lunedì, Giugno 15, 2026
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Campi Flegrei, rilevate concentrazioni di gas tossico alla fumarola di Pisciarelli: lo studio pubblicato su Nature

CAMPI FLEGREI – Vicino alla fumarola di Pisciarelli, nel cuore della caldera dei Campi Flegrei, sono state registrate concentrazioni insolitamente elevate di idrogeno solforato (H₂S), un gas altamente tossico. Si tratta di valori che i sensori tradizionali installati nell’area non avevano mai rilevato prima.

La scoperta arriva da un nuovo studio condotto dal Dipartimento Interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari insieme all’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR, pubblicato sulla rivista scientifica Nature. La ricerca ha utilizzato una tecnologia laser avanzata, capace di misurare con estrema precisione la presenza di gas vulcanici.

Il metodo impiegato, chiamato QEPAS, funziona come una sorta di “orecchio laser”: un fascio di luce infrarossa fa vibrare selettivamente alcune molecole, un diapason di quarzo rileva la minuscola onda acustica prodotta da queste vibrazioni.

Grazie a questa sensibilità, i ricercatori hanno registrato, a pochi metri dalla fumarola, concentrazioni di idrogeno solforato fino a 60 ppm. Un valore 12 volte superiore alla soglia oltre la quale l’esposizione, anche breve, può diventare pericolosa per l’uomo. Per confronto, i sensori tradizionali nella stessa area avevano rilevato finora solo 3-4 ppm.

Lo studio evidenzia però che, già a poche decine di metri dalla fumarola, le concentrazioni di H₂S scendono ben al di sotto dei livelli di pericolosità, confermando che il gas si disperde molto rapidamente nell’atmosfera. Un dato che, secondo i ricercatori, riduce significativamente il rischio per residenti e visitatori.

Un altro elemento rilevante è l’assenza di biossido di zolfo (SO₂) nelle misurazioni. Questo gas è considerato un indicatore di un contributo magmatico diretto. La sua assenza suggerisce che la fumarola di Pisciarelli, almeno allo stato attuale, sia alimentata da un sistema idrotermale e non da un degassamento magmatico in risalita.

“I picchi durano pochi secondi e poi scompaiono: qualunque strumento più lento li perde del tutto” ha spiegato, a proposito dello studio, Pietro Patimisco, responsabile del gruppo di ricerca del Dipartimento di Fisica di Bari.

I dati dello studio, inoltre, possono essere utili anche per intensificare le campagne di ricerca e monitoraggio ai Campi Flegrei e agli altri siti vulcanici italiani.

In questa direzione, è stata presentata una proposta progettuale nell’ambito del bando PRIN2026 del MUR, dedicato al finanziamento di progetti di ricerca di elevato interesse nazionale. Il progetto, dal titolo ANEMOI coinvolge anche le Università di Palermo e Catania e mira ad estendere questo approccio di monitoraggio ad altri siti vulcanici, in particolare in Sicilia” ha detto Arianna Elefante, tecnologa del CNR di Bari.

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