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CronacaCultura

#RestoACasaSu || Nicola, infermiere campano a Bergamo, in prima linea contro il Coronavirus

Per la nostra rubrica #RestoACasaSu, dedicata a tutti quelli che malgrado l’emergenza Coronavirus non sono tornati al Sud, abbiamo chiesto a un giovane infermiere campano a Bergamo di raccontarci la sua storia.

Cosa vuol dire essere lontani da casa e lavorare in una Lombardia afflitta dal Coronavirus? La storia di un giovane infermiere

Lasciare la propria terra e i propri cari per inseguire un’opportunità è un denominatore comune a molti coloro che lasciano la Campania. Se poi a questo aggiungiamo il fatto di trovarsi svariate centinaia di chilometri lontano da casa a dover fare i conti con una delle più grandi crisi sanitarie del nostro paese solo pochi mesi dopo esserti trasferito è proprio un destino (o, se preferite, una gran bella sfiga!).

Nicola, dopo aver conseguito la laurea in Scienze Infermieristiche, ha fatto i bagagli ed è partito in quel di Bergamo insieme alla fidanzata e altri due colleghi.

Fin qui, nulla di particolare: sembrerebbe una delle tante storie di giovani infermieri Campani che vanno ad infoltire il tessuto sanitario del Nord, avido di figure professionali come la sua. Eppure, pochi mesi dopo aver iniziato la propria vita professionale qualcosa sconvolge la normalità: l’emergenza del Coronavirus. 

A farne le spese maggiori inizialmente è proprio la regione Lombardia. Vivere lontani dalla propria famiglia per lavoro è comune a molti. Farlo e doversi ritrovare a fronteggiare, di punto in bianco, una emergenza del genere è qualcosa al di fuori dall’ordinario.

Appassionato di videogiochi e tifosissimo del Napoli, Nicola ogni mattina si reca a lavoro con lo scaldacollo con i colori e il logo della sua squadra anche per le vie di Bergamo, a voler ribadire la sua appartenenza alla città partenopea.

Cosa ha comportato per te trasferirti e come ti trovi a Bergamo?

Inizialmente è stato un po’ un colpo, ma ho avuto la fortuna di non andare da solo. Qui ci sono anche tanti meridionali con cui ho avuto la possibilità di stringere amicizia. A Bergamo si vive bene anche se le usanze sono un po’ diverse; peccato per il freddo.

Hai visto in prima persona lo svilupparsi dell’epidemia in atto, hai visto i supermercati svaligiati e hai visto le frontiere della Lombardia chiudersi. Come vivi tutto questo lontano dai tuoi?

Sembra di vivere in un clima surreale, considerando che anche io ho dovuto fare qualche scorta per poi non scendere più di casa. Posso dire che è una situazione strana sapere che tutti i tuoi affetti sono a casa; in quel periodo [primi casi di Covid-19 in Lombardia, n.d.r.] l’allarme non era alto come adesso, e visto il caos scoppiato anche al Sud è veramente difficile vivere in questa atmosfera.

Sei preoccupato? Hai mai pensato di tornare?

Sinceramente non ho mai pensato di tornare semplicemente per motivi precauzionali: un mio ritorno poteva essere fonte di contagio, quindi non ho mai pensato di tornare nonostante mi manchino tutti molto.

Cosa ti senti di direi alla tua famiglia in un momento cosi?

Di rimanere a casa il più a lungo possibile per evitare di contrarre il Covid-19 e tornare ad uscire di nuovo solo quando la situazione si sarà del tutto calmata e il virus sconfitto.

 Cosa pensi del divario delle strutture sanitarie tra Nord e Sud?

Durante questa emergenza sembra che la differenza sia andata man mano schiacciandosi e diminuendosi. Quindi non percepisco molto il divario tra Nord e Sud, sinceramente.

Cosa vuol dire per te essere un infermiere e sapere di star contribuendo a combattere il SARS-CoV-2?

Stare in prima linea non è semplice. Le persone adesso hanno capito che gli infermieri sono importanti: tant’è vero che sul reparto sono stati inviati un giorno la pizza, un giorno i cornetti a testimoniare il fatto che solo adesso le gente si rende conto che siamo un elemento fondamentale. Per quanto riguarda il virus, mi fa piacere combatterlo, ma lo stress per farlo ha raggiunto picchi inimmaginabili!

Perché è importante questa testimonianza

La testimonianza di Nicola ci insegna a dover sempre farsi trovare pronti di fronte alle condizioni che cambiano, malgrado le difficoltà, le ansie, le paure e la lontananza da casa. Ci insegna che alle volte la vita prende pieghe del tutto inaspettate e ci pone davanti a nuove sfide che siamo chiamati ad affrontare. E lui la sua sfida la sta affrontando con estrema professionalità e coraggio. Grazie al suo incessante contributo, al suo mettersi in gioco e in prima linea  Nicola, cosi come tutto il personale sanitario, è uno degli eroi innominati e silenziosi del nostro paese.

Cogliamo l’occasione per ringraziare e fare i migliori auguri a Nicola e a tutti gli infermieri, medici e personale sanitario in Italia che in casi di emergenza come questa e non solo, coraggiosamente si fanno sempre trovare pronti ed in prima linea per aiutare il prossimo, esponendosi anche a numerosi rischi.

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Se vuoi raccontare anche tu la tua storia di meridionale fuori sede lontano dagli affetti in piena emergenza da Covid-19, scrivi una mail con oggetto #RestoACasaSu a labussola2019@gmail.com oppure contattaci su La Bussola TV

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Tags : BergamoInfermieriQuarantena

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