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Scuola e dintorni

Scuola sì, scuola no: in Campania si chiude l’era della Dad

Le scuole riapriranno a giorni: il consiglio dei ministri ha approvato, a quanto si apprende, il decreto contenente le nuove misure anti-Covid. Il provvedimento entrerà in vigore il 7 aprile e resterà valido fino alla fine del mese.

Cosa cambia per la scuola? Il provvedimento dispone che dal 7 al 30 aprile 2021 sia assicurato, sull’intero territorio nazionale, lo svolgimento in presenza dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, nonché dell’attività didattica del primo ciclo di istruzione e del primo anno della scuola secondaria di primo grado.

Il 7 aprile quindi è prevista la riapertura anche in Campania, dopo che nell’ultimo anno scolastico sono rimaste aperte solo per 37 giorni: un record negativo non sono italiano, ma europeo.

Emerge però un’ipotesi accreditata che fra le novità previste dal nuovo decreto ci sarebbe quella che vieterebbe ai Governatori di chiudere le scuole fino alla prima classe di scuola secondaria di primo grado. Con queste norma, a prescindere quindi dalla fascia di colore in cui la loro Regione sarà inserita, di volta in volta, in base ai dati dell’epidemia, i presidenti di Regione saranno vincolati e non potranno disporre la Dad almeno fino alla prima media.

Duro colpo questo per il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, che si troverebbe costretto a fare un passo indietro e a sconfessare le decisioni finora adottate che imponevano la Dad anche ai più piccoli.

Ricordiamo che la decisione presa da De Luca il 1° marzo sulla chiusura delle scuole del territorio di ogni ordine e grado aveva riscosso proteste e ricorsi continui al TAR dai genitori “no Dad” e non solo. Due giorni di “disconnessione” dalla didattica a distanza: questa la forma di protesta lanciata dai genitori disperati contro la decisione del presidente della regione Campania.

In questo modo, dunque, il premier Mario Draghi decide di mettere un blocco alle decisioni dei governatori che, spesso, si sono allontanati dalle linee del governo proprio sull’argomento scuola.

Tra questi come già accennato spicca Vincenzo De luca che, in più occasioni, ha firmato ordinanze più stringenti rispetto ai decreti del governo. Basti pensare che la scuola in Campania ha riaperto solo successivamente ad un ricorso al Tar Campania accolto dai giudici e che lo stesso governatore ha predisposto il ritorno alla Dad a marzo per tutti gli studenti ben prima che la regione finisse in zona rossa.

Tanti, troppi sono i docenti e i bambini che quel venerdì 26 febbraio hanno lasciato la propria aula e i propri banchetti con la convinzione di ritornarci il lunedì. Ai docenti, ai bambini, ai genitori è stato detto di fare la dad ed è stata fatta, è stato detto di rientrare in aula distanziati con mascherine e dispositivi vari ed è stato fatto; le maestre hanno guardato i loro alunni attraverso un monitor, poi a distanza con le mascherine, igienizzando ogni angolo della cattedra, delle sedie, della lavagna…hanno fatto di tutto ma non è bastato a scongiurare la chiusura.

In Campania più di tutti abbiamo pagato non andando a scuola, come se il Covid ci fosse solo qui. Chiusure, dad, riapertura, ricorsi al TAR: un cerchio che non si chiude mai.

Sono tante le speranze in questi giorni dei genitori, degli alunni e delle insegnanti che sperano fiduciosi in una riapertura definitiva in vista anche della conclusione dell’anno scolastico e della somministrazione delle prove Invalsi previste per il mese di Aprile.

“Non voglio giudicare, voglio solo tornare in presenza ed in sicurezza quanto prima. Voglio che i miei alunni non abbiano nulla in meno rispetto agli altri alunni italiani”: queste sono le parole di una docente di Arzano a cui fanno da coro tante altre voci dimenticate.

“Un mese fa la scuola era pericolosa in zona rossa– ricorda un genitore- adesso in zona rossa aprono le scuole e va tutto bene. Io non vedo la coerenza. A sto punto non dovevano neanche chiuderle visto che hanno fatto perdere ai bambini un mese di scuola. Ci stanno manipolando come vogliono!”

I tempi in cui si fingeva di avere la febbre per non andare a scuola sembrano quindi ormai lontani, i bambini e i ragazzi oggi vogliono tornare tra i banchi. Alcuni bambini della scuola primaria, accompagnati dai loro genitori, hanno cercato di protestare in modo simbolico con dei disegni contro il mantenimento della didattica a distanza. Per i genitori questa decisione, ricordiamolo, ha comportato un grave danno ai più piccoli che hanno bisogno, al di là della didattica, di socializzare con i loro coetanei dopo aver imparato a rispettare rigidamente le regole.

Per quanto riguarda la scuola, ribadiamo, il decreto riporterà in classe in zona rossa gli studenti fino alla prima media. Si dovrebbe confermare nelle aree arancioni la presenza fino alla terza media e la Didattica a distanza al 50 per cento (massimo 75 per cento) per le superiori. Consentite le attività in presenza per i laboratori e per gli studenti con disabilità.