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Museodivino: il presepe in un guscio di noce [Intervista]

Museodivino
©GiorgioCossu/Museodivino

Alla scoperta delle opere e del lavoro di don Antonio Maria Esposito, creatore di alcuni dei presepi più piccoli del mondo, oggi custoditi al Museodivino nel centro di Napoli. Intervenuto anche il Professor Marco Collareta de “La Normale” di Pisa per parlare della storia del presepe nel Medioevo. Segue intervista alla coordinatrice del progetto Museodivino, Silvia Corsi.

 

Quello tra la città di Napoli ed il presepe è un binomio indissolubile; la città partenopea coltiva e sviluppa da secoli l’arte di immortalare le scene legate alla natività, non solo in occasione del Natale. Questa attività ha portato alla produzione di presepi monumentali, creati per stupire il pubblico e famosi in tutto il mondo. Il presepe come forma d’arte, il presepe come opera “democratica” in quanto in esso vi sono  rappresentate tutte le classi sociali, dalle più povere alle più agiate, il presepe come mezzo per rappresentare scene di vita quotidiana ed eventi spirituali.

Eppure non troppo distante dalla famosissima San Gregorio Armeno, affollata di turisti, pastori, statuine di celebrità e di Gesù bambino o altre figure religiose, e dall’affollatissimo Duomo dove è attualmente installato un presepe enorme, quasi “chiassoso” si sviluppa una concezione del presepe diametralmente opposta. Una concezione più intima e più “tenera”: presepi in miniatura, fatti a mano con strumenti di precisione, scolpiti in goccioline di vernice e ricavati in piccolissimi contenitori. Presepi piccoli, intimi, presepi che elogiano la tenerezza e scaldano il cuore . E’ questo quello che nasce dalle abili e certosine mani del Sacerdote Antonio Maria Esposito (Same).

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Le opere

Antonio Maria Esposito (1917-2007) è stato il sacerdote della parrocchia di S. Bartolomeo a Castellammare. Tra gli anni 40 e gli anni 90 del secolo scorso il sacerdote, al riparo degli occhi del mondo, ha intimamente e quasi segretamente portato avanti la sua passione: quella di creare presepi in miniatura.

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©GiorgioCossu/Museodivino

La sua opera è frutto di un dolore profondo, quale la morte della madre, e di una profonda fede religiosa. Il presepe diventa quindi per lui un esercizio spirituale.

La sua prima opera, la più grezza ma alla stesso tempo quella cui il sacerdote era più legato, consiste in un presepe in miniatura ricavato all’interno di una scatola di medicine dalla madre.

 

E cosi, da quel momento, nel corso degli anni hanno preso vita presepi ricavati all’interno di una noce di cocco, in guscio d’uovo, in valva di cozza, in guscio di noce, in guscio di pistacchio, in nocciolo di una ciliegia e addirittura in un seme di canapa.

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L’opera del sacerdote non si limita però solo ai presepi; egli ha infatti creato in 42 gusci di noce altrettante scene che ritraggono passi della Divina Commedia di Dante (da cui il nome del museo) con grande maestria.

Il progetto Museodivino: il presepe sotto la lente

Secondo la presidente del Progetto Sophia. Donne verso la bellezza, Antonio Esposito sorrideva solo in due occasioni: quando guardava i suoi presepi, momento intimo e altamente spirituale, e quando guardava i suoi nipoti.

E sebbene egli fosse gelosissimo delle sue creazioni, tanto da mostrarle in rarissime occasioni e solo sotto richiesta, alla sua morte ha dato il permesso di poterle esporre permanentemente. In questa ottica Museodivino, progetto triennale coordinato da Silvia Corsi, raccoglie l’eredità e la testimonianza di un lavoro unico nel suo genere.

Un’ unica stanza è quanto basta per esibire i lavori. Ogni visitatore è fornito di una torcia ed una lente di ingrandimento per poter ammirare al meglio i piccoli tesori.

 

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Se si osservano così le scene della Divina Commedia la luce della torcia creerà uno stupendo gioco di ombre tale da far risultare le fiere, i personaggi e gli elementi come gli alberi vivi ed in movimento, dando vita ad un suggestivo scenario.

Le teche sono inoltre posizionate in basso per consentire anche ai bambini di godere delle opere. Nella stanza è anche presente il tavolo di Don Antonio Esposito, dove l’uomo era solito lavorare alle sue opere; i segni di inchiostro ancora visibili sul legno sono una testimonianza importantissima del suo lavoro e della sua vita.

