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Ranavuottoli, ovvero Cenerentola vista dalle sorellastre

ranavuottoli
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Brutti non si nasce, si diventa. È questo il messaggio che lancia Ranavuottoli in scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 14 a stasera 19 maggio.

Recensione dello spettacolo

Ranavuottoli, che in napoletano significa “ranocchi”, è una favola al contrario. Al centro: non una bella e dolce fanciulla in attesa del “vissero felici e contenti” insieme al suo ricco principe, ma due vecchie brutte e disgraziate passate alla storia come la quintessenza della cattiveria. Si tratta di Genoveffa e Anastasia, sorellastre di Cenerentola, interpretate magistralmente da Nunzia Schiano e Biagio Musella (autore, insieme a Roberto Russo, anche del testo).

Le sorelle, recluse in una soffitta in via delle bruttedue, sono lontane anni luce dall’idea che ci ha trasmesso di loro il classico Disney o – ancor prima – i testi di Basile, Perrault o dei fratelli Grimm. Nello spettacolo, che vede la regia di Lello Serao, non sono altro che due donne sole e sfortunate costrette a vivere, fin da piccole, all’ombra di una sorella che – a differenza loro e per quella che sembra “solo” una combinazione cromosomica più favorevole ­­-  sa conquistarsi l’amore di tutti, anche del loro papà.

In napoletano e con un registro squisitamente comico che, però, più che nascondere enfatizza la condizione drammatica della loro esistenza, la pièce fa ridere e allo stesso tempo ragionare lo spettatore per un’ora e dieci minuti.

Si ride per le battute allusive dell’idraulico che – a dimostrazione che “tutti gli uomini e i ranavuottoli sono uguali” sia nella versione “romana” che “siciliana” è interpretato da Pino L’Abbate). Si sogghigna per la natura feticista del principe azzurro (Sergio Assisi, che grazie all’interessante gioco delle proiezioni video, compare come un ologramma). Ci si diverte per gli intermezzi di improvvisazione col pubblico.

Si riflette, però, sul male di vivere di queste due figure che, per una volta vittime e non carnefici, riflettono la cattiveria di una società che non ammette l’imperfezione.

In questo gioco di contrasti, importante ruolo hanno le musiche di Niko Mucci e Luca Toller che segnano in maniera netta la distanza  tra le note tutte da ballare della parentesi festaiola e il momento più altamente lirico dello spettacolo:  il ballo solamente immaginato di Anastasia sul ritmo di “mi sei scoppiato dentro al cuore” di Mina. Un plauso, infine, alla scenografia, a cura di Tonino di Ronza, che restituisce sul palco la dimensione surreale della favola.

RANAVUOTTOLI 

(Le Sorellastre)
di Roberto Russo e Biagio Musella
con Nunzia Schiano (Genoveffa), Biagio Musella (Anastasia), Pino L’Abbate (Idraulico)
e con la partecipazione in video di Giovanni Esposito (Lo Specchio), Niko Mucci (Il Ciambellano), Claudia Puglia (Cenerentola) Carmen Pommella (La Bambinaia) e Sergio Assisi (Il Principe Azzurro)
musiche Niko Mucci e Luca Toller
scenografie Tonino Di Ronza
realizzazione scene Laboratori Flegrei
costumi Anna Zuccarini
grafica e videoproiezioni Salvatore Fiore
aiuto regia Pino L’Abbate
regia Lello Serao
produzioneTeatro Bellini in collaborazione con Teatri Associati di Napoli

A breve, sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale Youtube, l’intervista alla protagonista Nunzia Schiano.

Serena Laezza

The author Serena Laezza

Classe 1994, sono giornalista pubblicista e caporedattrice a Labussolanews.it.
Dopo un percorso di laurea magistrale binazionale tra l’Università di Bologna e quella di Strasburgo, ho deciso di tornare a Napoli per scrivere di Napoli.
Mi piace andare in giro, montare video, leggere e fare domande.
In passato ho scritto di eventi per Spaccanapoli.it, di teatro per Eroicafenice.it e di cronaca per Nanotv.it.

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