NOLA – La vicenda giudiziaria che coinvolge Angelo Napolitano, l’imprenditore diventato volto noto dei social grazie al brand “Napolitanostore”, entra in una nuova fase.
Come riportano questa mattina numerosi organi di informazione come FanPage.it, Il Mattino e il Roma, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nola, Gemma Sicoli, ha infatti fissato l’udienza preliminare, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm Francesco Riccio e Anna Musso. Una decisione che segna il punto di svolta di un’indagine complessa, sviluppata in due filoni investigativi che nell’ultimo anno hanno travolto il commerciante-influencer.
L’inchiesta nasce da una segnalazione dell’associazione di categoria Aires-Confcommercio, che aveva evidenziato anomalie nelle dinamiche di vendita del gruppo commerciale riconducibile a Napolitano. Da lì, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha avviato una lunga attività di accertamento, culminata nella ricostruzione di un presunto sistema di evasione fiscale definito dagli inquirenti “strutturato e sistematico”.
Secondo la Procura, Napolitano – in qualità di legale rappresentante della Am Distribution Srl, società con sede a Casalnuovo e attiva nel commercio all’ingrosso di telefonia ed elettrodomestici – avrebbe messo in piedi un meccanismo volto a occultare ingenti volumi di vendite in nero. Il tutto attraverso l’emissione fittizia di fatture in regime di reverse charge, così da simulare operazioni regolari e ridurre l’imposta sul valore aggiunto dovuta.
Le contestazioni si basano su intercettazioni telefoniche, documentazione contabile e riscontri acquisiti durante le verifiche. In particolare, la merce sarebbe stata ceduta al dettaglio con sconti molto elevati, a condizione che il pagamento avvenisse esclusivamente in contanti. Nelle conversazioni intercettate, le banconote da cento euro venivano indicate con un curioso codice: “le magliette dell’Avellino”.
Ai clienti veniva consegnata una semplice ricevuta generata da un software interno, priva di valore fiscale. Un espediente che, secondo gli investigatori, permetteva all’azienda di giustificare l’uscita dei prodotti dai magazzini e incassare denaro non tracciabile.
La ricostruzione della Guardia di Finanza quantifica in 1.777.976 euro l’Iva a debito non versata nel 2023 e in 3.962.585 euro quella relativa al 2024. Un totale di 5,7 milioni di euro che avrebbe portato, nei mesi scorsi, all’emissione di due distinti decreti di sequestro: il primo nel settembre 2025, il secondo a gennaio di quest’anno. Due provvedimenti legati alle diverse ramificazioni della stessa indagine.
La risposta dei legali di Napolitano si preannuncia particolarmente combattiva. Gli avvocati Rocco Maria Spina e Teodoro Reppucci hanno già chiarito che non verrà avanzata alcuna richiesta di rito alternativo. L’obiettivo è affrontare direttamente il dibattimento, dove intendono contestare punto per punto la ricostruzione della Procura e gli esiti delle verifiche contabili.
Continua a seguire il nostro sito e la pagina Facebook La Bussola TV per orientarti e informarti in Campania. Siamo anche su Tik Tok e Instagram! Entra nel canale TikTok per seguire i nostri eventi live!