La collezione Same presenta diversi pezzi molto originali, ma se dovessimo annoverarne uno in particolare sarebbe  il presepe in geode di quarzo nero in quanto una sua metà è stata donata nel 1992 a Giovanni Paolo II, Papa dell’epoca, in occasione della sua visita a Napoli, e oggi conservato nei musei Vaticani. Menzione a parte anche per quello ricavato in un seme di canapa che risulta essere il più piccolo della collezione stessa, quasi microscopico.

Intervista a Silvia Corsi, coordinatrice del museo

Di seguito vi proponiamo l’intervista a Silvia Corsi, coordinatrice del progetto Museodivino.

 

Presenti lei e il progetto Museodivino

Sono Silvia Corsi e sono coordinatrice del progetto Museodivino, che è un progetto triennale di conservazione e valorizzazione delle opere di Antonio Maria Esposito, sacerdote di Castellamare di Stabia. Dagli anni 40 agli anni 90 del 900 ha creato delle miniature che sono tra le piccole sculture del mondo, dedicate al presepe e alla Divina Commedia. Sono miniature tridimensionali, i personaggi sono scolpiti nelle gocce di pittura e i paesaggi sono fatti con elementi della natura trattati in trementina.

Chi era Antonio Maria Esposito e il perché di questi presepi

Antonio Maria Esposito nasce nel 1917 e muore nel 2007. La sua prima opera risale agli anni 40. Era il terzo di tredici figli delle classiche grandi famiglie napoletane. Durante la guerra, nel 42, decide di entrare in seminario per seguire la sua vocazione religiosa e poco tempo dopo perde sua mamma. Era molto affezionato a questa donna e alla sua figura. Pare che questa morte l’abbia fatto cadere in frustrazione molto profonda. Il Natale ovviamente è un’occasione in cui questo dolore si fa più acuto e in cui si sente più la mancanza dei familiari. Quell’anno il presepe lo crea in una scatolina di medicine della sua mamma. Fa un’operazione meravigliosa di trasformazione del proprio dolore in un’opera di bellezza. Un presepe minuscolo in una scatola di 4 centimetri per 4, conservata qui al Museodivino. In questa opera era già possibile ammirare la sua poetica.

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©GiorgioCossu/Museodivino

 

Come vengono realizzati i presepi?

A partire dal 46 inventa proprio una tecnica di creazione della figure che abitano i presepi. Usa goccioline di pittura ad olio essiccate e scolpite, una cosa che a quanto sappiamo non ha precedenti nella storia della miniatura, e le teste sono granellini di polpa di pera: cosa che per fortuna ha raccontato altrimenti non l’avremmo mai scoperto. Svolge l’attività contemporaneamente a quella di sacerdote.

Parlando del ciclo della Divina Commedia invece la coordinatrice racconta:

Di questa serie si sa pochissimo, abbiamo pochi indizi che ci fanno capire che ha iniziato tra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60 e che è andato avanti fino agli anni 90. Questa della Divina Commedia sembra slegata dalla sua attività di sacerdozio ma in realtà si collega alla sua visone teologica della Divina Commedia. Tutti raccontano don Esposito come un uomo molto colto.

Conclude il discorso sulla Divina Commedia dicendo che questa non era mai stata esposta prima e che sono stati i primi a mostrarla al pubblico.

Ora una domanda che sorge spontanea, questi sono davvero i presepi più piccoli del mondo?

Domanda legittima. Nell’88 usci sul Mattino proprio un articolo su di lui con il titolo: “Ecco i presepi da Guinness” in cui si mettono a paragone i presepi di Don Antonio con dei presepi enormi a

Castellammare di Stabia. Ispirati da questo articolo due anni fa abbiamo iscritto al Guinness dei primati il presepe in seme di canapa. Sono state fatte misurazioni di precisione dal Prof. Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Napoli e una ricostruzione a RX condotta all’ENEA di Brindisi da Michele Nacucchi. Il presepe è largo 2.8 mm e alto 1.8.

 

In realtà esiste un presepe molto più piccolo – grande quanto una cellula – che però e stato fatto usando una stampante 3D da una equipe in Lituania. Quello di Antonio Esposito è un esercizio spirituale di pazienza, di concentrazione e preghiera, una pratica che si è persa ai nostri tempi.

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Particolare del presepe in seme di canapa – ©GiorgioCossu/Museodivino

 

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Come si restaura un presepe del genere, sono mai stati fatti interventi di restauro?

Per adesso no, non è ancora stato fatto un intervento di restauro, ma lo prevediamo nel futuro perché alcune opere ne hanno bisogno. Sulla metodologia di restauro è tutto da scoprire perché sono opere uniche al mondo per le tipologie di materiali compresenti in spazi davvero minuscoli.

