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Politica

ELEZIONI AMMINISTATIVE: LA GESTIONE DE MAGISTRIS

Il 2021 sarà l’anno delle elezioni amministrative a Napoli: i cittadini Partenopei saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco, che non avrà il volto di Luigi DeMagistris.

Il primo cittadino che ha amministrato la città per quasi 10 anni non si potrà più ricandidare, ma ove avesse potuto, probabilmente non avrebbe ottenuto la fiducia degli abitanti napoletani, soprattutto alla luce della discontinua gestione della pandemia di Covid-19 nella città Partenopea.

Napoli cade a pezzi, la Galleria Vittoria chiusa e in parte anche quella Laziale, lungomare dissestato e poco controllo degli assembramenti nei punti nevralgici della città.

Però, la preoccupazione primaria di De Magistris sembra essere la campagna elettorale in Calabria. Dopo aver nominato come suo successore Alessandra Clemente e come vicesindaco Carmine Piscopo, ha incominciato a dedicarsi interamente al suo progetto in terra calabrese.

 

L’incapacità di gestione della Giunta uscente durante questo terribile anno di pandemia non è motivo di stupore per nessuno, in quanto il progetto politico amministrativo ipotizzato per la città di Napoli già da tempo si è rivelato inconcludente. Dopo il lungomare liberato e il faticoso risanamento di Via Marina, la programmazione di una serie di interventi strutturali e di propositi di sviluppo non si è mai concretizzata.

 

Affinché si voglia compiere un’analisi sull’attività amministrativa compiuta durante il lungo periodo è necessario operare una valutazione sia dal punto di vista quantitativo, che qualitativo.

È indubbio che governare una città caotica come Napoli sia difficile soprattutto per il grave problema sociale e per la densità demografica dell’area cittadina. Ciò, però, non deve essere e non può essere una attenuante per esimersi dalle proprie responsabilità, anzi. Doveva essere un monito per fare di più, per creare un vero progetto con il fine di migliorare la vivibilità della città.

Trasporto pubblico, pianificazione urbana con particolare attenzione al verde pubblico, creazione di opportunità di lavoro e potenziamento dell’istituzioni per i minori. Ciò non è avvenuto, nonostante la chance di portare avanti un prospetto nel lungo periodo.

Napoli si conferma alle ultime posizioni, secondo la fondazione Openpolis, per asili nido, parametro fondamentale per analizzare la qualità di vita di un determinato territorio. A seguire, il verde pubblico della città giace nel dimenticatoio da anni, ad eccezion fatta per il Bosco di Capodimonte che è stato recuperato dal direttore Sylvain Bellenger.

Partendo dalla Villa Floridiana, i cui lavori non sono mai iniziati con il conseguente perdurante status di degrado, lasciando ai cittadini l’ardua scelta di accontentarsi di quello che la città stenta ad offrire.

Tale logica dell’accontentarsi vale anche per il Parco Virgiliano e la Villa Comunale: tra i posti più belli del centro cittadino – se non i più belli – completamente abbandonati. L’unica cosa che resta è la bellezza naturale del paesaggio, mentre la cura del verde, la pulizia, gli appositi bidoni per la raccolta differenziata restano idee legate alla fantasia della mente umana.

Diversamente, ci sono quartieri che non possono usufruire di nessuno spazio verde pubblico come il Rione Luzzatti, da decenni abbandonato nel suo stato di degrado, come il Parco San Gennaro alla Sanità, attualmente inagibile.

Spazi pubblici mai concretamente realizzati, come il Parco dello Sport a Bagnoli. Un quartiere martoriato e illuso dai numerosi progetti, mai concretizzatesi. Un immenso spazio che potrebbe essere scenario di eventi, manifestazioni e soprattutto potrebbe essere il luogo dei cittadini e per i cittadini, ma che invece è paradigma dell’immobilismo e dell’inerzia della classe politica governativa attuale.

Come una immagine sbiadita nel tempo che si guarda da lontano con malinconia, senza la volontà di volerne scattare un’altra, nonostante sia posizionata nella migliore vetrina.

 

Tra i resti dell’ex Italsider e l’indifferenza, i cittadini si accontentano di quello che c’è, della metropolitana che non sempre passa, di anticiparsi un’ora per attendere un autobus, di ritagliarsi un piccolo spazio in un prato che sa di terra.

Si vive aggrappandosi a quello che c’è, adattandosi alle mancanze, abituando gli occhi e la mente ad uno stile di vita sbagliato, ma che sembra essere congenito in questa città.

Anche la bellezza e la storia sono state messe in ombra dalla incapacità di gestione della amministrazione De Magistris.

Ora Napoli necessita di un cambio di rotta, vero e decisivo.

 

 

 

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Giulia Compagnone

The author Giulia Compagnone