Ponticelli diventa il simbolo internazionale di una delle principali emergenze sanitarie della Campania. Il quartiere della periferia orientale di Napoli è stato scelto dalla BBC per raccontare il paradosso di un territorio considerato una delle culle della dieta mediterranea, ma nel quale l’eccesso di peso tra bambini e adolescenti ha raggiunto livelli particolarmente elevati.
Nel servizio intitolato “Pizza, pasta, potatoes, protein – how Italian children became so overweight”, l’emittente britannica descrive un’Italia sempre più distante dal modello alimentare che l’ha resa celebre nel mondo. Al centro del racconto non ci sono soltanto pizza e pasta, ma la trasformazione complessiva delle abitudini quotidiane: porzioni abbondanti, bevande zuccherate, merendine, prodotti industriali, fritti, scarso consumo di verdure e legumi e una vita sempre più sedentaria. La BBC colloca i bambini italiani tra quelli maggiormente esposti al sovrappeso in Europa, una criticità già evidenziata anche dalle rilevazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Campania maglia nera: il 43,2% dei bambini ha un peso eccessivo
A confermare la gravità della situazione sono soprattutto i dati ufficiali di OKkio alla Salute, il sistema di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e collegato al programma europeo COSI dell’OMS.
L’indagine regionale del 2023, effettuata su bambini campani di 8 e 9 anni, mostra che il 24,6% è in sovrappeso, il 12,6% presenta obesità e un ulteriore 6% si trova in una condizione di obesità grave. Sommando le diverse categorie, il 43,2% dei bambini esaminati presenta quindi un eccesso ponderale. In termini semplici, più di quattro bambini campani su dieci pesano più di quanto raccomandato per età e altezza.
Il confronto con il resto del Paese rende ancora più evidente il divario. In Italia la percentuale dei bambini in sovrappeso è del 19%, mentre quella relativa all’obesità, comprese le forme gravi, si ferma al 9,8%. In Campania l’obesità complessiva raggiunge invece il 18,6%, quasi il doppio della media nazionale. L’eccesso ponderale regionale è del 43,2%, contro il 28,8% italiano.
Il fenomeno risulta in leggero miglioramento rispetto al passato, ma resta lontano dall’essere risolto. Nel 2008 la quota campana di bambini in sovrappeso o con obesità era del 49%; nel 2019 era scesa al 44,2% e nel 2023 al 43,2%. La diminuzione registrata negli anni non è dunque sufficiente a colmare la distanza con la media nazionale.
Secondo una proiezione contenuta nello stesso rapporto, applicando le percentuali rilevate all’intera popolazione campana tra i 6 e gli 11 anni, nella regione potrebbero esserci circa 137mila bambini in sovrappeso o con obesità, dei quali oltre 59mila obesi. Si tratta di una stima statistica e non del conteggio diretto di tutti i minori residenti, ma restituisce le dimensioni potenziali del problema.
Ponticelli al centro del racconto internazionale
Il reportage della BBC concentra l’attenzione su Ponticelli, una delle aree più popolose e socialmente complesse di Napoli Est. Il quartiere viene descritto come il luogo in cui la crisi dell’obesità infantile appare in tutta la sua evidenza: alimenti ad alta densità calorica facilmente disponibili, ridotte occasioni di movimento, fragilità economiche e una limitata consapevolezza dei rischi legati all’eccesso di peso.
Nel territorio opera l’Ospedale Evangelico Betania, struttura che dispone di un servizio di chirurgia bariatrica e di percorsi multidisciplinari per il trattamento dell’obesità. Il programma comprende valutazioni chirurgiche, assistenza nutrizionale, controlli successivi agli interventi e supporto psicologico.
Ponticelli è stata definita, attraverso dichiarazioni riportate dalla stampa britannica, una delle zone con la maggiore diffusione dell’obesità infantile. Occorre tuttavia precisare che non risultano disponibili dati epidemiologici pubblici, specifici per il singolo quartiere, che consentano di attribuirle scientificamente il titolo di “capitale mondiale dell’obesità infantile”. Le statistiche ufficiali più solide riguardano l’intera Campania; la definizione riferita a Ponticelli va quindi considerata come un’espressione giornalistica o una valutazione degli operatori sanitari del territorio, non come una graduatoria certificata.