 

Come nasce la collezione Same?

Un po’ per caso; la presidente della nostra associazione, che si chiama Progetto Sophia. Donne verso la bellezza, era la pronipote di Antonio Maria Esposito. Fu quindi incaricata di occuparsi della prima mostra di presepi pubblica dopo la morte di don Antonio. Fu organizzata questa mostra assieme ad altre persone dell’associazione e abbiamo semplicemente preparato l’allestimento; abbiamo predisposto che ogni visitatore avesse la lente di ingrandimento, la torcia, le teche basse per i bambini e tutta una serie di accorgimenti per far seguire la mostra in modo attento. La mostra ebbe molto successo e noi ci siamo innamorate delle opere, molto semplicemente! Per nostra volontà e grazie al riscontro dei visitatori precedenti nasce il progetto Museodivino e un centro studi dedicato ai temi legati alla mostra: la Divina Commedia nella storia dell’arte del 900 e la storia del presepe, di cui l’incontro con il professor Collareta è la prima tappa.

Perché visitare il museo?

Anzitutto questo è un museo di cui qualsiasi foto, immagine o video non restituisce minimamente l’idea dell’esperienza. In questo museo c’è un esperienza vera e propria, che è data dal fatto che il visitatore ha la propria lente di ingrandimento e va a vedere personaggi di pochi millimetri che sembra che corrano davanti ai suoi occhi, che si inginocchino, che cantino e che saltino. Nella Divina Commedia ci sono i diavoli che ruotano intorno ai politici corrotti colpendoli in testa. Nel momento in cui illumini la scena con la tua torcia e la rendi tridimensionale creando un gioco di ombre dietro restituisce tutta un’altra sensazione. Vista in foto ti sembrano solo figure immobili. E’ la stessa differenza che esiste tra l’assistere ad un concerto e il sentirne la registrazione, ma forse qui la differenza è più marcata. Ci sono delle opere che quando le vedi dal vivo è un’altra cosa!

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In secondo luogo questo è un presepe molto diverso da quelli che siamo abituati a vedere a Napoli, un presepe molto tenero, un elogio della tenerezza, qualità un po’ perduta in un mondo dove tutti vogliono essere forti, grandi e belli. Queste sono opere piccolissime, tenere che danno un senso di calore. Il calore di una gocciolina di pittura un po’ storta con degli occhietti fatti su granelli di polpa di pera che rappresentano un bambino che tende le braccia verso la mamma; è una cosa che scioglie il cuore, tutti diventano un po’ bambini in questa mostra.

L’intervento del professor Collareta e i progetti futuri

Venerdì 3 Gennaio 2020 nello stesso museo si è tenuto un seminario del professore Marco Collareta dell’Università di Pisa “La Normale. L’illuminante intervento del professore aveva come tema “La misura del Presepe”. Nella sua presentazione Collareta ha esposto la storia del presepe e della raffigurazione della natività nel Medioevo, partendo dal presepe di Greccio con S. Francesco (il primo presepe di cui si conosce il nome dell’autore, Giotto) e andando a ritroso nel tempo. Nella sua totalità, l’intervento del professore ha coperto circa un millennio di storia dell’arte che va dal 3o secolo al 1200.

Il professore ha inoltre esplorato il legame tra rappresentazione visiva e i sensi (quali la vista ed il tatto) e sottolineato la differenza tra il vedere una scena e leggerla su un testo scritto (all’epoca ricordiamo che la scrittura era un esercizio colto riservato a pochi). Ha poi discusso sull’origine del termine Presepe e del perché questa stessa parola in tempi recenti è associata alla natività. L’intervento sarà visibile sul canale Youtube del museo.

Il museo ha inoltre espresso interesse nella figura e negli interventi del professore e spera di poter collaborare nuovamente con lui per progetti futuri; nel 2021 cadrà infatti il settecentenario della morte di Dante e il museo in questa occasione ha in programma di organizzare una serie di appuntamenti per parlare del ciclo della Divina Commedia realizzato da don Antonio Esposito.

Invitiamo quindi i lettori a visitare il sito del museo e la sua pagina Facebook per restare aggiornati sulle iniziative e per avere maggiori informazioni sul Museodivino.

Cogliamo l’occasione per ringraziare Silvia Corsi, il Museodivino e il professor Marco Collareta per l’intervista e l’esperienza concessa.

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Tags : DonAntonioMariaEspositoMarcoCollaretaMuseodivinopresepeSilviaCorsi

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