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Scuola e dintorni

Università e lavoro al sud: Federico II prima per occupazione e retribuzione

Secondo Almalaurea migliorano le performance occupazionali dei laureati. In Campania, la Federico II in pole position per occupazione e retribuzione a 5 anni dalla laurea, gli studenti del Suor Orsola quelli più soddisfatti.

Di università e istruzione si sta parlando davvero tanto. Il titolo universitario ci assicura ancora stabilità lavorativa? I laureati italiani possono dirsi sufficientemente soddisfatti del proprio percorso di studio e della propria posizione? Il raggiungimento dalle tanto adorata corona d’alloro è ancora un gioco che vale la candela?

A rispondere alle domande su università e occupazione arrivano, puntuali, i dati ad ampio spettro di Almalaurea, consorzio interuniversitario che lo scorso 6 giugno ha presentato i risultati della sua XXI indagine sulla situazione dei laureati italiani. Gli intervistati sono stati oltre 630.000, laureatisi in 75 atenei e contattati a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento della laurea. Di questi, i partecipanti in Campania sono stati poco meno di 30mila, con lauree di primo livello, magistrali biennali, a ciclo unico, e percorsi pre-riforma.

La situazione dell’Università italiana

È universalmente riconosciuto che l’Italia sta vivendo un periodo di emigrazione. In questo processo, si rischia di perdere le migliori menti italiane nella cosiddetta ‘fuga dei cervelli’. I dati Almalaurea sembrano confermare questo trend: il 5,7% dei laureati di secondo livello ha dichiarato di essere all’estero e di questa fetta, il 40,8% si è trasferito per mancanza di opportunità, mentre il 25,4% perché ha ricevuto un’offerta interessante da aziende estere. Quanto alle ipotesi di rientro, i dati sono allo stesso modo poco rassicuranti: per il 33,2% degli intervistati il rientro in Italia non è una possibilità, almeno per i prossimi cinque anni.

È chiaro che i dati statistici possono presentare limitazioni. Ad esempio, dobbiamo tenere in conto che non tutti i corsi di laurea sono rappresentati ugualmente in tutti gli atenei, che hanno tassi di occupazione diversi e che i valori variano in base a diverse variabili. Tuttavia, in generale, cosa ci dicono i dati delle ultime indagini statistiche sull’occupazione nel nostro Paese?

L’immagine su scala nazionale

Tendenza al miglioramento delle performance occupazionali: questo è il verdetto generale dell’indagine. Nonostante una certa fragilità delle condizioni del mercato del lavoro, negli ultimi 4 anni il tasso occupazionale – definito dal consorzio come il rapporto tra gli occupati e gli intervistati, considerando i primi come tutti coloro i quali dichiarano di svolgere un’attività, anche di formazione, purché retribuita – è aumentato di 6.4 e 4.2 punti per le lauree di primo e secondo livello, rispettivamente.

Un dato che può condizionare i giovani nella scelta del percorso universitario è il fattore retribuzione. In Italia, come si legge nel rapporto, a distanza di 5 anni, i laureati di primo livello percepiscono in media 1.418 euro mensili, mentre i laureati magistrali ne guadagnano, in media, 1.459.

Altro dato interessante riguarda le esperienze di studio all’estero, che si confermano un vero asso nella manica per gli studenti che, infatti, vedono crescere le probabilità di occupazione del 12,7% se hanno maturato una tale esperienza in un programma di scambio Erasmus.

L’emigrazione dal Sud

Prima di analizzare in dettaglio la situazione degli atenei campani, è bene considerare un altro punto caldo sul quale le statistiche di Almalaurea parlano chiaro: la mobilità territoriale. In altre parole, quella migrazione interna che porta sempre più residenti del Sud a trasferirsi al Nord per motivi di studio e/o lavoro. Si potrebbe persino parlare di un progressivo e costante spopolamento delle regioni meridionali, a favore delle settentrionali, che ne acquistano potenzialmente in denaro – come nel caso delle tasse universitarie – e in competenze tecnico-specialistiche – se consideriamo l’aspetto puramente lavorativo.

