lunedì, Agosto 31, 2026
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Tre anni fa l’assassinio di Giogiò Cutolo, oggi Piantedosi a napoli per il ricordo. Borrelli: “non doveva diventare martire”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà questa mattina a Napoli per partecipare, alle ore 11 in piazza Municipio, alla cerimonia commemorativa in ricordo di Giovanbattista ‘Giogiò’ Cutolo, il musicista 24enne ucciso il 31 agosto 2023 durante una lite tra giovani nella quale era intervenuto per difendere un amico.

Lo scontro, nato per uno scooter parcheggiato sul marciapiede all’esterno di un pub, culminò nei colpi di arma da fuoco esplosi da Luigi Balbo, 17enne all’epoca dei fatti e condannato in primo grado a 20 anni, poi ridotti in appello a 16 anni e 8 mesi.

A seguire, Piantedosi si recherà in Prefettura dove presiederà una riunione sull’emergenza bradisismica nell’area dei Campi Flegrei.

Il ministro raccoglierà il pacchetto di emendamenti al decreto legge approvato lo scorso 7 agosto elaborato dalla cabina di regia coordinata dalla Prefettura e alla quale hanno preso parte Regione Campania, Città metropolitana di Napoli e i comuni di Napoli, Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida.

Borrelli: “Giogiò non voleva e non doveva diventare un martire”

“Giogiò era semplicemente un ragazzo perbene. Un ragazzo normale, con una grande passione per la musica e tutta la vita davanti. Non voleva e non doveva essere un martire, non voleva e non doveva diventare un eroe. Quella notte era intervenuto per cercare di fermare una lite. È stato ucciso per questo”. ù

Così, in una nota, il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli, ricorda il giovane musicista napoletano ucciso il 31 agosto 2023 in piazza Municipio, a Napoli. “Ho ancora negli occhi il momento dell’installazione della targa dedicata a Giogiò”, scrive ancora Borrelli, “ero lì insieme a sua madre Daniela e al padre Franco. Fu un momento doloroso, ma anche un impegno preciso: fare in modo che quel nome non diventasse soltanto una scritta su una pietra. Daniela ha trasformato il dolore per la perdita di suo figlio in una battaglia civile. Ha continuato a parlare di giovani, di prevenzione, di scuola, di famiglie, di responsabilità. E ha scelto anche la musica, attraverso l’orchestra dedicata a Giogiò, per dare ai ragazzi un’alternativa alla violenza”.

“Oggi – continua Borrelli – dobbiamo ricordare non soltanto come è morto Giogiò, ma soprattutto come viveva. Era un musicista, un ragazzo appassionato, una persona che quella sera cercò di fare la cosa più normale del mondo: mettere fine a una lite. E proprio questa normalità rende ancora più assurda la sua morte”.

“Non dobbiamo aspettare che un ragazzo muoia per trasformarlo in un simbolo”, prosegue il deputato di Avs, “dobbiamo fare in modo che i ragazzi possano rimanere semplicemente ragazzi. Con i loro sogni, i loro errori, le loro passioni e il loro futuro”. “A tre anni dalla morte di Giogiò, il modo migliore per ricordarlo è impedire che la sua storia diventi soltanto memoria. Ricordiamo il ragazzo prima del martire. E ricordiamo soprattutto la violenza che glielo ha portato via”, conclude Borrelli.

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