Una piccola scimmia tra le braccia, il biberon, una maglietta, il pannolino e una serie di video diventati in poche ore oggetto di polemiche e interrogativi. È quanto accaduto dopo la pubblicazione sui social di alcuni contenuti di Rita De Crescenzo, reduce da un viaggio in Egitto.
Al centro della vicenda non ci sono però soltanto le critiche legate alla scelta di mostrare un animale selvatico trattato come un animale da compagnia. A sollevare dubbi sono soprattutto la provenienza del primate, le modalità con cui sarebbe stato ottenuto e il luogo nel quale si troverebbe oggi.
Le diverse versioni raccontate nei video
È stata la stessa De Crescenzo a fornire nel corso dei filmati ricostruzioni non perfettamente sovrapponibili. In un primo momento ha raccontato di aver ricevuto la scimmietta durante il soggiorno in Egitto, sostenendo che le fosse stata consegnata già vestita e con il pannolino.
Successivamente ha parlato di due animali acquistati, uno rimasto con lei e un secondo affidato a un’altra persona. In un altro video, invece, ha spiegato di aver trovato la piccola scimmia all’interno di uno scatolone e di aver deciso di portarla via dalla strada.
Acquisto e ritrovamento rappresentano evidentemente due circostanze differenti. Al momento, sulla base dei soli contenuti pubblicamente disponibili, non è possibile accertare in maniera indipendente quale sia l’esatta provenienza dell’animale né risultano mostrati documenti relativi a un acquisto, alla provenienza, a un’autorizzazione o a un eventuale trasferimento internazionale.
C’è poi un altro elemento che impedisce di trarre conclusioni: non è possibile stabilire con certezza dai filmati se tutte le immagini siano state registrate in Egitto oppure se alcune siano state realizzate dopo un eventuale rientro in Italia.
Ed è proprio questo dettaglio a cambiare radicalmente il quadro giuridico.
Se la scimmia fosse in Italia: la detenzione privata è fortemente vietata
Nel caso in cui l’animale fosse stato effettivamente introdotto in Italia, la questione non riguarderebbe soltanto la disponibilità di un certificato CITES.
Il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 19 aprile 1996, emanato nell’ambito della legge 150/1992, individua infatti gli animali considerati pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica e vieta la detenzione degli esemplari vivi appartenenti alle categorie indicate. Nell’Allegato A compare espressamente l’ordine dei Primates, con le famiglie comprendenti, tra gli altri, lemuri, uistitì, scimmie del Nuovo Mondo, scimmie del Vecchio Mondo, gibboni e grandi antropomorfe. Il decreto prevede specifiche deroghe per soggetti e strutture autorizzate, come determinate istituzioni scientifiche, ma non configura la normale detenzione domestica da parte di un privato.
A questo si aggiunge il decreto legislativo 135/2022, che disciplina anche l’introduzione e la detenzione di fauna selvatica ed esotica e pone ulteriori limiti, in particolare per gli esemplari prelevati dall’ambiente naturale.
CITES: tutti i primati sono sottoposti a controllo internazionale
C’è poi la Convenzione di Washington, la CITES. La tutela non riguarda soltanto alcune scimmie particolarmente rare: l’ordine dei primati è nel suo complesso ricompreso negli elenchi CITES. Le specie non inserite nell’Appendice I figurano generalmente nell’Appendice II, mentre quelle maggiormente minacciate sono sottoposte al regime ancora più severo dell’Appendice I.
Se un primate dovesse essere trasferito dall’Egitto all’Italia entrerebbero quindi in gioco anche le regole sul commercio internazionale e sull’importazione nell’Unione europea. Il Regolamento europeo 338/97 prevede, a seconda della classificazione della specie, permessi d’importazione e documentazione rilasciata dalle autorità competenti del Paese esportatore.
Di conseguenza, per capire se vi sia stata o meno una violazione sarebbe necessario conoscere almeno la specie esatta, la provenienza dell’esemplare e l’eventuale attraversamento della frontiera italiana.
Anche in Egitto le scimmie non sono comuni animali da compagnia
La questione cambia nei dettagli, ma non scompare, qualora i filmati siano stati registrati esclusivamente in Egitto e la scimmia non abbia mai lasciato il Paese.
L’Egitto dispone infatti di una normativa specifica particolarmente rilevante. La Legge n. 29 del 2023 sulla detenzione degli animali pericolosi e dei cani ha introdotto il divieto di possesso, gestione e allevamento privato di diverse categorie di animali considerati pericolosi. Nell’elenco figurano espressamente diversi primati, tra cui gorilla, scimpanzé, uistitì, cappuccini, macachi, babbuini e vervet. Sono previste possibilità di detenzione autorizzata per categorie particolari, come enti pubblici, istituzioni scientifiche, zoo e strutture specificamente abilitate, attraverso l’autorità veterinaria competente.
Non è dunque corretto considerare, in termini generali, l’Egitto come un Paese nel quale un turista possa semplicemente acquistare una scimmia e detenerla come un normale animale domestico.
Esiste inoltre la Legge ambientale egiziana n. 4 del 1994, il cui articolo 28 vieta, per le specie selvatiche individuate dalla normativa applicativa, attività quali cattura, possesso, trasporto, commercio e vendita. La legge prevede anche sanzioni e confisca degli animali in caso di violazione.
Anche l’Egitto è parte della CITES e dispone delle proprie autorità competenti per il rilascio della documentazione relativa al commercio internazionale di specie protette.
Il punto decisivo resta capire dove si trova l’animale
La vicenda, quindi, non può essere valutata giuridicamente sulla base dei soli video. Se la scimmia si trovasse ancora in Egitto, andrebbe verificato il rispetto delle norme egiziane sulla detenzione dei primati. Se invece fosse stata portata in Italia, entrerebbero in gioco sia il divieto italiano di detenzione privata previsto per numerosi primati sia le regole CITES e dell’Unione europea sull’importazione.
Servirebbero inoltre l’identificazione certa della specie e la documentazione relativa alla provenienza dell’esemplare.
Fino a quando questi elementi non saranno chiariti dalle autorità competenti, è quindi necessario distinguere le dichiarazioni pubblicate sui social dai fatti accertati. Le immagini mostrano una piccola scimmia insieme alla creator; non dimostrano, da sole, né dove si trovi attualmente l’animale né attraverso quali modalità sia entrato eventualmente in suo possesso.
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