mercoledì, Maggio 6, 2026
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ULTIM’ORA: I parlamentari conservatori del Regno Unito hanno confermato la fiducia al primo ministro Boris Johnson

La mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro britannico Boris Johnson non ha superato la soglia minima di 180 voti necessari.

211 dei 359 parlamentari conservatori votanti hanno confermato la fiducia al primo ministro, che potrà continuare a governare e la cui leadership all’interno del partito conservatore non potrà essere messa in discussione per almeno un anno.

Nella mattinata di lunedì è stato annunciato il raggiungimento della soglia del 15% di parlamentari conservatori firmatari della mozione nei confronti di Johnson. I Tories (i membri del partito conservatore, comunemente abbreviato in “Tory”) attualmente detengono 359 sedute nel parlamento britannico, dunque almeno 54 parlamentari devono aver firmato la lettera di richiesta della votazione.

Il voto si è tenuto tra le 19 e le 21, ore italiane, e secondo le leggi britanniche è avvenuto in forma segreta. I parlamentari conservatori hanno votato in persona, sebbene ci fosse la possibilità per coloro i quali fossero impossibilitati di nominare un proprio collega affinché gli facesse da delegato.

Boris Johnson è stato al centro delle critiche, anche da parte dei membri del suo stesso partito, per via della controversa inchiesta che ha preso il nome di “Partygate“. Il primo ministro ha dovuto affrontare l’indignazione di buona parte dell’elettorato britannico, che ha determinato un considerevole crollo del suo gradimento nei sondaggi, una sconfitta sonora nelle elezioni locali tenutesi a maggio (sebbene meno di quanto temesse il suo partito e di quanto sostenessero diversi commentatori britannici) e, per ultimo, il voto di sfiducia da parte dei parlamentari membri del partito conservatore.

Partygate” è il nome dato allo scandalo legato alle feste organizzate nella residenza di Johnson a Downing Street, a Londra, tra il maggio del 2020 e l’aprile del 2021. All’epoca erano in vigore severe restrizioni dovute alla pandemia da coronavirus, imposte proprio dal governo di Boris Johnson. Sono emersi diversi dettagli di quegli incontri, tra cui diverse foto che ritraggono il primo ministro nella propria residenza durante feste in cui si faceva cospicuo utilizzo di alcol.

Foto che ritrae il primo ministro britannico Boris Johnson durante una delle feste al centro dell’inchiesta condotta da Sue Gray

A gennaio venne pubblicato un frammentato rapporto di un’investigazione condotta da un funzionario pubblico britannico, Sue Gray, che a maggio ne ha pubblicato la versione completa. Nel rapporto viene sottolineato da Gray il «grave fallimento di leadership e di giudizio» da parte di Johnson e degli altri funzionari del governo inglese presenti.

Seguentemente alle accuse di violazioni delle restrizioni da lui stesso approvate ed imposte, Boris Johnson è stato multato dalla polizia britannica, il primo primo ministro nella storia del Regno Unito.

A gennaio Johnson aveva scritto una lettera in cui si diceva contritamente dispiaciuto per aver partecipato alle feste nella sua residenza, sebbene affermasse, all’epoca, di averle ritenute degli eventi lavorativi non in violazione delle regole restrittive. L’ipocrisia morale, emersa seguentemente al rapporto completo di Gray, ha determinato la corrosione dell’immagine di Johnson agli occhi del popolo britannico, culminata venerdì scorso nella pubblica contestazione dei presenti ai festeggiamenti per i 70 anni di trono della Regina Elisabetta II. Johnson è stato fischiato dalla folla mentre lui e sua moglie Carrie stavano salendo i gradini della cattedrale di Saint Paul.

Boris Johnson e sua moglie Carrie mentre salgono le scale della cattedrale di Saint Paul durante i festeggiamenti per i 70 anni di regno della Regina Elisabetta II

Boris Johnson è in carica dal 2019, quando sconvolse lo scenario politico britannico con una larghissima vittoria che, secondo alcuni analisti, gli avrebbe garantito facilmente una permanenza di almeno una decade a Downing Street. Il partito conservatore detiene infatti una maggioranza di 80 seggi nel parlamento inglese, la più ampia messa insieme da un leader conservatore dal 1987, quando Margater Tatcher era il primo ministro britannico.

L’attuale primo ministro fu eletto con la promessa di completare la Brexit, che riuscì a portare a compimento già pochi mesi dopo il suo insediamento. L’anno seguente, però, il Regno Unito fu sconvolto dalla pandemia di coronavirus, principalmente a causa della risposta tardiva del governo di Johnson, che secondo diversi esperti avrebbe facilitato l’ulteriore diffondersi del virus con l’imposizione non tempestiva delle restrizioni, provocando un numero di morti in rapporto alla popolazione superiore al resto d’Europa.

Attualmente il governo di Boris Johnson è accusato anche dell’aumento dell’inflazione che ha determinato una crescita dei prezzi delle materie prime e dei generi alimentari in tutto il Regno Unito. Il contesto economico attuale è stato definito dal capo della Bank of England, la banca d’Inghilterra, come “apocalittico”, contribuendo ai timori di una stagflazione (situazione nella quale sono contemporaneamente presenti nello stesso mercato sia un aumento generale dei prezzi, sia una mancanza di crescita dell’economia in termini reali) e determinando la mozione di sfiducia nei confronti dell’attuale leader dei Tory, timorosi di una possibile debacle in vista delle prossime elezioni.

Indice di popolarità di Boris Johnson stilato da YouGov

 

 

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