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Cultura

Passeggiare tra i borghi: ecco 5 imperdibili mete in Campania

Veduta dall'alto, Vietri sul Mare. Photo credits: Wikimedia Commons. Autore: Anila amataj.

La Campania è ricca di borghi storici incantevoli e suggestivi, sparsi sull’intero territorio. Eccone cinque che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire!

La Campania è una regione ricca di borghi storici, caratteristici di un passato che ha ancora tanto da raccontare. Un passato che si rivela a ogni passo tra viuzze in ciottolato e vicoli medievali, pur conservando ancora oggi un alone di mistero. Luoghi affascinanti, questi borghi, dove la storia si può toccare con mano attraverso le sue testimonianze. Dove, in un certo senso, sembra che il tempo scorra più lento, con le botteghe artigiane a ricordare ai turisti l’atmosfera di un tempo lontano.

Tra i tanti borghi caratteristici della Campania, ce ne sono alcuni che sarebbe davvero un peccato perdere. Dunque, partiamo alla scoperta di cinque borghi campani irrinunciabili, di quelli che dovrebbero essere sulla to-visit list di tutti.

  1. Vietri sul Mare (SA)

Partiamo da uno dei gioielli della regione Campania e dell’Italia intera: la costiera amalfitana. Premesso che ogni borgo della costiera meriterebbe di essere visitato almeno una volta nella vita, vi parliamo qui di Vietri sul Mare.

Famosissimo per le sue ceramiche artistiche artigianali, prodotte in questo borgo a partire dal diciassettesimo secolo, Vietri sul Mare viene considerato “la porta della costiera amalfitana”, punto di incontro tra la città di Salerno e i restanti borghi costieri. Irrinunciabile un giro lungo i due belvedere che si affacciano sulla porzione di mare con il quale ha inizio il tratto costiero più famoso della regione.

Iconica è la cupola in maiolica della Chiesa di San Giovanni Battista, dai colori vivaci: un giallo e un blu vividi, che risaltano e contrastano con il mare sullo sfondo, rendendo gli scorci di Vietri sul Mare inconfondibili (foto di copertina). L’edificio che occupava l’area della chiesa risale al decimo secolo, ma fu poi distrutto dagli attacchi saraceni. La chiesa come la vediamo oggi fu costruita nel diciassettesimo secolo, con un campanile progettato da Matteo Vitale.

Il centro storico è costellato da caratteristiche botteghe artigianali in cui si possono ammirare le raffinate e preziose ceramiche vietresi, riconosciute come patrimonio mondiale dall’UNESCO. Sullo sfondo delle stradine del centro risaltano le vivaci maioliche, così tipiche del luogo che le troviamo persino incastonate tra i vicoletti storici. A proposito di ceramiche, se si è a Vietri si può visitare anche il Museo della Ceramica.

La Marina

Ma Vietri non è solo ceramica e storia. Specialmente in estate, si può scendere in spiaggia e fare un tuffo nella splendida cornice della costiera amalfitana. Per questo, ci si può recare a Marina di Vietri, dove è possibile trovare fazzoletti di spiaggia libera intervallati dagli stabilimenti balneari, e tanti locali e bar presso i quali si può sostare per godersi – perché no? – un buon aperitivo al tramonto con vista sul mare. Ma ci si può avventurare anche a Marina di Albori, angolo di paradiso mozzafiato facente parte della frazione di Albori, che si può definire come un vero ‘borgo nel borgo’.

  1. Sant’Agata de’ Goti (BN)

Conosciuta come “la perla del Sannio”, Sant’Agata de’ Goti è una città divisa in due. Mentre l’area più recente ha i tratti di una città moderna, la parte storica risale al tempo dei romani, sebbene, soprattutto sull’assetto urbanistico, sia particolarmente evidente l’influenza dei Normanni. Sorgendo su roccia di tufo, Sant’Agata dà l’impressione di essere una fortezza sospesa nel vuoto, circondata da un’aura di mistero. La sua conformazione, insieme alle stradine medievali, ai vicoli e alle tante chiese rendono Sant’Agata de’ Goti uno dei borghi più suggestivi della Campania.

Sant’Agata de’ Goti, panorama notturno. Photo credits: Fabrizio Grossi.

Tra i monumenti imperdibili di questo borgo sannita si annoverano sicuramente il castello, di origine longobarda, e il Duomo dedicato all’Assunta. Costruito sui resti di un antico tempio pagano, l’edificio originale del Duomo risale al 970 d.C., sebbene si siano susseguite diverse ristrutturazioni nel corso dei secoli.

Altra tappa interessante è la Chiesa dell’Annunziata, un edificio di epoca medievale che presenta anche affreschi del quattrocento e marmi del cinquecento. Un’incantevole commistione di epoche, insomma. Da inserire nella lista dei luoghi da visitare anche il palazzo vescovile, risalente al diciottesimo secolo e legato alla figura di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo di Sant’Agata de’ Goti dal 1762 al 1775.

  1. Castellabate (SA)

Qui non si muore”, disse Gioacchino Murat riferendosi alla purezza dell’aria di Castellabate. Lo ricorda da circa due secoli una targa esposta tra i vicoli del borgo cilentano, reso sicuramente più celebre ai più grazie anche al film “Benvenuti al Sud” (2010).

Dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, Castellabate è uno di quei borghi da non perdere, con il suo concentrato di storia e di bellezze naturali. Il nome del luogo deriva dall’antico borgo dal quale si è sviluppato, ovvero Castrum Abbatis, Castello dell’Abate. L’abate in questione era Costabile Gentilcore, il quale cominciò la costruzione della fortezza nel 1123 per difendere l’area dai saraceni.

Oltre al Castello, che oggi è utilizzato sopratutto per iniziative culturali, imperdibili a Castellabate sono le torri di avvistamento e il centro storico medievale. Quest’ultimo, in particolare, è caratterizzato da stradine, vicoli, salite, scalinate e archi che si intrecciano e creano degli scorci davvero incantevoli. Non lontano dal castello si incontrano anche la Basilica di Santa Maria Giulia, con la sua struttura cinquecentesca e un campanile diviso in quattro livelli, e la piccola Chiesa del Rosario, che conserva al proprio interno un altare policromo in marmo del settecento.

Il panorama che si osserva dal belvedere di San Costabile con vista sulla costa è da togliere il fiato. Al di sotto del borgo più ‘montano’ si snodano le frazioni costiere di Castellabate, come Santa Maria e San Marco. Tra le spiagge più famose, quella del Pozzillo e della Grotta, mentre un altro luogo da non perdere è il pittoresco porticciolo di Santa Maria.

  1. Procida, la Corricella (NA)

La Corricella a Procida è un caleidoscopio di colori che si affaccia su un mare cristallino, nel pieno del Golfo di Napoli. Immagine tra le più rappresentative dell’intera isola, quest’area è un piccolissimo borgo marinaro, con case pittoresche, barche ormeggiate al porticciolo, l’odore di salsedine e l’animato vocio che viene dai vicoli.

Procida, Corricella.

In verità, l’isola di Procida è in sé un gioiello da scoprire. Ne è stata affascinata anche la scrittrice Elsa Morante che descrive così l’isola:

“[…] la mia isola ha straducce solitarie chiuse fra i muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali. Ha varie spiagge dalla sabbia chiara e delicata, e altre rive più piccole, coperte di ciottoli e conchiglie, e nascoste tra le grandi scogliere.”

L’Isola di Arturo (1957)

Le stradine piene di edifici variopinti conferiscono all’isola una carattere pittoresco, mentre Terra Murata è la zona di Procida nella quale si respira maggiormente l’eredità di un passato che non sembra così lontano. Il tutto caratterizzato dalla bellezza di una vista mozzafiato, sulla costa frastagliata e selvaggia. E poi Palazzo d’Avalos, di origine spagnola, costruito nel sedicesimo secolo e diventato residenza di caccia del Re con l’arrivo dei Borbone.

Questi sono soltanto alcuni dei simboli di un’isola che, pur essendo la più piccola dell’arcipelago napoletano, è piena di segreti da scoprire. L’impressione che si ha quando si cammina per le stradine di Procida è quella di essere ben lontani dagli affanni della vita frenetica di città. Eppure ci troviamo soltanto a una ventina di minuti di aliscafo da Napoli.

  1. Casertavecchia (CE)

Localizzato a soli dieci chilometri dall’omonimo capoluogo, alle pendici dei monti Tifatini, Casertavecchia è un borgo medievale da non perdere per gli amanti della storia e della cultura. Passeggiare tra i vicoli di questo borgo vuol dire essere catapultati in un’epoca passata, che è ancora vivida, però, tra le strade acciottolate del centro storico, nelle botteghe artigiane, nell’aria che si respira. Insomma, Casertavecchia è fascino e mistero del suo passato. Gli edifici, d’impronta tipicamente medievale, si affacciano direttamente su stradine in basolato e ciottoli. Tra i simboli del borgo “lo spiritello di Casertavecchia”, un mazzamurello che ne combina di tutti i colori, ma che può portare anche tanta fortuna!

Caserta Vecchia, vicolo. Photo credits: Fabrizio Grossi.

Questo incantevole borgo medievale risale probabilmente al nono secolo, con i primi segni della formazione di un nucleo urbano rintracciabili nell’861 d.C. Tuttavia, raggiunge lo splendore con la dominazione normanna. Ed è proprio alla dominazione normanna che si deve la costruzione del Duomo, la cattedrale di San Michele Arcangelo, tra il 1113 e il 1153. La cattedrale è ora espressione di vari stili architettonici, ma conserva la propria base originaria medievale. Realizzata esternamente in tufo, la cattedrale è strutturata in tre navate. Vicino al duomo, il campanile, alto 32 metri e terminato dal vescovo Andrea nel 1234 al tempo di Federico II, sovrasta dall’alto l’intero borgo.

Se si ha in programma una visita a Casertavecchia, tra le imperdibili mete vi è sicuramente la Torre dei Falchi, vero e proprio simbolo del borgo. Alta circa 30 metri, è la seconda torre più alta d’Europa dopo Aigues-Mortes (Provenza, Francia). Evocativi anche i ruderi del castello che trasmettono tutto il fascino del luogo che fu attraverso i secoli. Ideato in origine dai conti di Capua, il castello fu probabilmente fortificato dai Normanni e dagli Svevi. Tappa interessante è anche la Chiesa dell’Annunziata, in stile gotico, realizzata nella prima metà del quattordicesimo secolo.

Foto di copertina: Wikimedia Commons.

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Tags : Borghicampaniastoria
Anna Gallo

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