sabato, Maggio 23, 2026
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Papa Leone XIV ad Acerra: “Sono qui per raccogliere lacrime”

“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”.

Lo ha detto il Papa nella Cattedrale di Acerra parlando ai familiari delle vittime della ‘terra dei fuochi’.

“Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa – ha detto ancora Leone – che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”.

l Papa ad Acerra ha ricordato che “già Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di ‘terra dei fuochi’, ma non gli fu possibile.

Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra.
Infatti, il grido della creazione e dei poveri tra voi – ha sottolineato Leone – è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione!”.

“Negli ultimi 30 anni solo ad Acerra sono morti 150 tra ragazzi e giovani, senza contare gli adulti e senza contare le altre zone della Terra dei fuochi”.

Lo ha ricordato il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, aprendo in cattedrale l’incontro del Papa con i familiari delle vittime dell’inquinamento ambientale cui partecipano anche alcuni ragazzi attualmente in cura. Di Donna ha elencato i nomi delle ultime giovani vittime, e ad un certo punto si è interrotto per la commozione.

“Hanno vissuto una via crucis, a queste famiglie dobbiamo la verità, dire che qui c’è stato chi ha avvelenato, chi ha taciuto, chi ha lasciato fare, e i ‘nuovi mercanti’ che hanno guadagnato. All’inizio la risposta delle istituzioni è stata debole, per 16 anni è stato mantenuto il segreto di Stato sulle dichiarazioni dei pentiti di camorra che confessavano gli interramenti”. Di Donna ha invece detto che la strategia in corso da alcuni anni “va valutata in modo positivo”, e ha citato la nomina del commissario unico per le bonifiche, il generale Vadalà.

È possibile “un ‘esercito’ di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità.

Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda”. Lo ha detto il Papa ad Acerra. Dio “accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero. In particolare voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete”.

“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”. Lo ha detto il Papa nella Cattedrale di Acerra parlando ai familiari delle vittime della ‘terra dei fuochi’.
“Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa – ha detto ancora Leone – che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”.

Il Papa ha invitato tutti, a partire dagli uomini di Chiesa, a manifestare “quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”. Dio “ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore”.
Il Papa ha ricordato che “questa terra anticamente era chiamata Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini”.

“Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema – ha sottolineato Leone nel discorso in Cattedrale davanti alle famiglie delle vittime della ‘terra dei fuochi’ -, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.
Nonostante la situazione sembri senza via d’uscita, bisogna sperare che un domani diverso sia possibile. E’ quanto in sintesi ha detto il Papa nel suo discorso nella Cattedrale di Acerra. “Le nostre Chiese hanno la missione di fare risuonare qui e oggi la Parola di Dio. Questa Parola ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilità: è Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, è per rispondere a questa Parola. E rispondiamo così: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito” ma “Tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia”, ha detto Leone XIV.

Il Papa, inoltre, ha invitato la gente di Acerra ad essere “testimoni di questa ‘ostinata resistenza’ che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita”. “Il Signore ci fa domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature. Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi – ha sottolineato il Papa – la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà”.

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