Le società chiedono ai giudici amministrativi di riesaminare gli atti con cui il Comune ha disposto il rilascio della struttura.
Dalla confisca all’acquisizione comunale
La vicenda giudiziaria ha origine dal procedimento per lottizzazione abusiva che ha interessato il complesso, i terreni e i diversi manufatti presenti nell’area.
La confisca fu disposta dal Tribunale di Torre Annunziata nel 2016 e successivamente confermata dalla Corte di Appello di Napoli nel 2022. Nel 2024 la Corte di Cassazione ha reso definitiva la decisione.
Concluso l’iter giudiziario, la proprietà è stata trasferita al Comune di Sant’Antonio Abate. Il 28 aprile 2026 l’amministrazione comunale ha ottenuto la trascrizione del bene presso la Conservatoria dei registri immobiliari di Napoli.
Dopo il sequestro e l’apposizione dei sigilli, il complesso resta quindi sotto controllo, mentre proseguono sia l’indagine della Procura sia il contenzioso davanti alla giustizia amministrativa.
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