VICENZA – “Sono addolorato. Nemmeno per un istante avrei pensato che quel giovane veneto dal volto buono potesse arrivare a fare una cosa tanto grave e tanto stupida“.
Sono le parole di don Maurizio Patriciello, affidate ai social all’indomani della svolta nelle indagini sulle presunte minacce subite dal giornalista 20enne Andrea Cappellari, di Enego, in provincia di Vicenza.
Il cronista, collaboratore di alcune testate locali, aveva denunciato di essere stato bersaglio di diverse minacce di morte. Una di queste era stata recapitata anche a don Patriciello e conteneva riferimenti minacciosi rivolti anche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Il 30 maggio scorso, inoltre, una bomba carta, collocata nei pressi del cancello dell’abitazione dei vicini di casa di Cappellari, era esplosa. L’ordigno era accompagnato da una lettera con minacce rivolte al ventenne, alla premier e a don Patriciello.
Ieri la Procura della Repubblica di Vicenza ha iscritto Cappellari nel registro degli indagati con le accuse di incendio, calunnia, simulazione di reato continuata, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico.
In sostanza, gli inquirenti gli contestano di avere costruito e messo in scena l’intera sequenza di minacce e intimidazioni. E gli contestano anche di essersi piazzato da solo l’ordigno nei pressi di casa. L’accusa ha lasciato profondamente amareggiato don Patriciello.
Il parroco, in un post sui social, ha ricordato di avere conosciuto Cappellari “a un incontro a Enego, in provincia di Vicenza, al quale ero stato invitato dal parroco, don Federico Meneghel“.
Il giovane gli era sembrato “un ragazzo dalla faccia pulita“, “intelligente, educato, preparato”. Mai avrebbe dubitato di lui. “La notizia mi ha colto di sorpresa. Resta l’amarezza nel constatare che il male non vuol morire. Attacca tutti, si intrufola dappertutto e insozza tutto. Sono addolorato“, ha scritto.
Don Patriciello ha quindi rivolto un appello al giornalista: “Adriano, se questa accusa sarà confermata, paga il tuo debito con la giustizia. Racconta tutta la verità. Chiedi perdono ai tuoi genitori, alla tua meravigliosa Enego, a don Federico, alle forze dell’ordine, alla Procura di Vicenza, a Giorgia Meloni e a me“.
Al tempo stesso gli ha rivolto un messaggio di incoraggiamento: “Non lasciarti andare, però. Sei tanto giovane. Rialzati. Ricomincia a vivere“. Infine ha concluso con un invito al perdono: “Il perdono da parte mia è già partito. Durante la veglia di questa notte insonne ho pregato per te. Continuerò a farlo. Se hai bisogno, chiama“.
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