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Ciak si gira: Compagnia teatrale “Pipariello”, il piatto finito in un’opera teatrale

Un team che svolge diversi involucri di teatralità, dalla drammaturgia al comico in unico concept,  suscitando emozioni di realtà sociali e vigenti tutt’ora; attori di progressivi, di improvvisazione, di studi proficui, e di performance interpretative.

Inizia cosi il tour “Pipariello”  per le varie regioni d’Italia, grazie all’intervento  di Giuseppe Ciringiò, che si occupa di “riadattare” le opere, rispettando i canoni previsti.

Riaprono le danze, presso il comune di Nola, con l’opera:” FATEMI CAPIRE”, protagonista di scena “Donna Amalia”. Ella riceve la notizia del risveglio del coma del marito, Don Vincenzo, che dopo anni di benessere non sa come comunicarlo al suo compagno, Felice detto “o schiattamuort”.

Sinossi

Donna Amalia “fraintesa” nel suo ruolo, si  mostra autorevole quanto ingestibile d’impresa, come se fosse colta  dalla gestione di una doppia vita. Dolores la domestica cerca di avere un ruolo di self-control e discrezione, colei che sa ma non parla, per evitare di essere licenziata.

Arriva cosi la triste notizia alle figlie: Teresa e Lella, critiche ma nel contempo cercano di salvaguardare insieme ai loro rispettivi fidanzati Domenico il “balbuziente” e “Maestro concerto”, di redimere la situazione.

Don Vincenzo entrato in casa, con le visite repentine dell’infermiere, attua sforzi di recupero, pone in essere volontà e conflittualità intrinseca; la dottoressa fornisce a “Donna Amalia” la terapia giusta, di come gestire la situazione, ad esempio, rimuovendo  lo sfarzo in casa, fare un ritorno al passato.

Cleopatra che assoggetta l’infermiere con  la sua virale immaginazione “faraonica”, importunando ogni membro di casa, quest’opera si conclude con l’associazionismo insano tra: il ragioniere” la voce dell’insolvenza”,  che architetta lo stile mortuario insieme  a Felice, l’infermiere, e  “Maestro concerto”, per trarne profitto.

Domenico paralizza ogni macchinazione, in realtà è un commissario di polizia; una giustizia finita a metà. Don Vincenzo viene sparato dall’esattore, che egli stesso ha fatto arrestare tempo prima; solo dopo i colpi di pistola, rievoca l’accaduto del suo incidente, che sbatte contro il muro di una chiesa, donando tutti i soldi all’orfanotrofio di Don  Mariano.

Un’opera di superamento, si evince non solo malasanità, ma un contesto familiare, che sconfina nei sentimenti altruistici, il bene che vince sul male.