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Oltre il 54% dello spreco alimentare è casalingo: che fare?

Lo spreco di cibo casalingo rappresenta il 54% di tutto quello lungo la filiera, risultando in circa un terzo del cibo prodotto. Secondo una stima della FAO (Food and agricolture organization) del 2019, si tratta di circa 1,3 miliardi di tonnellate nel mondo, di cui 88 milioni solo nell’UE.

In un momento storico come quello attuale, nonostante la densità demografica oltre ogni record e le risorse sempre più carenti, il problema dei paesi del primo mondo è lo spreco. Il danno causato da questo tipo di perdita non è solo economico, anche se all’Italia costa 128 miliardi di euro ogni anno, ma anche ambientale e sociale. Gli avanzi domestici rappresentano un problema che va ben oltre il perimetro di casa. Gli alimenti in eccesso rispetto alle necessità, rappresentano un doppio dispendio di risorse: quelle per produrli e quelle per smaltirli. I rifiuti contribuiscono all’effetto serra in termini di energia usata in agricoltura e di metano rilasciato in discarica. Le amministrazioni nel resto del mondo si sono attivate per ridurre le perdite e riciclare il possibile. A Seul le tasse vengono calcolate in base al peso dei rifiuti prodotti, riciclandone il 95% in fertilizzante o biocarburante. Mentre a New York vengono resi compostabili gli scarti della ristorazione.

Soluzioni e rimedi

Grazie alla legge Gadda 166/2016 in Italia è possibile reperire parte del surplus promuovendo la redistribuzione delle eccedenze per fini di solidarietà sociale. Nel 2018 la rete Banco Alimentare ha recuperato circa 45mila tonnellate di alimenti per tutta la catena alimentare, dall’industria alla ristorazione aziendale. Ma si può fare molto di più. Per riuscire a ridurre del 51% lo spreco entro il 2030 occorre educazione e informazione.

Educazione domestica

A livello familiare, è possibile ridurre i propri sprechi partendo dalle basi. Le dispense degli italiani sono ricche di prodotti che finiscono dritti in discarica se non consumati entro la data di scadenza. Quindi prima di organizzare una nuova spesa, è necessario controllare bene la data di espirazione dei prodotti acquistati in precedenza. Disporli in ordine di scadenza può facilitare questa fase ed evitare dimenticanze, oltre che stimolare la creatività in cucina. Non occorre essere chef stellati per creare una nuova ricetta, o utilizzare elementi poco comuni come gambi, bucce e foglie. Nella tradizione culinaria del Bel Paese, ci sono centinaia di piatti basati su ingredienti poveri o poco nobili, che non solo rappresentano una soluzione pratica al problema sociale ed economico dei rifiuti, ma anche nutrizionale. Nel 50% degli scarti di frutta e verdura, sono presenti ingenti quantità di fibra e antiossidanti, fondamentali per l’organismo. Quindi ben vengano brodi, zuppe, pesti e sformati. Inoltre, banalmente, è necessario ridurre la spesa. Comprare il necessario, invece che riempire ad oltranza frigoriferi e dispense.

Letture precedenti:
3 abitudini da adottare per un 2020 più sostenibile;
– Zero waste, eco-friendly o sostenibile? Facciamo chiarezza

 

Tags : BancoAlimentareOnluscibociboavariatoecobussolaecologiagreenGreenEconomy
Noemi Misurelli

The author Noemi Misurelli

Preferisco esprimermi con le immagini, ma quando arriva l’argomento giusto, scrivo qui!

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