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CronacaEventi

21 Marzo 2021: XXVI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia

Ogni 21 marzo dal 1996 si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, riconosciuta ufficialmente dallo Stato, attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017.

Quest’anno si è giunti alla ventiseiesima edizione che, come nel 2020, a causa della pandemia da Covid-19 non potrà svolgersi nelle strade e nelle piazze delle città Italiane.

Tuttavia, il dovere di fare memoria non si ferma. Prevale il desiderio di essere a fianco di quanti si ribellano al male, alla violenza criminale, alle dittature, alla corruzione, alle ingiustizie, alla povertà. Il dovere di riunirsi tutti insieme nel fare memoria per trovare insieme la forza di ribellarsi e cercare risposte comuni. Tramite la scuola, il lavoro, la cultura e la giustizia sociale.

Ecco perché lo slogan “A ricordare e a riveder le stelle”. È un richiamo a Dante, ma anche al desiderio come slancio verso l’altro e l’oltre. La parola desiderio deriva dal latino “desiderium” e significa letteralmente “mancanza di stelle”. Ecco, come Don Ciotti ha dichiarato durante il suo intervento al Parco della Musica a Roma – «Abbiamo bisogno di stelle, di luci di libertà e di giustizia per tutti».

Infatti, il presidente di Libera ha richiesto un cambio di rotta.

Affinché sia riconosciuto lo status di vittima di mafia anche a chi è morto per mano mafiosa in una data anteriore al Gennaio 1961.

Affinché avvenga l’equiparazione delle vittime di mafie alle vittime del terrorismo perché non esistono morti di serie A e morti di serie B.

Affinché la valutazione sull’estraneità ai circuiti criminali della vittima sia fatta caso per caso, in base alle frequentazioni reali e non al semplice grado di parentela.

Affinché avvenga un riassetto delle norme che disciplinino i diritti delle vittime delle mafie che spesso restano primi di tutela a causa delle lungaggini burocratiche.

Affinché la vittima venga posta al centro dell’attenzione da parte del legislatore in virtù delle Direttive Europee in materia, che l’Italia non sta applicando. Che le vittime di reati violenti possano ottenere forme di sostegno.

Infine, affinché in materia di prescrizioni e decadenze non si attuino interpretazioni ingiustamente restrittive.

 

C’è ancora tanto da fare, ma siamo tutti chiamati a lottare contro le impurità dei diritti umani calpestati.

Come una comunità unita nel combattere le mafie, senza tacere di fronte alle guerre, alle faide, ai soprusi.

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Giulia Compagnone

The author Giulia Compagnone