mercoledì, Aprile 1, 2026
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Morte Domenico Caliendo, Oppido si difende davanti al Gip. La famiglia non parteciperà alla commemorazione al Monaldi

NAPOLI – Il cuore del donatore da Bolzano non sarebbe arrivato dopo il prelievo del cuore malato del piccolo Domenico e ne sarebbe prova una foto del box poggiato su una sedia ancora chiuso alle 14.26 e poi un video, in cui alle 14.34 il cuore prelevato pulsa ancora, cosa che sarebbe possibile solo se fosse stato espiantato poco prima.

In sintesi è questa la linea di difesa del cardiochirurgo del Monaldi, Guido Oppido, autore del trapianto di un cuore danneggiato a Domenico Caliendo, due anni, il 23 dicembre scorso. “Siamo soddisfatti perché il dottor Oppido ha avuto la possibilità di esporre le sue ragioni”, dice al termine di tre ore e mezzo di interrogatorio preventivo, Alfredo Sorge l’avvocato che con il collega Vittorio Manes difende il cardiochirurgo. Oggi si è tenuto l’interrogatorio davanti al gip di Napoli che dovrà decidere sulla richiesta di misura interdittiva avanzata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci.

“La difesa è soddisfatta perché ha sottoposto argomenti scientifici e documentali a confutazione di un’ipotesi accusatoria che è fondata sostanzialmente su ricordi, che noi riteniamo del tutto erronei e comunque non supportati da fatti documentali – aggiunge Sorge – oggi si discuteva dell’impostazione dell’accusa di falso e su questo abbiamo circoscritto l’attenzione degli interventi. Su questo noi abbiamo offerto una prova di natura scientifica che dimostra, tanto per entrare nel merito, come i dati che l’accusa sostiene essere dati supportati da certezza non lo sono, anche perché oggi ci sono dei limiti temporali che sappiamo essere ormai acquisiti attraverso dei video, attraverso delle fotografie”.

L’avvocato si riferisce a documenti che attestano come “l’avvio delle procedure di espianto del cuore del povero Domenico avvennero a partire almeno dalle 14.25/14.26 fino alle 14.34, che è l’ora dell’effettivo espianto e quindi un tempo assolutamente sufficiente per eseguire quello che il dottor Oppido ha sempre sostenuto essere avvenuto in questo contesto temporale”.

Ciò che viene messo in discussione, in particolare, è nel dato che emerge dalla cartella anestesiologica e dalla cartella Cec, che traccia la circolazione extracorporea e dalle quali si evince un orario di clampaggio aortico diverso, ovvero le 14.18.

“A nostro avviso questo dato, questo minutaggio del clampaggio aortico non è compatibile con i dati documentali che abbiamo evidenziato all’attenzione del giudice – spiega l’avvocato Vittorio Manes – perché un video delle 14.34 dimostra che il cuore è ancora pienamente pulsante e questa ripresa video dell’attività pulsatile del cuore alle 14.34 non è compatibile scientificamente con un clampaggio dell’aorta avvenuto 16 minuti prima”.

Invece, “è compatibile con una cardiectomia e con un clampaggio avvenuto solo pochissimi minuti prima – sottolinea Manes – e questo confermerebbe la ricostruzione che il dottor Oppido ha sempre dato, sin dall’inizio degli eventi, della corretta sequenza degli eventi e del suo operato pienamente corretto rispetto a quanto sarebbe stato doveroso”.

Al termine dell’interrogatorio il gip si è riservato la decisione.

LA FAMIGLIA NON PARTECIPERÀ ALLA COMMEMORAZIONE AL MONALDI

La famiglia Caliendo-Mercolino e il direttivo della Fondazione Domenico Caliendo, anche alla luce delle dichiarazioni intercorse a mezzo stampa nei giorni scorsi, hanno ritenuto di non aderire all’invito alla cerimonia di commemorazione in onore di Domenico prevista per domani, primo aprile, presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, e non saranno pertanto presenti“.

Lo rende noto un comunicato.
 “Pur apprezzando l’iniziativa – prosegue la nota – ci si riserva l’opportunità di ulteriori incontri con lo staff dell’A.O. dei Colli solo dopo l’8 aprile, quando l’avvocato Francesco Petruzzi su delega della famiglia Caliendo incontrerà i vertici del Monaldi“.

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