Sotto il filmato diventato virale, alcuni giovani utenti avrebbero infatti espresso solidarietà nei confronti dei ragazzi coinvolti, arrivando persino a giustificare la violenza contro gli anziani. Frasi come «hanno fatto bene» e «così imparano a stare al loro posto» trasformano un episodio già gravissimo nel segnale di un degrado culturale e umano che non può essere ignorato.
A denunciare pubblicamente quei messaggi è stato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha parlato di commenti capaci di mostrare il pessimo livello educativo raggiunto da una parte delle nuove generazioni. Secondo il parlamentare, dietro quelle parole emergerebbero modelli fondati sulla sopraffazione, sull’assenza di rispetto e, in alcuni casi, sul cattivo esempio o sul disinteresse delle famiglie.
L’aggressione sarebbe nata da una pallonata scagliata contro la finestra di un centro frequentato da persone anziane. La rottura del vetro avrebbe provocato il lieve ferimento di uno degli ospiti. Il settantenne, accompagnato da un conoscente, sarebbe quindi uscito per chiedere spiegazioni al gruppo di ragazzi presente all’esterno.
In pochi istanti la discussione è degenerata. Dopo insulti, spinte e pugni, l’uomo è caduto al suolo. Proprio mentre si trovava ormai indifeso, sarebbe stato raggiunto da un violentissimo calcio al volto. Una scena ripresa da un video che ha consentito ai carabinieri di identificare il presunto responsabile.
Francesco Iannucci, un diciottenne residente a Grumo Nevano, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Saranno le indagini e il successivo percorso giudiziario a chiarire tutte le responsabilità individuali e l’esatta dinamica dei fatti.
Il settantenne, invece, resta ricoverato all’ospedale di Frattamaggiore in prognosi riservata. Le sue condizioni sarebbero ancora gravi.
Ma accanto alla violenza fisica resta quella, altrettanto intollerabile, di chi osserva un uomo anziano preso a calci e decide di applaudire. Commenti che non possono essere liquidati come semplici provocazioni da tastiera: rappresentano il sintomo di una cultura nella quale la brutalità viene scambiata per coraggio e il rispetto per debolezza.
Quando una persona a terra diventa un bersaglio e chi la colpisce viene celebrato come un eroe, il problema non riguarda più soltanto un gruppo di ragazzi. Riguarda un’intera comunità, chiamata a interrogarsi sull’educazione, sulle famiglie, sulla scuola e sui modelli trasmessi ai più giovani.
Il silenzio, davanti a parole simili, rischierebbe di diventare complicità. La violenza non si giustifica, non si minimizza e soprattutto non si applaude.


