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Imprenditoria fuori dagli schemi industriali: GAY-ODIN impresa contornata di storicità e produttività

La GAY-ODIN spiega la storia di due uomini, due volti: Isidoro e Giuseppe, uno rappresenta l’ispiratore e l’ideatore di questa nota cioccolateria,  l’altro la progressione, l’emancipazione del format, con estro goliardico, che  persegue con intraprendenza la Fabbrica stessa.

Isidoro lascia la sua famiglia , approda a Napoli, nel bar ristorante “Pizzicato”, assaporando il caffè  napoletano, scatta un amore incondizionato, girovagando per la città nei suoi particolarismi, rimase ancorato; inizia il suo percorso come apprendista in laboratorio, sotto i portici della Chiesa di San Francesco di Paola  nella nostra attuale Piazza del Plebiscito, ma lasciò la cioccolateria per le metodiche punitive che adottavano contro gli operai.

Scelse di aprire una sua cioccolateria, in via Chiaia , una florida attività, da un chicco di “cacao” per intenderci all’apertura di varie fabbriche nelle migliori borghesie, anche il marchio stesso esprime non solo un rapporto amorevole e di sacrificio, ma due anime della stessa sostanza: GAY-ODIN, con il cognome della moglie.

Nascono i famosi WAFERS, i primi cioccolatini Km 0 con la scorzetta di arancia, malgrado la famiglia ebbe il suo andamento generazionale con la figlia Elide, con la seconda guerra mondiale ebbe il suo crollo economico, una cessazione relativa dell’attività assorbita dai Castaldi, malgrado il cambio di proprietà dell’azienda, continua adavere sempre un ruolo “dirigenziale” fino ai suoi 93 anni.

Giuseppe Maglietta chiamato anche Titta, vive insieme alla sua famiglia in una bella casa in “Viale Parioli”, dopo la guerra termina a Roma il liceo classico Goffredo Mameli, ebbe alti e bassi a causa di una poliomelite che rallentano il suo percorso di studi.

Continua la sua formazione a Roma, iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza, ma colto in una viaggio a Capo Nord, lo induce non solo al cambiamento ma ad una scelta, di vivere a Napoli, stupito dalla realtà GAY-ODIN, coglie accanto ad Isidoro gli aspetti valoriali dell’azienda, nella sua prassi, facendo risuonare le ingiustizie salariali di quei tempi.

Sposa nel 1969 sposa Marisa del Vecchio , rimase folgorato da questa donna straordinaria dando alla luce: Davide, Sveva, Dimitri, un solo corpo che condividono insieme la stessa passione e sacrificio  aziendale, oltre ai doveri genitoriali, portando la GAY-ODIN  nella sua  Roma nel suo quartiere i “PARIOLI”  in via Stoppani 9, scelse di non industrializzare ma crea persino nuovi cioccolatini come il VESUVIO.

Non solo composti di cioccolato nelle loro forme invitanti, ma anche un linea artigianale di gelati freddi  insieme a suo genero Massimo Schisa, la GAY-ODIN attualmente e lontana dai conformismi e formalismi aziendali di marketing, predilige l’uso della naturalezza del prodotto, il chicco che dal SUD AMERICA  ha consentito non solo di sposare un idea, di mani che profumano di sacrificio, ma di redimere il complesso stesso nei suoi strumenti, vigenti tutt’ora nella nostra generazione.

Il cacao spiegato da Marisa del Vecchio che ci ha ospitati nella sua azienda, mostrandoci il processo di produzione e lavorazione, una donna a favore dell’eco-sostenibilità, spiegando l’importanza di Napoli nelle sue scelte di impresa: Napoli nel 1800 era capitale di Europa (Marisa del Vecchio) da questo si evince che eravamo una fortezza che malgrado gli andazzi storici e monetari fino al lockdown, vige l’etica professionale e di stabilità.