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Cultura

#RestoACasaSu || Federica ci racconta l’UK ai tempi del Covid-19

Dopo la frase shock di qualche giorno fa pronunciata dal premier inglese Boris Johnson d (“Abituatevi a perdere i vostri cari”), il governo dell’UK pare star cambiando rotta nella battaglia contro il COVID-19.

Oggi Johnson, tra i più agguerriti promotori della Brexit, ha infatti sconsigliato contatti non essenziali, viaggi non indispensabili e incoraggiato il lavoro da casa o quarantene preventive in caso della manifestazione di qualche sintomo.
Tuttavia, la politica del Regno Unito nei confronti dell’emergenza sanitaria da Coronavirus è ancora decisamente più “morbida” degli altri stati europei.  A farne le spese sono i cittadini inglesi, ma anche tanti dei nostri connazionali che oltremanica hanno trovato lavoro, fortuna – in alcuni casi – famiglia.

Tra questi c’è Federica che, rispondendo alla nostra rubrica #RestoACasaSu, ha voluto raccontarci la sua vita in UK ai tempi del Covid-19.

“Il mio nome è Federica, napoletana che vive da anni all’estero.
Vivo in UK da due anni e mezzo circa e quando sono venuta a conoscenza del virus che girava in Italia ero molto preoccupata per la mia famiglia giù a Napoli. Una parte di me voleva stare con loro mentre un altra parte era contenta di stare qui lontana da tutto quello che sta succedendo.  Ma ad ogni modo non sarei stata salva.
Sono felice che adesso lo stare a casa sia accettato da gran parte delle persone, sfortunatamente qui in UK non è la stessa cosa.
A differenza di Spagna e Francia, Inghilterra ha deciso di non chiudere scuole, attivare la quarantena e salvare il proprio popolo.
Quello che sto leggendo sui siti italiani è vero: il primo ministro inglese è pronto a sacrificare i più deboli per il benessere economico collettivo.  Questa é una cosa crudele e non giusta.
Quello che i giornali italiani sbagliano a dire (o che forse non sanno) è che non è vero che i cittadini inglesi si sono adeguati a questo destino.
Come anche in Italia agli inizi del virus, molti persone soprattutto i giovani hanno preso troppo alla leggera questa epidemia continuando ad uscire e far festa. Gli inglesi non sono a conoscenza di quello che realmente sta accadendo nel mondo.
La televisione inglese dice che l’Italia sta approfittando di questo momento per fare festa. 
Ma fortunatamente non tutti gli inglesi sono di questa opinione, tanto è vero che abbiamo iniziato una petizione (inglesi e non) per chiedere che Inghilterra venga chiusa, che vengano chiuse le scuole, vengano chiusi ristoranti e pub, vietati gli assembramenti e vogliamo essere testati.
La mia palestra è stata chiusa per un caso di coronavirus e sono stata in self isolation per soli 48 ore, il governo inglese ha rifiutato di farmi il test.  L’azienda per cui lavoro si sta organizzando per farci lavorare da casa ma non è nulla sicuro siccome il primo ministro ci ha detto di continuare le nostre vite come se nulla fosse.
La paura si fa sentire e cresce sempre di più, io e mio marito come anche molti dei nostri amici italiani, usciamo solo per andare a lavoro (siccome in UK non è previsto congedo di malattia).
La nuova prassi del governo inglese è continuare la propria vita se non si ha sintomi, se hai i sintomi stare a casa per 7 giorni senza chiamare 111 (numero che gestisce emergenza coronavirus) se dopo 7 giorni i sintomi sono degenerati chiamare 111. Questa é una cosa assurda siccome medici e scienziati hanno spiegato che é importante essere testati e intervenire il prima possibile.
L’UK sta aspettando e sperando la morte del proprio popolo, molto probabilmente sarebbe più comodo per loro risparmiare denaro per le pensioni, dati i costi della Brexit. Ha voluto l’uscita dall’Unione Europea, adesso è sola a gestire questo virus letale e, diciamocela tutta, lo sta gestendo davvero male.
Ogni giorno ho l’istinto di fare valigie e scappare in Italia, ma non posso e non lo farò. 
Non posso mettere in pericolo la vita delle persone che amo e soprattutto degli italiani che stanno facendo sacrifici per andare avanti.
Resterò qui dove ho scelto di vivere e chi si salvi chi può.
La nostra speranza è che alla politica dell’ “immunità di gregge” si sostituisca una più attenta alla salute dei cittadini, siano essi stranieri o non. “Nessuno verrà lasciato solo“, ha affermato oggi il Premier Italiano Giuseppe Conte nella conferenza di presentazione del decreto “Cura Italia”. Non lasciamo soli neanche gli italiani che, per esigenza o volontà, sono ora lontani dai nostri confini.
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Dopo aver raccontato le esperienze di Federica in UK ,  Nicola, infermiere campano in servizio a Bergamo, e di ElianeStella e Simona giovani lavoratrici a Milano, rinnoviamo il nostro invito a scriverci a labussola2019@gmail.com o sulla nostra pagina fb  La Bussola TV per condividere con noi la tua storia di campano fuori sede ai tempi del covid-19.

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Tags : RestoAcasSUUK
Serena Laezza

The author Serena Laezza

Classe 1994, sono giornalista pubblicista e caporedattrice a Labussolanews.it.
Dopo un percorso di laurea magistrale binazionale tra l’Università di Bologna e quella di Strasburgo, ho deciso di tornare a Napoli per scrivere di Napoli.
Mi piace andare in giro, montare video, leggere e fare domande.
In passato ho scritto di eventi per Spaccanapoli.it, di teatro per Eroicafenice.it e di cronaca per Nanotv.it.

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