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Scuola e dintorni

Voci di studenti: frequentare l’università durante la pandemia di Covid-19

Dal 5 marzo 2020, a seguito dell’emergenza da Covid-19, sono state sospese le attività didattiche in presenza su tutto il territorio nazionale. Tale situazione ha interessato i servizi educativi per l’infanzia e le scuole di ogni ordine e grado, nonché le università. Travolte dall’emergenza pandemica, tali istituzioni si sono dovute riadattare al nuovo contesto. Sin da subito, è stata attivata la didattica a distanza (DAD).

Ad oltre un anno dall’inizio dell’emergenza Covid-19, alcune domande continuano a riecheggiare nell’ambito didattico. Come e in che misura la didattica a distanza ha inciso e, tuttora, incide sulla formazione degli studenti? La formazione online può sostituire la formazione in presenza?

Una soluzione telematica

Nel corso dell’ultimo anno, le università italiane, pubbliche e private, hanno adottato una soluzione telematica. Con l’inizio del nuovo anno universitario 2020/2021, là dove si è potuto attuare le normative anti-Covid e garantire la sicurezza degli studenti, si è cercato di attuare forme di didattica mista. Ma, in seguito ad un nuovo aumento dei contagi e al passaggio di tutta l’Italia in zona rossa, si è nuovamente deciso per la sospensione delle lezioni in presenza e la chiusura di alcuni atenei.

Voci di studenti

Abbiamo chiesto ad alcuni studenti universitari di condividere le loro esperienze riguardo la didattica a distanza, di esporre il loro punto di vista e le loro percezioni. Dubbi, timori, difficoltà, preoccupazioni e perplessità, ma anche curiosità, nuove possibilità, voglia di mettersi alla prova e continuare ad imparare, questo e molto altro è risultato dalle loro testimonianze.

Qui di seguito ne riportiamo qualcuna.

Elisa, 20 anni, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”: “Vivere l’università in tempo di Covid è stato abbastanza difficile. Ci sono stati pro e contro. Svegliarsi presto per prendere i mezzi e recarsi all’università era una fonte di stress per gli studenti pendolari. Ora, basta svegliarsi ed accendere un computer, cosa che risulta più semplice, anche se può comportare altre difficoltà, come un peggioramento visivo, a causa delle molte ore passate davanti al pc. Ho vissuto molto male il distacco dalle persone perché la vita universitaria non è fatta solo di studio, ma anche di persone e di relazioni interpersonali.”

Enza Giulia, 25 anni, Università degli Studi di Salerno: “La mia esperienza con l’università in telematica è stata positiva perché ne ho tratto dei vantaggi. Ho potuto lavorare in part-time e frequentare le lezioni, senza dover sottostare ad orari stressanti che potessero anche includere il tempo dei mezzi di trasporto. Inoltre, penso agli studenti fuorisede, che hanno potuto frequentare università lontane da casa, senza doversi accollare i costi dell’affitto. Ma ci sono stati anche svantaggi, riguardanti le infrastrutture della telecomunicazione, quali connessioni precarie e difficoltà nel seguire i corsi in diretta.”

Daira, 21 anni, Università degli Studi di Napoli “Federico II”: “Affrontare l’esperienza telematica non è stato molto facile, principalmente, per due motivi: il primo riguardante il fatto di dover seguire ore ed ore davanti ad un computer, quindi anche maggiore difficoltà di concentrazione; l’altro riguardante lo svolgimento degli esami. Provenendo da una facoltà scientifica (ingegneria biomedica) dove gli scritti sono parti importanti di un esame, è stato difficile organizzare lo scritto dietro uno schermo, così come lo si sarebbe fatto in sede. Ciò ha portato molti disagi e limitazioni da parte dei professori, che hanno dato degli esercizi più difficili, ed una certa pesantezza nel sostenere l’esame, al fine di evitare che gli studenti copiassero dietro lo schermo. Inoltre, nel richiedere il ricevimento ad un docente, essendo questo online e dato che ci si doveva prenotare, non sempre c’era disponibilità immediata.”

Antonio, 25 anni, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”: “In quanto studente al secondo anno di magistrale, sicuramente la didattica a distanza è stata utile ed è utile per la continuità perché le università, in tempistiche relativamente brevi, si sono organizzate per garantire la fruizione dei corsi. Dal momento che, in magistrale, essendoci meno corsi, si prediligeva un approccio di tipo seminariale, si incentivavano le discussioni tra studenti e i progetti di gruppo, con la didattica a distanza tutte queste cose sono venute meno poiché non sono attuabili nello stesso modo. Tuttavia, mi ritengo comunque fortunato ad aver potuto usufruire dei corsi. Sicuramente sono più fortunato di chi sta per iniziare o ha iniziato il percorso della laurea triennale, quindi all’inizio dell’università e si è visto imposta la didattica a distanza, che ha danneggiato molto l’entusiasmo tipico di chi, terminato il liceo o qualsiasi altro istituto, è contento di intraprendere il percorso universitario e, invece, si vede costretto a casa a seguire dei corsi tramite uno schermo.”