A questo proposito, a differenza dei laureati del Nord e, anche se in misura minore, del Centro, meno della metà (47,7%) dei laureati residenti al Sud ha studiato e lavora nella propria ripartizione geografica di residenza. Inoltre, il 18,6% dei laureati residenti e laureatisi al Sud trova lavoro al Nord. Come se non bastasse, il 26,4% degli studenti che hanno terminato la scuola secondaria superiore al Sud decide di iscriversi direttamente in un ateneo del Centro o del Nord. È così che il Mezzogiorno si lascia sfuggire più di un quarto dei propri diplomati.

Tuttavia, focalizzando per un attimo l’attenzione sui risultati rilevati in Campania, i laureati che, a cinque anni dalla laurea, sono occupati nelle regioni del Sud rappresentano una discreta percentuale, che va dal 63,2% (Federico II) al 75,6% (Parthenope). Lavorano nel Mezzogiorno poco più della metà degli ex-studenti provenienti da “L’Orientale” (55,4%) e dal Sannio (54,5%).

Gli atenei campani: occupazione 

Tra gli atenei italiani, quelli campani non sono messi poi così male. Anzi, secondo i dati di Almalaurea, i miglioramenti per i laureati campani sono visibili rispetto alle scorse rilevazioni. La Campania ‘garantisce’ una retribuzione tendenzialmente in linea con il profilo nazionale, anche se i valori variano in base all’ateneo.

Prendiamo, ora, in considerazione le medie dei tassi occupazionali dei laureati.  Per i laureati di primo livello – chi, dopo la laurea triennale, non si è iscritto ad un altro corso di studi – che hanno scelto la Parthenope e il Suor Orsola, il tasso di occupazione dopo un anno dal titolo è del 37,2% e del 36% rispettivamente. Prendendo in considerazione, invece, i corsi biennali magistrali, anche l’Orientale offre buone alternative ai propri studenti nel breve periodo (64,2%).

Le distanze tra i tassi occupazionali in Campania e in Italia si accorciano fortemente nel lungo periodo, con l’80,3% della media campana che si oppone all’85,2% nazionale, ma resta il divario rispetto ai residenti al Nord (90,2%). Tuttavia, il gap Sud-Nord si è dimezzato se si confrontano i dati degli stessi intervistati ad un anno dal conseguimento del titolo (2014).

Secondo l’indagine di Almalaurea, a 5 anni dal conseguimento del titolo e sull’intero collettivo di laureati, a condurre la classifica degli atenei campani per tasso di occupazione è la Federico II. Con un valore medio dell’81,8%, che raggiunge l’83% se consideriamo solo i laureati con una biennale magistrale, l’ateneo, tra i più antichi d’Europa e del mondo, è in linea con i valori della media nazionale, che si attesta all’85,2%. Fanalino di coda è la Vanvitelli, il cui tasso occupazionale a 5 anni dal conseguimento del titolo raggiunge soltanto il 77,5%. Altre due università del capoluogo sembrano seguire la scia della Federico II, con un tasso occupazionale dell’81% e dell’80,3% rispettivamente per la Parthenope e per il Suor Orsola Benincasa. I valori sono più bassi per Orientale (77,7%), Università del Sannio (76,1%), e Università di Salerno (77,7%).

Alla ricerca di un lavoro a tempo indeterminato? Secondo le statistiche, conviene iscriversi alla Federico II o all’Università di Salerno, dove gli occupati con contratto a tempo indeterminato rappresentano rispettivamente il 52,8% e il 52,6%. Poco peggio al Suor Orsola (52,3%), mentre troviamo percentuali sotto la metà alla Parthenope (49,5%), a “L’Orientale” (45,8%), alla Vanvitelli (43,4%), mentre il Sannio (42,9%) occupa l’ultima posizione. Tuttavia, su larga scala questo tipo di contratto è presente solo per un quarto tra i lavoratori del Meridione (25,1%). Inoltre, al Sud viene registrata anche una maggiore diffusione del lavoro autonomo che, a cinque anni dalla laurea, coinvolge in media il 21,6% degli occupati.

