NAPOLI – Informazioni riservate sono state acquisite illecitamente dalle banche dati di Inps e Agenzie delle Entrate da diversi poliziotti, di cui alcuni attualmente in servizio presso alcune questure campane, su commissione di alcune agenzie di investigazione e del recupero crediti, che poi – a seconda dei casi – le rivendevano ai propri committenti o le utilizzava o direttamente per proprie “pratiche”.
I dati ricavati riguardavano attori, persone dello spettacolo, calciatori famosi ed ex calciatori, nonché imprenditori. È quanto emerso da una indagine condotta dalla Squadra mobile di Napoli e coordinata dalla sezione Cyber della Procura della Repubblica di Napoli che oggi vede 30 indagati.
In particolare quattro persone sono finite in carcere, sei ai domiciliari mentre in 19 sono stati sottoposti alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Tra gli indagati sono coinvolti anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia entrate e due direttori di filiale di Poste italiane. A vario titolo gli indagati rispondono di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Le indagini hanno accertato oltre un milione di accessi abusivi. A dare la stura alle indagini, ha spiegato il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitello nel corso di una conferenza stampa, è stata una segnalazione dell’Inps. Dopodiché i riflettori della Mobile di Napoli si sono concentrati su due poliziotti in servizio che avevano effettuato in due anni l’uno circa 600 mila accessi e l’altro circa 300 mila accessi nelle banche dati, inserendo le loro password.
“Erano tutte attività non legate ad esigenze di lavoro”, ha spiegato il capo della Mobile di Napoli Mario Grassia. Oggetto del mercimonio scoperto dagli investigatori soprattutto numerosissimi dati sensibili – come quelli relativi ai precedenti penali e di polizia, quelli fiscali, retributivi e contributivi e dati bancari – che andavano a costituire dei “pacchetti”, ceduti ad esponenti dell’organizzazione criminale che, a loro volta, li rivendevano a società e soggetti interessati, coinvolti o meno nell’illecito traffico di informazioni sensibili. All’indagine hanno contribuito il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale e delle Comunicazioni Campania-Basilicata e Molise.
Nel corso delle indagini sono state effettuate varie perquisizioni presso le sedi delle agenzie coinvolte e presso le abitazioni di alcuni sodali, rinvenendo e sequestrando numerosi dispositivi informatici e documentazione utile alla ricostruzione delle illecite condotte.
Tra i documenti sequestrati, anche un vero e proprio “listino prezzi” che riportava analiticamente generalità e codici fiscali di ignari soggetti, il tipo di accertamento richiesto – quali informazioni e precedenti di polizia, cedolini pensione, ECO, veicoli, reddituali, ecc.- e il costo di ogni singolo accertamento effettuato da chi materialmente accedeva abusivamente alle banche dati.
“Esfiltravano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate di calciatori, su imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori e venduto queste informazioni ad alcune agenzie“. Lo spiega il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri dando i dettagli della maxi operazione della Polizia che ha consentito di sgominare una organizzazione criminale. Ad agire in cambio di soldi – “c’era un tariffario” – erano rappresentanti delle forze dell’ordine che attraverso accessi abusivi compiuti utilizzando le loro password, “esfiltravano dalle banche dati informazioni riservate per rivenderle“.
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