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Turismo e materie prime al Relais Blu: Intervista allo Chef Alberto Annarumma

Il RELAIS BLU, un  luogo che coniuga perfettamente cucina e romaticismo, un ambiente che accompagna la tesi del palato non solo nazionale, grazie al nostro “BISTELLATO” Chef Alberto Annarumma.

Un impresario e devoto della cucina, esternazione costante di sè , una full immersion ricca di passione, l’alter ego della brigata.

Chef le sue mani profumano, parlano di verità?

Ho iniziato a soli 8 anni in pasticceria, a 11 anni si determina nella sua fattispecie il mio percorso in cucina, a ritmo incessante tra studio Alberghiero e lavoro.

Chef si nasce?

Io volevo intraprendere il percorso come fumettista,  ho seguito i consigli di mio padre il mio mental coach, prediligendo un ruolo determinante, sono un” cuoco per caso” che ha iniziato le gare gastronomiche in tutta Italia, queste gare erano di estetica “belle ma non commestibili” controllavano solo se   il prodotto fosse cotto.

Come definisce il suo rapporto con il cibo?

IO SONO CIBO, il cibo mi fa stare bene.

Cosa pensa della cucina GOURMET?

Parola non italiana e confusionale, sono per la qualità dei cibi.

La Francia è la capitale per eccellenza?

La ristorazione è nata in  Francia. Gli Chef lavoravano per le famiglie nobili, trovandosi senza lavoro, aprivano i ristoranti.  Infatti il primo libro di ricette è stato ideato nel 1800 da August  Esconffier. In Francia valorizzano tutto il corpus della ristorazione, mentre in Italia bisogna rafforzare.

Come definisce il ruolo dello “Chef”?

Un ruolo che in Francia è uguale ad un avvocato, in Italia è declassato, troppi dislivelli, e detesto che si faccia menzione della cucina o di uno Chef in termini  rispettivamente di marketing. L’Italia manca di comunicazione costante  gastronomica. Lo Chef in Italia è diventato un personaggio.

Può darci una definizione della  sua cucina?

ITALIANA! Ma con peculiarità acquisite nei miei viaggi esplorativi: Francese, e filo -asiatica, con “note” di forte passione per la  cucina Giapponese, fautore di tutta la cultura di appartenenza. Metaforicamente il rapporto  tra Chef e cucina è come un  rapporto tra “marito e moglie”, la cucina comporta delle fasi: stanchezza, rilassamento, bisogna avere un rapporto simbiotico.

Il suo appello formativo per i giovani aspiranti?

Le istituzioni alberghiere devono pianificare un progetto di continua alternanza scuola – lavoro, devono esercitarsi, ma quello che conta davvero e di “educarli” alla consapevolezza di questo mestiere che richiede continua abnegazione.

Predilige i vini bianchi associati al pesce?

Guardi, in verità sono amante dei vini rossi. Alcuni vini rossi possono essere associati al pesce, ma ci sono anche alcuni vini bianchi che hanno lo stesso “affinamento” dei vini rossi che possono accompagnare un glorioso pescato.

Non trova scontato i “Menù” a basso costo?

Penso che la responsabilità spetti al ristoratore, soprattutto dopo che ha conseguito il modello HCCP nel suo interno prevede un decreto che tuteli la salute del cliente.

Favorevole o contrario alle nuove tendenze?

Favorevole,  con uno scopo che si faccia vera impresa generazionale.

Quale case produttrici di pasta utilizza per i suoi elaborati?

Pasta Gentile, Pasta Vicidomini.

Grazie allo Chef Alberto Annarumma per la disponibilità