lunedì, Maggio 27, 2024
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Svolta su Regeni, a un passo dalla verità: uno dei 5 indagati confessa

Svolta su Regeni: uno dei 5 indagati avrebbe confessato.

Ultimi e importanti sviluppi sulla vicenda Regeni:  nel 2017, gli uomini dell’intelligence seduti intorno a un tavolo di un ristorante africano (non ancora reso noto), parlano della sicurezza interna dell’Egitto con un ufficiale ai vertici della National Agency Security egiziana. Sarebbe stato proprio costui a confessare, seppur indirettamente, la sua partecipazione al sequestro di Giulio Regeni.

L’uomo, avrebbe, infatti, detto:

«Caricammo il ragazzo in macchina e io stesso lo colpii più volte duramente al volto. Credevamo fosse una spia inglese».

Alla conversazione pare avrebbe assitito un “supertestimone” (la cui identità non è ancora stata rivelata) che ha raccontato tutto alla procura di Roma. Un piccolo spiraglio di luce sui fatti di quel 25 gennaio 2016, quando si persero le tracce del ricercatore friulano, trovato poi morto al Cairo, il 3 febbraio 2016.

A raccontare queste importanti novità sono “La Repubblica” e il “Corriere della Sera”. La procura di Roma ha trasmesso una rogatoria al Cairo: le autorità egiziane sono le uniche in grado di confermare con esattezza gli spostamenti e i colloqui intrattenuti dall’ufficiale durante l’estate del 2017.

Il premier Giuseppe Conte ha parlato di questo nel colloquio intrattenuto in Cina col presidente egiziano Al-Sisi; tra l’altro, l’ufficiale figurerebbe tra i 5 indagati per la morte di Giulio. La testimonianza dell’uomo è ritenuta attendibile perché i dettagli sulla vicenda sono corretti e, inoltre, ci sono evidenze che quel pranzo sia realmente avvenuto. Il supertestimone ha potuto identificare l’uomo di Al-Sisi perché a fine pranzo i due si sarebbero scambiati i propri biglietti da visita e in più, seduto al tavolo accanto, aveva potuto ascoltare liberamente dei pedinamenti, delle intercettazioni telefoniche fatte a Regeni fino al 24 gennaio del 2016.

Adesso i magistrati italiani attendono la risposta della procura del Cairo: è necessaria la loro collaborazione per confermare le accuse contro l’ufficiale.

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