Giovanni, 22 anni, Università degli Studi di Napoli “Federico II”: “Per quanto riguarda il tirocinio online, abbiamo potuto seguire solo 3 lezioni, poi interrotte. Avremmo dovuto iniziare il tirocinio in ospedale (Scienze infermieristiche), nel febbraio 2020, ma dopo una settimana è stato bloccato, sino al febbraio dell’anno attuale, quando siamo stati vaccinati. Abbiamo perso un anno e ore preziose di tirocinio. Le lezioni per via telematica del primo semestre sono state più difficoltose perché i docenti erano un po’ disorientati, usavano ognuno piattaforme diverse, vi erano ritardi nei collegamenti; nei semestri a seguire, poi, la situazione è migliorata. L’unica problematica resta il dover stare attaccati al computer per otto ore al giorno, con il conseguente peggioramento della vista. Ci sono comunque anche dei vantaggi, per quanto riguarda gli spostamenti tra le vari sedi universitarie, mentre ora basta svegliarsi e seguire. Il rapporto con gli altri colleghi è cambiato perché, stando davanti ad uno schermo, non si ha molta possibilità di interagire, anche perché la piattaforma consente di parlare uno per volta. Inoltre, per me che ho un fratello ed una sorella, è necessario che ognuno segua in una stanza diversa, dividendoci i dispositivi: computer e smartphone. Per questo, abbiamo dovuto comprare anche un tablet e penso a chi, nonostante le difficoltà economiche, ha dovuto comprare le attrezzature adeguate per seguire in DAD. Gli esami online non sono cambiati molto ma, stando davanti ad un computer, il professore non riesce a cogliere tutti gli aspetti emotivi e spesso si è molto più rigidi, per il timore che gli studenti possano copiare.”

Terry, 22 anni, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”: “Inizialmente, mi sono sentita un po’ persa, ma la mia università è stata molto rapida nell’organizzazione della piattaforma da utilizzare per le lezioni. Pochi dei miei docenti sono stati costretti a riorganizzare gli esami pratici, ossia quelli scritti sono stati sostenuti oralmente e quelli di laboratorio sono stati tutti concentrati nelle continue revisioni di un progetto che, una volta ultimato, veniva illustrato attraverso un video di presentazione. I lati negativi dei corsi online sono dati dal fatto che, non solo questi aumentano lo stress psicologico e fisico, ma aumentano comunque le difficoltà di apprendimento, a causa dei problemi di connessione. Inoltre, a differenza delle lezioni dal vivo, in cui è possibile interagire più facilmente con il docente, in DAD il tutto viene organizzato attraverso tempistiche da rispettare. Vi sono poi problemi riguardanti la piattaforma che, usata nello stesso momento da più docenti e da centinaia di alunni, alcune volte subisce dei sovraccarichi. Essendomi laureata online, mi è dispiaciuto molto che l’attuale situazione mi abbia negato la laurea in presenza, ma anche online ho percepito la stima, la partecipazione e la felicità dei docenti per la chiusura del mio percorso di studi.”

Gennaro, 21 anni, Università degli Studi di Napoli “Federico II”: “Parlo da studente e, ancora di più, da rappresentante di classe, ormai da 3 anni. La telematica non funziona né per le lezioni né per il tirocinio. Alla prima ondata di contagi fu un casino, nessuno del mio polo didattico si organizzò per le lezioni e, quindi, il direttore delegò me personalmente per organizzare le lezioni online con i docenti, cosa che feci con molta difficoltà, ma con ottimi risultati, nonostante tutto. Per una facoltà come la nostra (Scienze infermieristiche), dove bisogna poter coniugare sia la teoria che la pratica, la telematica non ha vita lunga. Per noi infermieri serve contatto con la realtà ed esercizio nella pratica, sia per le lezioni che per il tirocinio. Per quanto riguarda il tirocinio, un disastro. Abbiamo perso un anno, dato che, durante tutto il secondo anno accademico, non è stato concepito un modo per accumulare ore di tirocinio, per noi essenziali per arrivare alle 1800 finali del corso triennale. Quest’anno, invece, siamo tornati in ospedale per il tirocinio, dopo essere stati vaccinati, ma i rispettivi responsabili di reparto non erano nemmeno stati avvisati del nostro arrivo in ospedale per il tirocinio e molti si sono lamentati, in quanto per loro è una responsabilità avere persone “estranee” in reparto. A mio parere, siamo stati poco tutelati. Insomma, la lontananza provoca solo danni: organizzativi, di istruzione, di preparazione e anche sociali!”

