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Cosa è riuscita a dimostrarci la pandemia da Covid-19?

Il Covid-19 ha distrutto molte cose. Famiglie, imprese, economie, ospedali. Ma c’è una cosa in particolare che ha distrutto: il lato estremo del globalismo.

Partiamo dalle basi, cos’è il globalismo esattamente? Molto semplicemente, è una corrente di pensiero sviluppatasi insieme alla globalizzazione e che non crede nelle singole identità nazionali, ma in un’unica grande civiltà mondiale. Per i globalisti i confini andrebbero abbattuti, insomma. La corrente del globalismo però può presentare caratteri differenti: può essere economica, può essere sociale, può essere culturale. Varie sono le interpretazioni che è possibile dargli. Abbiamo parlato di “lato estremo” del globalismo, però, quindi cosa si intende con questa espressione?

Come ogni movimento politico, sociale, economico, religioso o culturale, il globalismo non è esente da estremismi. Fondamentalmente, il lato estremo del globalismo crede nel totale annientamento delle identità nazionali, ritenute ostacolo alla convivenza di più civiltà, culture ed etnie diverse tra loro. Per quanto il ragionamento non sia esattamente sbagliato(distruggere le differenze per poter vivere nella pace), questo pensiero presenta un chiaro problema di fondo rappresentato dalla completa mancanza di conoscenza della realtà dei fatti, ed il Covid-19 ha messo in luce questa realtà mostrando al mondo il vero problema del globalismo.

A inizio pandemia, nel nostro Bel Paese, si è diffuso lo slogan “abbraccia un cinese”, oppure si incitava la gente a fare “aperitivi anti odio”, invocando alla libertà personale. Ebbene, ora siamo in una situazione tragica, con ospedali al collasso e centinaia di decessi causati dal virus. Cosa, il lato estremo del globalismo, non è riuscito a vedere? La realtà. La realtà era che non potevamo permetterci di fare tutto ciò, poiché c’era un pericolo e bisogno difendersi. In nome di un’idea, abbiamo dimenticato la realtà. E quindi, il sistema largamente globalista anziché scegliere di chiudere qualsiasi contatto rischioso con l’esterno, ha deciso di rimanere aperto in nome di idee, idee che non hanno trovato riscontro nella realtà.

Ma non finisce qui. L’Unione Europea, nata per garantire equilibrio, stabilità e collaborazione tra gli stati europei, si è dimostrata un campo di battaglia. Gli interessi personali hanno iniziato a farla da padrone, mostrando come l’Unione fosse soltanto una facciata e all’interno dell’organizzazione si mantengono vive differenze e ostilità ormai maturate in secoli di storia. Ovviamente non si parla di una guerra in senso stretto, ma di un conflitto più che altro economico.

E così, il Covid-19 mette alla luce tutti i grandi problemi della società moderna: un globalismo forzato, che spinge gli stati ad allearsi, alleanze di facciata, alleanze create sempre e comunque per un tornaconto personale. Dall’altro lato, invece, la convinzione che basti creare un’alleanza tra tutti gli stati per porre fine ai conflitti. O addirittura, basti soffocare le singole identità nazionali.

Ebbene, tutto ciò non serve assolutamente a nulla. Le ostilità tra paesi, tra culture, tra etnie difficilmente spariranno con una collaborazione forzata, imposta soltanto da un’idea che resta utopica, irrealizzabile allo stato attuale delle cose.

Possibile uno stato mondiale, uno stato in cui non ci saranno differenze? La risposta non è un secco no, come potrebbe sorgere dalla lettura di tale articolo. La possibilità c’è, ma non è possibile creare uno stato mondiale pensando di distruggere le differenze culturali dei paesi che ne faranno parte. Questo perché nessuno è disposto a rinunciare a se stesso, e anche perché standardizzare l’intera popolazione mondiale è statisticamente impossibile. Bisogna comprendere che la vera virtù è nel mezzo, bisogna mantenere un equilibrio tra totale distruzione delle identità nazionali e completa chiusura dei singoli stati.

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