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La ripresa della didattica in presenza è solo uno specchio per le allodole?

Come promesso, il Governo Draghi ha predisposto l’apertura delle scuole e la ripresa delle attività in presenza. Già all’inizio della settimana corrente, sono stati molti gli alunni ad essere tornati nelle aule, ma purtroppo ci sono ancora troppi nodi da sciogliere. Ma, soprattutto in Campania, ironicamente, in queste condizioni, era meglio rimanere in DAD.

Esattamente, perché le lezioni in presenza stanno creando ulteriori problemi e sono caratterizzate da molte ore totalmente vuote. In molte scuole del napoletano, troppi sono i professori che non possono riprendere l’attività in presenza a causa della certificata fragilità. A presiedere nelle classi, nelle ore scoperte, è chiamato il personale ATA. Una ripresa che, di fatto, non ha per nulla i caratteri di una ripresa.

Oltre a ciò, per garantire le attività in presenza gli istituti stanno attuando la stessa strategia usata a inizio anno, dividendo in due la classe: una parte in DAD, l’altra in presenza. A causa della suddivisione, tuttavia, gli studenti in DAD finiscono col lavorare ancora meno che in precedenza, contribuendo ad allargare quella voragine ormai troppo grande nella loro formazione.

Altro elemento di difficoltà è rappresentato dalla possibilità, per gli studenti, di richiedere la fruizione delle lezioni soltanto in DAD, onde evitare il rischio di contagio e nei casi di fragilità in famiglia. Insomma, un ulteriore frammentazione che danneggia ancor di più il percorso di apprendimento di classi intere.

In tutto questo, i problemi causati dal trasporto pubblico sono rimasti irrisolti. Ci si chiede se fosse davvero necessario, soprattutto considerando che si tratta dell’ultimo mese di scuola, riprendere le attività in presenza in modo così goffo. Alla fine, gli studenti si ritrovano con più danni che benefici, con un Governo che sembra perdersi in un bicchiere d’acqua.

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