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Ambiente

Qualità della vita, Napoli è penultima: peggiora il divario Nord-Sud

Foto di Olya Kobruseva da Pexels.

Al Sud non si vive bene: le città meridionali presentano una bassa qualità della vita. Napoli è penultima, peggio solo Crotone. Grandi miglioramenti per i centri urbani del Nord.

È stato rilasciato da poco il 23esimo rapporto sulla qualità della vita nelle province italiane. Stilato da ItaliaOggi e dall’Università “La Sapienza” di Roma, in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, il rapporto fornisce un’istantanea della vivibilità delle città italiane rispetto alla qualità della vita.

Il rapporto si basa su nove indicatori, che coprono i principali aspetti socio-economici della salute della società e definiscono, pertanto, il livello della qualità della vita dei cittadini. I fattori che vengono presi in considerazione sono i seguenti: affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, istruzione-formazione e capitale umano, popolazione, reddito e ricchezza, sicurezza, sistema salute e tempo libero.

L’alta qualità della vita è al Nord e al Centro

A dominare la classifica quest’anno è Parma, che fa un balzo in avanti di ben 39 posizioni rispetto alla scorsa rilevazione. Trento e Bolzano seguono a ruota dopo la città emiliana.

Ma a fare meglio di tutti nel tempo sono sicuramente i grandi centri urbani del Nord e del Centro, che reggono bene dopo la pandemia e addirittura migliorano significativamente la propria posizione. È il caso di Bologna, che passa dalla ventisettesima posizione alla quarta; di Milano, che raggiunge il quinto posto partendo dalla quarantesima posizione dello scorso anno; di Firenze, che era prima trentunesima e oggi sesta.

In generale, le metropoli hanno dimostrato di saper affrontare molto meglio la pandemia rispetto ai piccoli centri.

“Nella fase di uscita dall’emergenza pandemica, sono le grandi aree urbane del Centro-Nord che hanno mostrato la maggiore resilienza”, ha specificato il coordinatore della ricerca, Alessandro Polli, del dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Sapienza di Roma.

Tuttavia, il motivo di questo miglioramento potrebbe anche risiedere nel cambiamento metodologico rispetto all’indicatore della popolazione. Si è visto, infatti, che questo fattore, in sé inclusivo di densità demografica, percentuale di morti, numero medio di componenti per famiglia, ma anche di emigrazione e immigrazione, tendeva a pesare di più rispetto agli altri indicatori. Di conseguenza, la sua importanza è stata ridimensionata e, forse, anche questo ha contribuito al miglioramento della posizione dei grandi centri urbani.

La pessima qualità della vita al Sud

In ogni caso, il dato negativo che traiamo da questa classifica è il grande divario sociale che permane – e si accentua – tra le province del Nord e quelle del Centro-Sud. Se, da un lato, sono solo dieci le città del Nord che si trovano nella seconda parte della classifica*, è l’esatto contrario per quelle centro-meridionali. Nella prima metà della classifica troviamo solo otto città del Centro-Sud**. Tutte le altre ne occupano il fondo. È evidente, quindi, che la maggior parte delle pecore nere è costituita proprio dalle province del Sud.

La stessa Napoli non può andare fiera del risultato. Anzi, il capoluogo partenopeo continua la sua inesorabile discesa verso il baratro. La qualità della vita  – che, ricordiamo, include aspetti sintomatici della decadenza della città, quali, tra gli altri, disagio sociale, ambiente, istruzione-formazione e capitale umano, sicurezza, reddito e ricchezza – qui è quasi la peggiore in Italia. Fa peggio di Napoli soltanto Crotone. Neanche per Roma le notizie sono buone. La capitale scende, infatti, al cinquantaquattresimo posto in classifica.

Le città che peggiorano

Una notizia sicuramente positiva riguarda il miglioramento della qualità della vita su scala nazionale. Infatti, 63 città su 107 offrono una qualità della vita buona o almeno accettabile.

La tendenza al peggioramento, però, c’è e accomuna soprattutto le città del Centro-Sud. Ma non solo. Secondo il rapporto, le città che perdono posizioni sono principalmente piccoli centri che, come già detto, soffrono di più rispetto alle metropoli. Tra questi troviamo Como, L’Aquila, Belluno, Udine, Varese, Rovigo, Prato, Benevento, Fermo, Rieti e Nuoro.

L’eterno problema del Mezzogiorno

Nulla di nuovo, insomma. Questi dati non fanno che confermare una questione annosa. Uno dei problemi dell’eterno gap socio-economico con il Nord è ‘semplicemente’ l’azione. Manca la spinta verso politiche mirate a migliorare la qualità della vita e la vivibilità delle città. I dati appena pubblicati restituiscono la fotografia di un Paese effettivamente diviso in due. “A due velocità” per riprendere un’espressione in voga qualche tempo fa. Un Paese lacerato dalle differenze e incapace di – o riluttante a – risolvere i propri problemi.

Sarà veramente prioritario, quindi, cercare di sfruttare al meglio tutte le risorse del Pnrr, già al centro di dibattito. Le regioni del Centro e soprattutto del Nord – questi dati lo dimostrano – sono già cinquanta passi avanti rispetto al Mezzogiorno, specialmente se guardiamo alle grandi città, fatta eccezione per Roma. Il Meridione riuscirà a tenere il passo? “Lo scopriremo solo vivendo”, è il caso di dire.

* Como, Alessandria, Asti, Imperia, La Spezia, Pistoia, Prato, Rimini, Rovigo, Vercelli.

** Perugia, Macerata, Ancona, Terni, Ascoli-Piceno, Fermo, Grosseto.

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Tags : napoliNordSudqualitàdellavita2021
Anna Gallo

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