Gli atenei campani: retribuzione

L’università del Sannio prima in Campania per retribuzione ad un anno dalla laurea, mentre la Federico II batte tutti nel lungo periodo

Per coloro i quali, invece, puntano sulla retribuzione, l’Università del Sannio dà uno schiaffo morale, poiché offre possibilità migliori nel breve periodo. Con una media complessiva di 1.082 euro, infatti, UniSannio si avvicina molto alla media nazionale ad un anno dal conseguimento del titolo. Ad eccezione della Vanvitelli, tutti gli altri atenei campani, invece, registrano una retribuzione media inferiore ai mille euro ad un anno dalla laurea.

Sul lungo periodo, invece, la situazione cambia, perché è la Federico II ad avere il primato nella retribuzione dopo cinque anni, battendo anche la media nazionale con i suoi 1460 euro. In tutti gli altri atenei, la media dopo cinque anni dal conseguimento subisce una lievissima oscillazione che va da 1308 (Vanvitelli) ai 1337 (Sannio) euro mensili. In coda, troviamo “L’Orientale” e il Suor Orsola, con una retribuzione media di 1252 e 1198 euro. Anche concentrandoci sui laureati biennali magistrali la situazione non cambia molto: in testa alla classifica troviamo gli ex-studenti della Federico II, con una retribuzione mensile di 1482 euro, e in coda il Suor Orsola, i cui laureati magistrali biennali percepiscono solo 1090 euro in media.

Laurearsi, dunque, conviene?

In realtà, i dati appena discussi appaiono positivi e relativamente più confortanti se contestualizzati e messi in relazione con quanto rilevato dall’Istat in riferimento al tasso di occupazione in Campania dei giovani tra i 25 e i 34. Ora, se pensiamo che questo valore si attesta soltanto al 40,8% e che in questa fascia d’età, tendenzialmente, è più probabile acquisire un titolo universitario (Almalaurea stima una media di 25,8 anni) possiamo ulteriormente confermare che essere in possesso di una laurea rappresenta concretamente una possibilità in più per i giovani in cerca di un lavoro. Laurearsi in Campania, dunque, conviene. E acquisire un titolo di studio rappresenta ancora una chiave di accesso ‘privilegiata’ per l’entrata nel mondo del lavoro e per mirare ad una buona retribuzione.

Questo discorso può essere esteso anche alla media nazionale, poiché esiste una correlazione indirettamente proporzionale tra tasso di disoccupazione e il titolo di studio conseguito. Gli analisti del consorzio interuniversitario affermano che “all’aumentare del livello del titolo di studio posseduto diminuisce il rischio di restare intrappolati nella disoccupazione, anche perché, generalmente, i laureati sono in grado di reagire meglio ai mutamenti del mercato del lavoro, disponendo di strumenti culturali e professionali più adeguati. Possono quindi contare su maggiori chance occupazionali rispetto ai diplomati di scuola secondaria di secondo grado e a quanti terminano la propria formazione acquisendo solo un titolo di scuola dell’obbligo.”

Curiosità in pillole

Federico II

Gli ex-studenti della Federico II sono quelli che, in media, godono di un maggiore tasso di occupazione dopo 5 anni dalla laurea. Tuttavia, prendendo in considerazione le lauree biennali magistrali, l’occupazione è nettamente minore nelle aree linguistiche (66,7%), geo-biologiche (69,8%), agrario-veterinarie (70,5%) e letterarie (75,5%). Al contrario, all’apice della classifica troviamo gli occupati in difesa e sicurezza (100%), ingegneria (93,6%) e discipline economico-statistiche (87%). Abbastanza ironicamente, però, i più soddisfatti della propria scelta universitaria sono proprio i laureati in materie linguistiche, letterarie e agrario-veterinarie.

