La rete napoletana dei centri antiviolenza, insieme all’associazione Psy-Com – Protocollo NAPOLI, interviene sul caso della piccola Giulia (nome di fantasia), una bambina di tre anni, attualmente ricoverata al Santobono di NAPOLI, in attesa di essere trasferita in Romania, paese di cui il padre è cittadino.
“Non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria, non essendo parte del procedimento né avendo avuto accesso agli atti che hanno condotto al provvedimento dell’autorità giudiziaria. Tuttavia – si legge nell’appello – riteniamo doveroso evidenziare come la separazione di una bambina così piccola dalla madre, figura di riferimento affettivo e di accudimento primario, rappresenti, in termini umani e psicologici, una scelta potenzialmente gravemente pregiudizievole”.
“Dagli elementi a nostra conoscenza – proseguono rete napoletana dei centri antiviolenza, l’associazione Psy-Com – Protocollo NAPOLI – la bambina manifesta già segnali di sofferenza, anche attraverso i sintomi attualmente oggetto di accertamento sanitario. In tale contesto, anche i servizi sociali, che ben conoscono la situazione concreta, si sono espressi nel senso del mantenimento del legame con la madre, garantendo al contempo il diritto di accesso del padre, nel rispetto del ruolo genitoriale di entrambi”.
La rete napoletana dei centri antiviolenza e l’associazione Psy-Com – Protocollo NAPOLI rivolgono un appello a tutte le autorità competenti e ai soggetti coinvolti – incluso il padre della minore – affinché “venga posto al centro il superiore interesse della bambina, la sua serenità e la necessità di evitare traumi certi e attuali. Tra questi deve annoverarsi anche il prelievo forzoso contro la volontà della minore, più volte censurato dalla commissione parlamentare sul femminicidio nella scorsa legislatura, in particolare quando avviene in contesti sensibili come ospedali o scuole, e oggetto di recente attenzione anche da parte dell’autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, che ha dedicato specifiche linee guida sul punto”.
“Chiediamo – concludono – che la minore possa continuare a essere accudita dalla madre e seguita dai sanitari, favorendo al contempo forme di cooperazione tra gli Stati coinvolti, entrambi vincolati al rispetto delle convenzioni internazionali, a partire dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo. La tutela dell’infanzia non può prescindere dall’ascolto dei bisogni reali dei bambini, soprattutto quando così piccoli e vulnerabili”.
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