Non sono pasta e pizza, da sole, a provocare l’obesità
Il racconto della BBC rischia di essere interpretato come un atto d’accusa contro pasta, pane, pizza e patate. Il problema, però, non è rappresentato automaticamente dalla presenza di questi alimenti nella dieta.
La vera alimentazione mediterranea comprende cereali, preferibilmente integrali, ma anche verdure, frutta, legumi, pesce, frutta secca e olio d’oliva. Prevede quantità moderate, varietà degli alimenti e un’attività fisica regolare. Una pizza semplice o un piatto di pasta con legumi possono trovare spazio in un’alimentazione equilibrata; la situazione cambia quando si sommano porzioni eccessive, condimenti molto calorici, salumi, salse, fritti, bevande zuccherate e consumo frequente di prodotti industriali.
La cifra secondo cui soltanto il 10% degli italiani seguirebbe realmente la dieta mediterranea è stata citata nel dibattito pubblico già negli anni scorsi. Le percentuali, tuttavia, cambiano notevolmente a seconda del campione e del metodo utilizzato. Una ricerca italiana pubblicata nel 2024 su 3.732 adulti ha rilevato un’aderenza elevata nel 4,85% degli intervistati e un’aderenza intermedia nell’83,82%, confermando una diffusa distanza dal modello ideale, ma anche la difficoltà di riassumere il fenomeno attraverso una sola percentuale.
Bevande zuccherate, pochi legumi e scarsa attività fisica
I dati campani permettono di osservare più da vicino alcuni comportamenti associati al problema. Il 9,5% dei bambini assume quasi ogni giorno bevande confezionate contenenti zucchero. Il 13,3% non mangia mai legumi oppure li consuma meno di una volta alla settimana, mentre l’8,2% mangia snack dolci più volte al giorno tutti i giorni.
Alla componente alimentare si aggiunge quella motoria. Il 55,4% dei bambini campani non aveva svolto attività fisica o giochi di movimento il giorno precedente la rilevazione. Soltanto un bambino su quattro aveva raggiunto la scuola a piedi, in bicicletta, con il monopattino o con i pattini; il 74,4% aveva utilizzato un mezzo privato o il trasporto pubblico.
L’indagine evidenzia inoltre un problema di percezione all’interno delle famiglie. Oltre sette genitori su dieci con figli affetti da obesità tendono a sottovalutarne la condizione. Il 71,8% dei genitori, soprattutto in presenza di sovrappeso o obesità, non valuta correttamente la quantità di cibo consumata dai figli. Anche l’attività fisica viene spesso considerata sufficiente quando, sulla base delle risposte raccolte, non lo è.
Un’emergenza che riguarda anche le condizioni sociali
L’obesità infantile non può essere ridotta alla responsabilità del singolo bambino o della sua famiglia. Il rapporto campano richiama l’importanza delle disuguaglianze territoriali e socioeconomiche. La probabilità di eccesso di peso aumenta al diminuire del livello di istruzione materna e quando uno o entrambi i genitori sono a loro volta in sovrappeso o presentano obesità.
Disponibilità di spazi verdi e impianti sportivi, sicurezza delle strade, condizioni economiche, organizzazione del lavoro dei genitori, qualità delle mense scolastiche e facilità di accesso agli alimenti sani incidono sulle scelte quotidiane. Nei quartieri periferici, dove le opportunità sportive possono essere più limitate e il cibo molto calorico è spesso economico e immediatamente disponibile, adottare uno stile di vita equilibrato può risultare più difficile.
La fotografia proposta dalla BBC trova dunque una conferma nei dati ufficiali, ma richiede una lettura più ampia. Ponticelli non è soltanto il quartiere delle pizze farcite o delle merendine davanti alle scuole: è il simbolo di un’emergenza regionale nella quale alimentazione, sedentarietà, povertà educativa e disuguaglianze sociali si sovrappongono.
La Campania resta la regione italiana maggiormente colpita. Il vero paradosso non è che i bambini mangino pasta o pizza, ma che nel territorio in cui nacque il modello mediterraneo si siano progressivamente persi alcuni dei suoi elementi fondamentali: moderazione, varietà, verdure, legumi, movimento e condivisione di abitudini sane tra scuola, famiglia e comunità.
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