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Cultura

Dante, bussola del presente: 5 motivi che legano Dante a Napoli

L’ultimo appuntamento della nostra rubrica mensile Dante bussola del presente non poteva che incentrarsi sul rapporto tra il sommo poeta e il capoluogo della nostra Campania. Qual è quindi il rapporto tra Dante e Napoli?

Dante e Napoli. Probabilmente il primo pensiero ci porterebbe alle “porte” del centro storico, nella famosa piazza Dante, una delle più importanti piazze della città. Inoltre, non lontano da essa c’è anche la stazione della metropolitana Università, sulle cui scale è possibile ammirare i volti di Dante e Beatrice. Si tratta di un omaggio che il designer Rashid ha voluto fare al padre della letteratura italiana, nel contesto del progetto MetroArt.

E Dante a Napoli? Il poeta ha mai visitato il capoluogo campano? Il novelliere e cronista Giovanni Sercambi racconta in una sua novella della visita di Dante a Napoli, presso la corte del re Roberto d’Angiò. Sono gli anni in cui il poeta è esiliato da Firenze e oltre il racconto di Sercambi non ci sono prove che collochino Dante nell’angioino regno di Napoli.

Numerose sono le ipotesi possibili, ma prescindendo da esse ci sono comunque ben 5 motivi che legano Dante a Napoli. 5 motivi che vanno oltre una “banale” visita dantesca nella città e che oltrepassano anche i sette secoli, che ci separano dalla morte del sommo poeta.

I 5 motivi che legano Dante a Napoli

  1. Le rappresentazioni teatrali del “Tappeto Volante”.

Più che essere un legame tra Dante e Napoli, è un legame tra il poeta e la Campania. Il Tappeto Volante è infatti il marchio esclusivo ed operativo della I mercanti d’arte srl di Laura Alfano. Il marchio nasce a Scafati (SA) nel 1991. L’idea è quella di sviluppare produzioni artistiche, culturali e teatrali, volte soprattutto alla valorizzazione delle bellezze archeologiche, paesaggistiche, monumentali e naturalistiche dell’Italia.

Nel corso di questi anni, Tappeto Volante ha prodotto ed organizzato eventi unici, divenuti veri e propri “cult”, visti ed apprezzati da milioni di persone. Tra essi ci sono anche svariate rappresentazioni della Divina Commedia in alcuni luoghi molto caratteristici della Campania (es. l’Inferno nelle Grotte di Castelcivita, il Paradiso nel Castello Arechi di Salerno, il Purgatorio nella Certosa di San Lorenzo a Padula o nel complesso di Santa Chiara a Nola). Per maggiori informazioni e scoprire i prossimi appuntamenti, clicca qui!

  1. Il Museo Divino, nel cuore di Napoli

Non tutti conoscono questo gioiello situato proprio nel cuore del centro storico di Napoli. Si tratta del Museo Divino (per visitare il sito clicca qui). Il particolarissimo museo prende il nome dall’opera in esso esposta, ovvero un piccolo tesoro della miniatura del novecento: la Divina Commedia in gusci di noce di Antonio Maria Esposito.

Sottili gocce di pittura lasciate asciugare per mesi e poi modellate con bisturi, fino ad assumere le forme in movimento del corpo di Dante, di Virgilio e degli altri personaggi del poema. 42 opere in gusci di noce in cui un minuscolo Dante ci trasporta dalla Selva Oscura agli inferi, e poi dalle pendici della montagna del Purgatorio fin su nei cieli del Paradiso.

Tra le opere esposte del Museo Divino troviamo anche minuscoli presepi realizzati in gusci di noce. Purtroppo ora il sito è chiuso per problemi tecnici, ma riaprirà entro la fine dell’estate.

  1. Il tipografo napoletano con il sogno di ristampare la Commedia

Chi è che durante il primo lockdown non ha realizzato qualcosa di nuovo oppure non ha realizzato un sogno, chiuso nel cassetto da tanto? Ecco, è questo il caso del tipografo napoletano Carmine Cervone. Da piccolo aveva un sogno: stampare la Divina Commedia, su carta pregiata, utilizzando macchinari che oggi è quasi impossibile trovare ancora all’opera. In occasione di quest’anno tutto dantesco, Carmine ha deciso di realizzare quel progetto. Ecco cosa ha dichiarato:

«Napoli per me è un po’ inferno, purgatorio e paradiso insieme. (…) Ho iniziato scrivendo una ventina di versi, come se Dante fosse passato di qua. Ho immaginato come se mi avesse lasciato il manoscritto e mi avesse detto “proviamoci”. (…) So che è una decisione ambiziosa. Mi piacerebbe realizzare un volume unico, con delle immagini, non con delle semplici lettere. Io infatti penso che un libro sia un’emozione. (…) Non voglio realizzare un museo della tipografia, ma una tipografia museo e credo di essere sulla buona strada».

  1. Il codice Filippino della Biblioteca dei Girolamini

Il manoscritto napoletano è custodito nella Biblioteca dei Girolamini di Napoli, dell’ordine dei Filippini, ed è noto come Codice Filippino. Si tratta di un prezioso codice in pergamena, databile al sesto decennio del secolo XIV. Esso contiene il testo della Divina Commedia di Dante. In occasione delle celebrazioni dantesche di quest’anno, la Biblioteca dei Girolamini illustrerà questo importante testo della tradizione manoscritta della Commedia di Dante attraverso vari approfondimenti.

Il testo della Commedia è impaginato su un’unica colonna e 146 miniature impreziosiscono il codice. Non si sa con precisione in che modo e quando questo codice sia giunto nella Biblioteca. Compare per la prima volta nel catalogo compilato dal filosofo napoletano Giambattista Vico nel 1726, ma ben poco si sa sulla provenienza dei singoli volumi.

  1. Il legame tra Napoli e Virgilio, guida di Dante

Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore, / tu se’ solo colui da cu’ io tolsi / lo bello stilo che m’ha fatto onore (Inferno I, vv. 85 – 87). Una così bella dichiarazione di stima presenta ai lettori della Commedia la guida che accompagnerà Dante per più di metà del suo viaggio ultraterreno. Si tratta di Virgilio, poeta latino nativo di Mantova, ma morto a Napoli.

Molti sono gli aneddoti e le leggende che riguardano il poeta latino e il capoluogo campano. Basti pensare, ad esempio, all’uovo che il mago Virgilio avrebbe nascosto al di sotto dell’isolotto di Megaride, dove sorge appunto Castel dell’Ovo.

Nel canto VI del Purgatorio, Dante e Virgilio incontrano il mantovano Sordello. A tal proposito, il poeta latino si presente iniziando a dire “Mantua…”, interrotto poi dalla gioia di Sordello nell’aver incontrato un concittadino.

Il verso che sta per recitare Virgilio sembra essere il distico elegiaco “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc / Parthenope”. La celebre iscrizione funebre è scritta sulla tomba di Virgilio, ubicata appunto a Napoli, nel Parco Vergiliano a Piedigrotta.

Ripercorrere lo stretto rapporto tra Virgilio e Napoli è senza dubbio un’occasione per onorare il sommo poeta a 700 anni dalla sua morte, proprio attraverso la figura del “suo maestro e suo autore”.

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Tags : Dantedante700napoli
Sabrina Corbo

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