Intimorito e preoccupato per le sorti della sua famiglia – dopo una serie di videochiamate dal carcere dell’ ex reggente del clan Gionta – il “pentito” Pietro Izzo ha interrotto la sua collaborazione con la giustizia per poi confermare la sua attendibilità circa l’omicidio della mamma coraggio Matilde Sorrentino con una lettera inviata al procuratore di NAPOLI Nicola Gratteri, 11 dicembre 2025.
È quanto è emerso oggi nel secondo processo d’appello, dinnanzi alla Corte di Assise di Appello di NAPOLI sull’omicidio della donna, avvenuto 26 marzo del 2004, uccisa per avere denunciato un presunto giro di pedofilia nel rione Poverelli di Torre Annunziata, in provincia di NAPOLI.
Nei verbali acquisti dalla Corte, Izzo nel corso di una serie di interrogatori, ha fatto nomi e spiegato circostanze in merito all’ omicidio. Poi però, ha spiegato il sostituto procuratore generale Stefania Buda nel corso del suo intervento, decise di non collaborare più con la giustizia.
Nel settembre 2025 il pluripregiudicato riferì alla Direzione Distrettuale Antimafia di NAPOLI di avere subìto pesanti minacce da un altro detenuto: Valentino Gionta (43enne, figlio di Ernesto, fratello del capoclan ergastolano Valentino Gionta senior).
Al secondo processo di secondo grado è imputato il presunto mandante del delitto, il narcotrafficante Francesco Tamarisco, che già è stato condannato in primo grado e in appello all’ergastolo, condanna annullata con rinvio nuovamente a NAPOLI dalla Cassazione.
Anche Tamarisco, ha spiegato Izzo agli inquirenti, era finito nel mirino del clan Gionta. Oggi il sostituto procuratore generale Stefania Buda ha confermato la richiesta di condanna all’ergastolo e l’utilizzabilità delle dichiarazioni di Pietro Izzo il quale ha indicato in Tamarisco il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino.
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