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Ambiente

Transizione energetica: arriva l’ultima chiamata per le rinnovabili

La transizione energetica, tanto propagandata e agognata, tarda ad arrivare.

Sono in pericolo gli obiettivi UE della neutralità climatica entro il 2050 e il vincolo delle riduzioni di emissioni di gas serra di almeno il 55 % entro il 2030.

Negli ultimi due anni c’è stata una frenata nella realizzazione di nuove centrali fotovoltaiche ed eoliche.

L’ultima possibilità per raggiungere il treno europeo arriverà ora dalle prossime aste che assegneranno nuova capacità agli operatori, la prima delle quali si chiude a fine ottobre.

Ma come funzionano le aste delle rinnovabili?

Le aste rinnovabili sono quegli eventi che servono per assegnare il regime di remunerazione specifico ai nuovi impianti di produzione di energia elettrica che operano da fonti energetiche rinnovabili.

Gli operatori offrono di produrre energia a un certo costo che verrà loro corrisposto dal sistema. Tutte le offerte vengono poi messe in una graduatoria a partire dalla più economica per cercare di coprire tutta la capacità necessaria. Nelle ultime aste non si sono presentati abbastanza operatori.

Cosa è successo negli ultimi due anni?

A partire dal luglio 2019, sono state bandite sei aste ma sono stati assegnati solo 3.127 megawatt di potenza sui 5.660 disponibili. Poco più del 50 %.

I dati non incoraggianti includono l’Italia tra i paesi ritardatari (quinta per capacità installata nella UE) sia rispetto al programma Europeo sia rispetto agli obiettivi stabiliti dallo stesso governo.

Infatti, secondo il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030), bisognerebbe arrivare a 42 gigawatt di potenza installata entro il 2030: risultato attualmente molto difficile da raggiungere.

Presidente del Coordinamento FREE, che si occupa di rinnovabili ed efficienza energetica, Livio de Santoli:

“Stiamo marciando verso l’obiettivo europeo con una lentezza inaccettabile. Di questo passo raggiungeremo gli obiettivi di 42 GW nel 2048 e quelli di 70 GW nel 2065”.

Secondo gli operatori, a scoraggiare la partecipazione alle gare, non è la mancanza di progetti, ma è la burocrazia.

In Italia l’iter delle aste ha tempi lunghi, rispetto a Paesi come Francia e Spagna.

L’Anev, Associazione che raccoglie gli operatori del settore eolico, stima che mediamente un procedimento autorizzativo richiede tra 25 atti e pareri che coinvolgono enti e soggetti terzi.

Cosa si può ancora fare?

Non è tutto perduto. La crescita di consumi di energia da rinnovabili dal 2005 al 2019 rinnovabili era più che raddoppiata e questo è un ottimo dato.

Inoltre, gli operatori guardano con speranza la prossima asta in scadenza il 31 Ottobre e alle ulteriori semplificazioni delle procedure burocratiche promesse dal ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani.

Gli interventi fatti sin ad ora non sono sufficienti: è necessaria snellezza procedimentale e deve essere limitato il ruolo delle Soprintendenze alle aree di propria pertinenza e a quelle effettivamente che saranno definite non idonee.

Solo così le aste non saranno deserte e la transizione non sarà più un miraggio.

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Tags : ambienteenergia rinnovabiletransizione ecologicaue
Giulia Compagnone

The author Giulia Compagnone