NAPOLI – Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria che coinvolge l’imprenditore e content creator Angelo Napolitano. Nei giorni scorsi è stato completamente liberato il locale che ospitava il Napolitano Store di Corso Garibaldi, una delle attività commerciali più note riconducibili al marchio dell’imprenditore napoletano.
L’operazione, eseguita il 3 giugno dall’Istituto Vendite Giudiziarie su disposizione dell’autorità giudiziaria, ha comportato la rimozione di tutta la merce presente all’interno del negozio. I beni trasferiti saranno custoditi in attesa delle procedure necessarie per la successiva vendita all’asta.
Il provvedimento riguarda i prodotti appartenenti alla Am Distribution Srl, società che gestiva il punto vendita. La merce era già stata sottoposta a sequestro nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Guardia di Finanza e ora entra nella fase che precede la liquidazione attraverso le aste giudiziarie.
L’inchiesta ruota attorno a un presunto sistema di frode fiscale. Secondo gli investigatori, l’imprenditore avrebbe fatto ricorso a fatturazioni inesistenti e a pratiche finalizzate all’evasione dell’Iva, ottenendo così un vantaggio competitivo che avrebbe consentito la vendita di dispositivi elettronici e grandi elettrodomestici a prezzi particolarmente aggressivi rispetto alla concorrenza.
Le verifiche delle Fiamme Gialle avevano già portato, nel settembre del 2025, a un primo sequestro preventivo. Nei mesi successivi, ritenendo che l’attività commerciale continuasse a operare con modalità analoghe a quelle contestate, gli inquirenti hanno richiesto e ottenuto il sequestro dell’intero complesso aziendale, misura eseguita nel gennaio 2026.
Parallelamente, negli ultimi giorni l’attenzione si è concentrata anche sul punto vendita di Cardito. Numerosi clienti avevano infatti notato la scomparsa dell’insegna “Napolitano Store”, chiedendo chiarimenti sui social. Angelo Napolitano, intervenuto durante un soggiorno a Sharm El Sheikh, ha spiegato di non avere alcun ruolo societario nella gestione del negozio, precisando che l’attività farebbe capo alla società Trio Innovativo.
L’imprenditore ha inoltre sostenuto di essere stato esclusivamente fornitore dei prodotti e proprietario del marchio utilizzato in franchising, lasciando intendere che la rimozione dell’insegna sarebbe collegata a questioni economiche e a rapporti commerciali deteriorati con la società che conduceva il punto vendita.
Nel frattempo, il trasferimento dei beni sequestrati dal negozio di Corso Garibaldi segna un ulteriore passaggio di una vicenda destinata a proseguire nelle aule giudiziarie. Saranno infatti gli esiti dell’inchiesta e le future decisioni dei magistrati a stabilire le eventuali responsabilità e il destino definitivo delle società coinvolte.
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