Emanuela, 35 anni, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”: “Quest’anno ho iniziato a seguire i corsi della laurea Magistrale in DAD e la mia esperienza è stata positiva. Essendo una studentessa lavoratrice e trovandomi a Milano, ho potuto godere dei vantaggi delle lezioni telematiche, che mi permettono di seguire i corsi, pur trovandomi a distanza. Inoltre, alcuni docenti accettano di registrare le lezioni, permettendo a chi, come me, per motivi di lavoro, non può seguirle tutte in maniera sincrona, di restare comunque al passo. Alcuni docenti hanno anche detto esplicitamente di aver riscontrato dei miglioramenti nell’andamento degli esami perché più studenti hanno la possibilità di seguire i corsi e ciò aumenta il rendimento in seduta d’esame. Di contro, sento la mancanza del contatto umano sia con i colleghi che con i docenti perché, nonostante la tecnologia ci venga in aiuto, questa non riesce sempre a colmare la “distanza” causata dalla mancanza di interazione. Mi risulta più difficile stringere rapporti d’amicizia con i “colleghi-icona” che appaiono durante le lezioni e poi spariscono subito dopo. Inoltre, alle volte, anche intervenire durante i corsi mi crea maggiore imbarazzo. Credo, però, che questa “rivoluzione” che ha investito l’ambito accademico, abbia accelerato dei processi che in parte erano già presenti in nuce e per cui, anche quando verremo fuori dall’emergenza legata alla pandemia, l’università non tornerà più quella di prima.”

Mattia, 21 anni, Università degli Studi di Napoli “Federico II”: “Infermieristica richiede contatto fisico ed empatia, ma vedersi negare la possibilità di fare partica, quindi di mettere in atto ciò che studiamo, è dura e penalizzante, data l’importanza della pratica nell’ambiente sanitario. Penso all’eventualità di futuri concorsi e, personalmente, credo ci sarebbe un po’ di ansia da prestazione, date le aspettative, e il timore di sentirsi incompetenti, a causa della sospensione dell’attività pratica e della concentrazione sulla teoria e sui protocolli. Organizzare le lezioni con professori poco abituati alla tecnologia non è stato facile, senza tener conto della condizione delle reti e del timore di perdere il collegamento con la connessione. Seguire da casa ha ovviamente anche lati positivi: meno stress, meno spostamenti. Ma, dall’altro lato, i rapporti coi colleghi stanno andando a scemare e, se non fosse per il tirocinio da poco ripreso, questi si sarebbero chiusi. Inoltre, seguire dal vivo permette una maggior interazione tra studente e professore, cosa che sta venendo a mancare, dato che il docente si ritrova davanti uno schermo vuoto. Fare esami online è stato difficoltoso per me, perché non vi era possibilità di un minimo contatto visivo, c’erano tempistiche di consegna più rigide da rispettare e, ovviamente, il timore di perdere la connessione, vanificando la prova.”

Nunzia, 23 anni, fuorisede presso Università di Bologna “Alma Mater Studiorum” (precedentemente studentessa presso Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”): “La mia esperienza con la DAD non è totalmente positiva. Per quanto la DAD sia stata l’unica alternativa possibile per portare avanti le lezioni, purtroppo non è molto facile riuscire a seguire davvero attraverso un computer perché manca il contatto con il docente, manca il contatto con gli altri studenti, ci sono problemi di connessione, difficoltà proprio nel seguire la lezione poiché, attraverso uno schermo, vi sono molte distrazioni. L’università di Bologna ha comunque messo degli strumenti adeguati a disposizione dei docenti, che sono sempre stati molto rispettosi e molto bravi durante la DAD, però non è, in generale, un’attività della quale sono pienamente soddisfatta. Agevola sicuramente la tempistica perché seguire da casa, soprattutto se prima si era pendolari, fa perdere meno tempo da dedicare allo studio. Ma riscontro anche grande difficoltà nel mantenere l’attenzione durante la lezione perché trovarsi davanti uno schermo non è lo stesso che avere il docente dinanzi.”

Giulia, 27 anni, Università degli Studi “Roma Tre”: “Personalmente, noto come in DAD sia calato il mio livello di concentrazione durante le lezioni, anche quando sono interessanti, sia perché il computer è un mezzo distrattivo, sia perché non avverto la stessa profondità della lezione stessa. Inoltre, gli stessi docenti sembrano insofferenti in DAD, tendono a eseguire una lezione monocorde oppure iperinterattiva, ma superficiale a livello di contenuti. Anche il mio livello di produttività ne risente, difatti altaleno giornate di studio “matto e disperato” ad altre in cui sono assalita dalla stanchezza e dalla noia. In generale, perciò, non riesco a mantenere lo stesso ritmo di studio rispetto alle lezioni in presenza.”