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CronacaPolitica

Crisi energetica: l’Europa reagisce, prezzi del petrolio schizzati alle stelle

Dura la risposta dell’ AIE alla crisi energetica in corso, messe in campo le riserve nazionali. Opec mantiene relazioni con la Russia

di Nicolaos Nicolau

Prezzi alle stelle e contratti strappati, il Belpaese e gli altri 30 membri dell’Agenzia Internazionale dell’energia si preparano al rilascio coordinato di 60 milioni di barili di petrolio dalle proprie riserve nazionali.
La manovra è stata annunciata in questi giorni dal Ministro della Transazione Ecologica Roberto Cingolani.
Il “Meccanismo Tampone” è stato avviato dopo l’operazione promossa dalla IEA in vista dell’onda di crisi energetica causata dalla guerra. Quest’ultimo fu ideato per alleviare le interruzioni a breve termine dell’approvvigionamento di petrolio e ridurre i prezzi durante la crisi del 1974. Attualmente i membri IEA detengono una scorta pari a 1,5 miliardi di barili. L’Italia partecipa con 2,4 milioni, ovvero il 4%della riserva.

La crisi Dell’oro nero è iniziata principalmente alla vigilia delle drastiche sanzioni inflitte alla  Russia a causa del conflitto  in Ucraina. Tra queste sanzioni l’incubo di tutti i trader è stata l’esclusione di molte banche russe dal sistema Swift. Quest’ultimo avrebbe bloccato ogni tipo di importazione ed esportazione all’esterno del paese, terzo produttore al mondo di petrolio .
I primi segni di tale crisi sono i picchi raggiunti durante questa  del greggio, Brent a 100,99 usd a barile e  99,10 per il  Wti texano.

 Crisi energetica – La reazione dell’OPEC

Per quanto concerne il cartello  interazionale gestito dall’OPEC, la situazione rimarrà immutata, senza alcun aumento di produzione. Rifiutate la maggior parte di richieste dell’Occidente, inclusa quella di escludere la partnership con la Russia. Decisiva la chiamata tra il presidente Putin e lo Sceicco di Abu Dhabi. Le riunioni dell’ultima settimana hanno confermato l’aumento di parziale produzione, partendo da Aprile, di 400. 000 barili al giorno. Gli operatori del settore ritengono insufficiente la manovra per bilanciare il deficit creato nel mercato.  Intanto si aprono le prime voragini tra Russia ed i giganti petroliferi come BP e Shell, i quali hanno entrambi annunciato l’abbandono dei propri investimenti nel paese. Il primo detiene circa 1/5 del capitale della russa Rosneft, mentre il secondo controlla il 27% del Progetto gas Sakhalin 2 di Gazprom.

” – Secondo Energy Aspects Consulting, il 70% del greggio russo “fatica a trovare acquirenti”. Parelando al Financial Times,i dirigenti di Energy Aspects hanno anche affermato che l’atteggiamento della maggior parte delle compagnie di navigazione che evitano il noleggio attraverso il Baltico o il Mar Nero, perché non esiste un’assicurazione contro i rischi di guerra, è simile”- da Kahtimerini e Reuters.

Tags : PutinRussiaUsa
Nicolaos Nicolau

The author Nicolaos Nicolau

Studente liceale al Leon Battista Alberti di Napoli.