Il gip di Napoli ha ritenuto inverosimile la versione dei fatti fornita dai due uomini indagati (quello che ha sparato e colui che aveva il kalashnikov), è cioè che la rissa – con gli spari e l’esibizione di un’arma da guerra – sia frutto di uno scontro legato alla mal tolleranza in famiglia di Triuolo.
Non solo: il giudice, che ha riconosciuto l’aggravante mafiosa, agli inquirenti, ha chiesto approfondimenti investigativi per fare luce sul reale movente di quanto accaduto nel tardo pomeriggio di lunedì scorso in piazzetta Montesanto, nel centro di Napoli.
“La loro azione (quella di Truiolo e di Iaccarino, ndr) sembra connotata da modalità chiaramente camorristiche, – scrive il gip – se si considera lo sfoggio di armi da fuoco, tra le quali una micidiale arma da guerra, in pieno centro e in pieno giorno, senza minimamente preoccuparsi della possibile reazione che tali azioni avrebbero potuto suscitare da parte dei clan della zona, essendo evidentemente convinti della garanzia della loro ‘impunità'”.
Iaccarino ha riferito di avere casualmente trovato l’AK47 in un terreno, vicino a un albero, una versione “inverosimile” per il giudice come il fatto che in famiglia Truiolo fosse malvisto per la sua personalità esuberante (viaggiava su una moto di grossa cilindrata, fisicamente imponente e con diversi tatuaggi sul corpo).
Truiolo ha poi detto che la pistola usata per sparare in aria era una scacciacani e di averla gettata via quando si è allontanato dalla piazzetta teatro della rissa. Circostanza che, in assenza dell’arma, non è riscontrabile.
Il giudice, infine, ha creduto alla versione di Arianna Rossetti, compagna di Iaccarino, per la quale ha escluso la gravità indiziaria in relazione alla contestazione di avere nascosto la pistola usata da Truiolo: per il giudice l’ha strappata dalle mani del marito il quale si è anche opposto.
La Rossetti, era intenzionata, ha sottolineato il giudice: “a evitare più gravi conseguenze rispetto alla rissa in corso e, in particolare, di evitare che la pistola potesse essere usata”.
“Non ha contribuito all’azione dei due uomini – viene sottolineato dal giudice – riponendo l’arma e non si vede quale altra soluzione avesse a disposizione in quel momento per evitare che chicchessia (anche quelli che si contrapponevano ai suoi familiari) se ne impadronissero”.
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