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AmbienteCronaca

Emergenza rifiuti nella Capitale: richiesta di aiuto a Napoli

100 tonnellate di indifferenziato al giorno

Risale al 2 aprile la richiesta per il conferimento di circa 100 tonnellate al giorno di rifiuto indifferenziato, mossa dalla Regione Lazio e dall’Ama (Azienda Municipale Ambiente) di Roma alla Sapna, la società provinciale per la gestione dei rifiuti della Città metropolitana di Napoli. La città di Roma sta vivendo una condizione di emergenza rifiuti a seguito della chiusura, avvenuta il primo aprile, dell’impianto di Roccasecca, in provincia di Frosinone, per esaurimento spazio. Nel sito venivano conferite quotidianamente circa 200 tonnellate di rifiuti.

“Su tutto il fronte dei rifiuti nella Capitale stiamo vedendo il peggio: non c’è capacità impiantistica per gestire a Roma neanche un chilo di immondizia figurarsi oltre un milione e mezzo di tonnellate annue prodotte, con conferimento fuori ambito e sulla pelle di altri territori; si torna indietro di 15 anni con cassonetti-discarica che riprendono il posto del porta a porta in interi quartieri; nessuna nuova isola ecologica; nessun impianto per l’economia circolare a partire dai biodigestori anaerobici per l’organico, frazione che addirittura viene raccolta meno degli anni precedenti” spiega Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.

Cosa sta succedendo a Roma

Via Domenico Giuliotti a Roma, invasa dai rifiuti che traboccano dai cassonetti

La Capitale sta vivendo una vera e propria emergenza rifiuti e l’Ama non è più in grado di smaltire l’indifferenziata. Ad aggravare la situazione, il rischio di un eventuale chiusura delle strutture dell’azienda E.Giovi srl, al momento, le uniche attive sul territorio romano. La E.Giovi srl è un’azienda privata che gestisce i due impianti di trattamento meccanico e biologico (Tmb) di Malagrotta e tratta 1500 tonnellate di rifiuti romani al giorno. Nella lettera che l’azienda ha presentato al prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, sono illustrati i problemi che potrebbero costringerla a fermare i suoi impianti.

La prima problematica è data dal fatto che l’Ama, il Comune di Fiumicino, il Comune di Ciampino ed il Vaticano non pagano alla E.Giovi srl le fatture del servizio corrente alle scadenze pattuite.

La seconda riguarda l’aumento dei costi del trattamento dei rifiuti, causato dalla chiusura dell’impianto di Roccacencia.

La terza ed ultima problematica è la mancanza di Css, il combustibile solido secondario che viene bruciato negli inceneritori. Nonostante lo stoccaggio del Css sia quasi pieno, la richiesta fatta ad Ama di avere qualche viaggio in più a San Vittore, dove si trova l’unico termovalorizzatore del Lazio, non ha avuto riscontro.

Valutazioni in corso

Come riportato dall’ANSA, la Sapna, in collaborazione con la Città metropolitana, sta effettuando una valutazione tecnica per verificare l’accoglibilità della richiesta. Attualmente, la città di Napoli gestisce circa 1900 tonnellate al giorno di rifiuti.

“Abbiamo ricevuto da Ama Roma e dalla Regione Lazio la richiesta di aiuto da parte della Città metropolitana di Napoli per la grave situazione di criticità e di potenziale emergenza, in particolare nella città di Roma. Ci rendiamo conto che bisogna ascoltare chi ha bisogno, a differenza di quanto magari è accaduto viceversa nel passato, ma dobbiamo fare approfondimenti di natura tecnica perché al primo posto vengono la città di Napoli e i 91 Comuni dell’area metropolitana” afferma il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, il quale riferisce anche che, attualmente, gli impianti Sapna sono tecnicamente in condizioni di poter accogliere i rifiuti provenienti dalla città di Roma, grazie al lavoro svolto negli ultimi.

Tuttavia, de Magistris precisa: “Dobbiamo considerare che gli impianti di Giugliano e Tufino non di rado hanno avuto problemi di manutenzione, che nei prossimi mesi una linea del termovalorizzatore di Acerra andrà in manutenzione e che tra qualche giorno, come ci auguriamo tutti, la quantità di rifiuti a Napoli e nell’area metropolitana potrebbe aumentare con la riapertura di esercizi commerciali e ristorazione e che con il contenimento della pandemia possano ritornare i turisti che prima dell’avvento del Covid avevano fatto di Napoli la città che più cresceva per turismo e cultura”.

Infine, aggiunge il sindaco di Napoli, non senza l’accenno di una nota polemica nel tono di voce: “Si sta facendo un approfondimento tecnico. Roma chiama, Napoli non abbassa la cornetta, come hanno fatto altri che ci hanno chiuso le porte in faccia nel passato, quando avevamo bisogno”.

In cerca di altri canali

La regione Lazio tenta di mobilitarsi anche in altre direzioni. Già dalla prossima settimana, infatti, parte dei rifiuti di Roma potrebbero finire anche in Toscana, al fine di scongiurare con molteplici soluzioni la crisi prodotta dalla chiusura della discarica nel territorio romano. Inoltre, è già attivo un accordo per l’invio di parte dell’immondizia della Capitale in Abruzzo e si starebbe lavorando ad una gara per sfruttare anche canali esteri.