L’Orientale

Considerato il più antico centro di sinologia ed orientalistica d’Europa, non è una sorpresa che soltanto il 55,4% dei laureati di questo Istituto abbiano trovato un lavoro al Sud a cinque anni dalla laurea. Al contrario, è indicativo che il 13,3% lavori all’estero. Quanto a soddisfazione, gli ex-studenti de “L’Orientale” presentano un indice di gradimento del 77%; tuttavia, solo il 34,6% degli intervistati ha dichiarato di aver riscontrato un miglioramento nel proprio lavoro grazie alla laurea, mentre meno della metà dei partecipanti (45,4%) considera la propria formazione molto adeguata nel proprio lavoro. Nonostante i valori non troppo alti, tutti i settori disciplinari de “L’Orientale” presentano simili livelli di occupazione a 5 anni dalla laurea, con un minimo del 76,8% (politico-sociali) e un massimo del 78,2% (letterari).

Parthenope

Il 66,7% dei laureati presso questa università, a cinque anni dal conseguimento del titolo, ha notato un miglioramento nel proprio lavoro dovuto alla laurea, di cui il 47,4% parla di miglioramento delle competenze professionali, il 26,3% rispetto alla posizione lavorativa, e il 13,2% di un miglioramento economico. Inoltre, il 55,2% degli occupati ha dichiarato di usare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso di studi.

Vanvitelli

All’Università della Campania, i laureati in discipline giuridiche sono quelli che soffrono il tasso di occupazione più basso (42,5%), dal quale si distaccano poco i geologi e biologi (61,3%). Degli ex-studenti dell’università casertana, il 68,2% ha trovato lavoro nel settore privato, 28,7% nel pubblico e solo il 2,8% nel no-profit. Inoltre, solo il 57,8% degli intervistati della Vanvitelli hanno dichiarato molto adeguata la formazione professionale acquisita all’università.

Suor Orsola Benincasa

In generale, gli studenti campani sono abbastanza contenti delle proprie esperienze universitarie. Ma i laureati più soddisfatti? Senza dubbio, quelli del Suor Orsola Benincasa, con un 82% di positività nei confronti del proprio lavoro e un 78% di occupati che giudica la propria laurea molto efficace. Paradossalmente, più della metà degli occupati (58,6%) con un titolo conseguito presso questa università privata è impiegato nel settore pubblico a cinque anni dalla laurea, mentre il 35,3% lavora nel privato, e il 5,7% nel no-profit.

Sannio

Al contrario, i meno soddisfatti del proprio lavoro sono i laureati dell’Università del Sannio, con un indice di soddisfazione del proprio lavoro del 74%. Solo il 65,1% degli intervistati dell’UniSannio ritiene che la propria laurea sia molto efficace per il lavoro che sta svolgendo, mentre poco più della metà (51,9%) usa in misura elevata le competenze acquisite con la laurea.

Salerno

Infine, l’Università di Salerno, con il suo campus all’americana, presenta buoni livelli di soddisfazione da parte degli ex-studenti, dei quali il 71,7% considera la propria laurea molto efficace per il lavoro che sta svolgendo. I tassi occupazionali sono discreti e decisamente non fra i più bassi tra gli atenei campani. Considerando i laureati biennali magistrali e i settori disciplinari, anche Salerno si allinea con la tendenza nazionale. I percorsi a più alto inserimento lavorativo sono quelli scientifici (93,2%), chimico-farmaceutici (91,7%) e ingegneristici (87,8%), mentre i valori più bassi sono riservati alle discipline linguistiche (72,2%), didattiche (68,3%) e politico-sociali (64,6%).

 

Dati estratti dai rapporti forniti da Almalaurea, nell’ambito della XXI indagine sulla condizione occupazionale dei laureati (2019).

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Anna Gallo

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