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CronacaScuola e dintorni

Docenti non residenti nella regione in cui lavorano: vaccino sì o no?

Il limbo dei personale scolastico non residente nella regione in cui si lavora e l’incertezza degli over 65: vaccino sì o no?

L’arrivo del vaccino Astrazeneca ha permesso l’inizio della campagna vaccinale per i docenti e per il personale scolastico. Non mancano però le problematiche: gli insegnanti che lavorano in una regione diversa da quella di residenza come potranno vaccinarsi? E per il personale scolastico over 65? Vaccino si o no?

I docenti pendolari in effetti sono esposti ad un rischio ancora maggiore rispetto a quelli che lavorano nella propria regione di residenza o nel proprio Comune. E non sono neanche pochi. Basta considerare le dichiarazioni di una docente napoletana, lavoratrice nella provincia di Roma:

«Il vaccino nel Lazio è associato al medico di base. Noi campani abbiamo la residenza in Campania, così come il medico di base. Dunque non possiamo prenotarci per il vaccino. Ho cercato di aderire alla campagna vaccinale della mia scuola, ma la piattaforma non riconosce il mio codice fiscale. Non rientro nella popolazione da vaccinare. Tra l’altro metà personale scolastico del mio istituto non è residente in Lazio, quindi metà di noi non potranno vaccinarsi. La scuola così non si immunizzerà mai».

Sui siti di Orizzonte Scuola e Tecnica della scuola, dove è possibile essere sempre aggiornati sulla somministrazione del vaccino ai docenti, ci sono tutte le informazioni in merito. L’Italia sembra essere spaccata in due circa le modalità di adesione alla campagna vaccinale del personale scolastico, iniziata in tutte le regioni verso metà\fine febbraio.

Campania, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Sicilia sono le regioni che consentono di aderire alla campagna vaccinale, indipendentemente dalla propria residenza. Per tutte le altre è diverso e c’è una gran parte del personale scolastico che rimarrà escluso dalla popolazione da vaccinare.

Sembra però che sia in atto un provvedimento che preveda la possibilità di poter temporaneamente cambiare il proprio medico di base, proprio per ovviare a tale problema. Niente però è ancora certo e molti docenti sono costretti a vivere nel limbo. Ecco ciò che afferma una maestra campana di una scuola elementare del Lazio:

«Non dico che i docenti della Campania non si possano vaccinare, ci mancherebbe! Non è giusto però che chi lavora in determinate regioni non si possa vaccinare. Il tesserino sanitario è nazionale, ma considerando alcuni provvedimenti è come se in certi territori non fosse riconosciuto. Spero che risolvano presto questo disagio perché è quasi un mese che abbiamo tale difficoltà, ma ancora non sono presi provvedimenti».

Un’altra fascia di lavoratori che vive una situazione di incertezza è quella degli over 65. Ci sono infatti molti lavoratori nelle scuole, tra personale ATA e docenti, che hanno più di 65 anni. Pare però che il vaccino Astrazeneca non sia consigliato oltre quell’età. Bisogna solo aspettare e sperare che nuovi studi confermino l’estensione del vaccino anche agli over 65.

Senza dubbio dispiace anche che non tutto il personale scolastico residente in Campania possa fruire dell’ottima campagna vaccinale, portata avanti dalla regione (per saperne di più sull’organizzazione, clicca qui e guarda il video!). Per il momento, infatti, i docenti campani che lavorano in determinate regioni d’Italia proseguiranno il loro lavoro senza avere la possibilità di essere immunizzati.

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Tags : astrazenecadocentipersonale ATAvaccino
Sabrina Corbo

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