giovedì, Maggio 7, 2026
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Mamma e figlia avvelenate con la ricina a Campobasso: il movente si nasconde tra gli attriti familiari. interrogata la cugina

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e di Sara Di Vita, mamma e figlia decedute dopo essere state avvelenate con la ricina durante le festività natalizie a Campobasso, entrano in una fase decisiva. Dopo il ritrovamento di quella che gli investigatori considerano l’arma del delitto, gli inquirenti ritengono di aver individuato sia il possibile movente sia l’ambito da cui sarebbe partito l’avvelenamento: il contesto familiare.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, sarebbero almeno cinque le persone finite sotto osservazione. Tutti i nomi attenzionati dagli investigatori appartengono alla cerchia dei parenti più stretti. Il veleno, ricavato artigianalmente dai semi della pianta del ricino, sarebbe stato preparato in modo rudimentale ma efficace.

Tra le figure al centro dell’inchiesta compare Laura Di Vita, cugina del marito di Antonella, Gianni. La donna, già ascoltata tre volte dagli investigatori, sarà convocata nuovamente per un quarto interrogatorio alla presenza della procuratrice Elvira Antonelli. Alcune sue dichiarazioni, infatti, non coinciderebbero con le testimonianze raccolte nelle ultime settimane, soprattutto riguardo alla ricostruzione delle giornate trascorse durante il Natale.

Gli investigatori starebbero approfondendo anche presunte omissioni relative a episodi considerati importanti per chiarire la dinamica dell’avvelenamento. Sentiti a lungo anche Antonio Di Vita, fratello di Gianni, e la moglie, arrivati dal Nord Italia per collaborare con gli inquirenti.

Nonostante gli accertamenti del centro antiveleni di Pavia abbiano confermato la presenza della ricina, una parte della famiglia continua a sostenere che possa essersi trattato di un tragico incidente domestico. Una posizione che gli investigatori guardano con cautela.

Più prudenti, invece, i parenti di Antonella, che preferiscono attendere gli sviluppi dell’inchiesta senza indicare responsabilità precise.

Determinanti potrebbero rivelarsi le analisi sui telefoni cellulari sequestrati a madre e figlia, oltre agli accertamenti sul dispositivo della figlia maggiore Alice. Gli specialisti del Servizio centrale operativo stanno passando al setaccio chat, cronologia web e collegamenti effettuati nei giorni precedenti alla tragedia. Sotto esame anche i router wifi dell’abitazione, dai quali potrebbero emergere accessi sospetti o ricerche online legate alla preparazione del veleno.

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