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Cultura

Dante, bussola del presente: le 5 terzine più belle (e non scontate) della Commedia

In onore del Dantedì, la nostra rubrica prosegue con un viaggio nella Commedia attraverso le 5 terzine dantesche più belle, ma forse meno conosciute.

25 marzo 2021. Una data speciale per tutti gli appassionati di poesia e letteratura, ma anche un giorno speciale per tutti noi in quanto italiani. In questo particolarissimo anno dantesco, a 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, oggi è un giorno ancor più memorabile: è il Dantedì. Come nasce questa ricorrenza?

L’anno scorso, il presidente onorario dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini e il giornalista Paolo di Stefano hanno portato avanti la richiesta di istituire una giornata dedicata al poeta che è alla base della nostra lingua e della nostra cultura di italiani. Il Consiglio dei Ministri ha approvato poi tale richiesta, scegliendo come data del Dantedì il 25 marzo.

Per alcuni studiosi l’inizio del viaggio dantesco della Divina Commedia si colloca l’8 aprile, ovvero il venerdì Santo del 1300. Per altri dantisti, invece, il viaggio iniziò proprio il 25 marzo.

Temp’era dal principio del mattino, e ‘l sol montava ‘n su con quelle stelle ch’eran con lui quando l’amor divino mosse di prima quelle cose belle” (Inferno I, vv. 37 – 39).

Le stelle a cui fa riferimento Dante in questi versi sono quelle che compongono la costellazione dell’ariete. Secondo la tradizione cristiana, Dio iniziò la creazione proprio nel segno dell’ariete, periodo dell’anno in cui inizia la primavera e la natura rinasce. Nel 1300, anno in cui è ambientato il viaggio dantesco, tale condizione astronomica si verificò proprio il 25 marzo.

E allora insieme a Dante, riprendiamo anche noi il suo viaggio attraverso le 5 terzine più belle della Divina Commedia.

 Le 5 terzine dantesche più belle (ma meno ricordate)

Nel mezzo del cammin di nostra vita”. “L’amor che move il sole e le altre stelle”. Primo e ultimo verso della Commedia: memorabili. Così come lo sono tanti altri versi (come quelli pronunciati da Ulisse o da Francesca da Rimini nell’Inferno), diventati anche quasi proverbiali. Questo però sarà argomento di un numero successivo della rubrica.

Oltre i meravigliosi versi più noti al vasto pubblico, nel poema dantesco ce ne sono altrettanti forse meno ricordati. Ecco quindi le 5 terzine dantesche più belle e “non scontate”.

1) Cred’io ch’ei credette ch’io credesse // che tante voci uscisser tra quei bronchi // da gente che per noi si nascondesse. (Inferno XIII, vv. 25 – 27)

Non si può non iniziare dall’Inferno. La cantica più studiata, sin da quando si è tra i banchi di scuola. La terzina scelta per iniziare a ripercorrere un po’ il viaggio dantesco fa parte del XIII canto, quando Dante si trova nella selva dei suicidi. Essi hanno svilito a tal punto la loro vita che la giustizia divina li ha trasformati in sterpi, divenendo così dei vegetali. È uno degli emblemi del contrappasso. La terzina scelta inizia con uno straordinario gioco di parole tipicamente dantesco e anticipa l’incontro tra Dante e Pier delle Vigne. Egli fu poeta e funzionario della corte di Federico II, la cui storia emoziona ancora dopo secoli di distanza (così come quella di altri dannati, ancor più rinomati, come Paolo e Francesca).

2) Ivi con segni e parole ornate // Isifile ingannò, la giovinetta // che prima avea tutte l’altre ingannate. (Inferno XVIII, vv. 91 – 93)

Una terzina che potrebbe bastare come esempio per definire la Poesia, con la “p” maiuscola. Dante infatti è nella seconda bolgia e ha appena incontrato Giasone, punito come adulatore. Il peccato dell’eroe greco contraddistingue un po’ i traditori di tutti i tempi, non solo quelli del passato. Eppure Dante descrive un peccato così comune con somma maestrìa: gli adulatori riescono infatti ad ingannare “con segni e parole ornate”.

3) E l’ombra, tutta in sé romita, // surse ver’ lui del loco ove pria stava, // dicendo: «O Mantoano, io son Sordello // de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava. (Purgatorio VI, vv. 72-75)

Siamo nel Purgatorio, forse la cantica più sottovalutata. Prima di sfociare nella riflessione politica tipica dei sesti canti, in questa terzina Dante descrive l’abbraccio tra i concittadini Sordello e Virgilio. I due sono vissuti in epoche diverse, pertanto non si sono mai conosciuti. Eppure basta riconoscersi come concittadini per lasciarsi andare in un profondo abbraccio. Un gesto che, anche se frutto della fantasia dantesca, ha tanto da insegnarci.

4) Men che dramma // di sangue m’è rimaso che non tremi: // conosco i segni de l’antica fiamma. (Purgatorio XXX, vv. 46 – 48)

Nella commovente scena in cui avviene la sparizione di Virgilio, i versi citati sono le ultime parole che Dante rivolge alla sua guida. Il poeta riconosce i segni dell’antica fiamma dell’amore che lo legava a Beatrice. Egli avverte il tremolìo di ogni goccia del suo sangue. In effetti, leggendo il XXX canto del Purgatorio, è facile per ognuno immedesimarsi nell’emozione di Dante. Un’emozione contrastante, ma viva, “divisa” tra la sparizione di Virgilio e l’arrivo di Beatrice.

5) Nel suo profondo vidi che s’interna, // legato con amore in un volume, // ciò che per l’universo si squaderna. (Paradiso XXXIII, vv. 85-87)

Siamo nell’ultimo canto del Paradiso, quando il tema dell’ineffabile è più presente che mai (A l’alta fantasia qui mancò possa). Dante infatti nell’ultima cantica del poema spesso si trova inadeguato a raccontare ciò che lo circonda, ma soprattutto la visione di Dio. Tra le varie visioni, il poeta scorge un volume nel quale è racchiuso con amore tutto ciò che si squaderna nell’universo. Parafrasare il verso sarebbe inutile, la potenza del neologismo “squadernarsi” andrebbe perduta.

Gli eventi per il Dantedì

Moltissimi sono gli eventi che il Ministero della Cultura e molti atenei italiani (e non!) hanno organizzato per il Dantedì. Per non parlare poi delle attività didattiche iniziate nelle scuole per approfondire la Divina Commedia. Attraverso un post del profilo instragram @ioedante, ve ne segnaliamo alcuni:

 

Particolarmente degno di nota è il progetto dell’Università Federico II. I membri dell’Illuminated Dante Project hanno infatti preparato sette brevi narrazioni per descrivere ogni giorno del viaggio dantesco.

Anche la programmazione della RAI, con il commento alla Commedia di Roberto Benigni, si inserisce a pieno nelle celebrazioni del Dantedì. Insomma, oggi possiamo tutti cogliere l’occasione di rispolverare qualche verso dantesco. Possiamo tornare a viaggiare grazie a Dante e al suo poema, nel quale è racchiusa la nostra storia di italiani, ma anche la storia di ognuno di noi.

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Tags : #25marzoDantedante700Dantedì
Sabrina Corbo

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