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Cultura

Giornata mondiale della libertà di stampa: il privilegio dei morti

“Con i giornali, a volte c’è disordine; senza di loro, c’è sempre schiavitù”

(Benjamin Constant)

Oggi si celebra in tutto il mondo il “World Press Freedom Day”: la giornata dedicata alla libertà di stampa istituita dall’Unesco nel 1993. Nonostante l’impegno internazionale e la campagna di sensibilizzazione, ogni anno esistono sempre nuovi casi di censura e di giornalisti che pagano con la vita le loro opinioni.

Ripercorriamo la tematica della libertà di stampa per riflettere su quanto ancora, in molte parti del mondo, non siano stati fatti passi in avanti per la tutela dei giornalisti.

Quando parliamo di libertà di stampa, di pensiero, di oppressione, di ribellioni, non possiamo non pensare al libro “La fattoria degli animali” di George Orwell: un libro apparentemente semplice, ma che nasconde una reta di significati complessi, allegorie pungenti sul sistema politico. Un libro che ci insegna l’autonomia di pensiero, il concetto di ribellione. Non a caso venne pubblicato in una data chiave come il 1945. Qui i personaggi e gli eventi della Fattoria degli animali rappresentano le persone e gli eventi reali della rivoluzione russa e le sue conseguenze. Orwell scrisse La fattoria degli animali perché voleva raccontare la vera storia della rivoluzione, in un modo che chiunque potesse capire, anche se non conosceva tutti i dettagli storici.

Passiamo dal 1945 al 2021: dove a distanza di 24 ore, due monologhi televisivi hanno sollevato polemiche e discussioni, facendo interrogare l’opinione pubblica e i social su concetti come “libertà di stampa e di espressione”, politicamente corretto, censura, corretto uso delle parole. Temi cruciali come tolleranza e diversità sono stati toccati prima dal duo comico “Pio e Amedeo” durante la trasmissione “Felicissima sera” in onda venerdì sera su Canale 5 e poi dal cantante Fedez nel corso del Concerto del primo Maggio andato in onda su Raitre sabato sera. Ripercorriamo i loro interventi e vi poniamo come spunto di riflessione le parole di Mark Twain contenute nel libro “Libertà di stampa”.

Il duo comico Pio e Amedeo hanno voluto dire a milioni di spettatori che la civiltà non sta nelle parole, ma nella testa delle persone, nelle intenzioni con cui si esprimono certe parole.

Il dibattito si è immediatamente scatenato su Twitter e sui social, e molti commenti da parte del mondo Lgbt hanno criticato l’esibizione dei due comici, accusati di non aver capito la profondità del problema, di aver mancato di sensibilità e aver dimostrato poca conoscenza del problema. Secondo molti, infatti, i due comici non hanno considerato che dalle parole spesso si parte per arrivare ai fatti, alle violenze fisiche e mentali.

Nel Concerto del Primo Maggio invece, il cantante Fedez nel suo monologo in diretta televisiva su Raitre si è schierato a favore del DDL Zan, facendo anche nomi e cognomi di quei politici che si sono schierati contro. Un monologo che era stato sottoposto a censura preventiva dalla direzione di Rai Tre, perché non è conveniente fare i nomi e i cognomi dei politici che, in Parlamento, stanno osteggiando quella proposta di legge.

Questi due interventi a distanza di poco tempo ci devono far riflettere su cosa è la libertà di espressione oggi. A tal proposito ci viene in aiuto il libro di Mark Twain “Libertà di Stampa”.

Non si tratta di un romanzo, ma di una raccolta di riflessioni nella quale Twain osa raccontare cosa accade veramente quando si crede nella libertà di stampa. Il libro si apre al lettore con una riflessione, intitolata “Il privilegio dei morti: sulla libertà d’espressione”. Con il testo d’apertura è già chiara la sua posizione: solo i morti hanno vera libertà di espressione. Non c’è opinione pubblica che possa arrecare danno a un morto, non c’è famiglia che possa subire ripercussioni:

A volte sopprimiamo un’opinione per ragioni che ci fanno onore, non conta, ma più spesso lo facciamo perché non possiamo sostenere l’amaro costo di dichiararla. […] Il risultato naturale di questa condizione è che, consciamente, o inconsciamente, prestiamo più attenzione ad accordare le nostre opinioni con quelle del nostro vicino e a mantenere la sua approvazione, piuttosto che a esaminarle con scrupolo per vedere se siano giuste e fondate.

 

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