domenica, Novembre 27, 2022
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La Turchia si sta opponendo all’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO

Mercoledì la Turchia ha bloccato il primo passaggio che permetterebbe a Finlandia e Svezia di entrare a far parte della NATO.

I due stati nord europei avevano presentato le proprie richieste di adesione nella mattinata di mercoledì, poche ore prima che la resistenza da parte del governo turco rallentasse un processo che già di per sé potrebbe richiedere diversi mesi, se non anni.

Gli ambasciatori di Finlandia e Svezia avevano consegnato formalmente le proprie richieste di adesione al Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg. Successivamente si era tenuto un incontro del Consiglio della NATO, l’organo politico dell’alleanza nord-atlantica, nel quale sono emerse le perplessità della Turchia, che non hanno permesso di raggiungere l’unanimità che è richiesta per fare in modo da dare inizio al processo di adesione.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva già espresso le proprie perplessità, nell’arco della stessa giornata, ai membri del suo gruppo parlamentare, l’AKP, Adalet ve Kalkınma Partisi (Partito della Giustizia e dello Sviluppo). Secondo Erdogan le richieste di adesione di Finlandia e Svezia sarebbero in netto contrasto con il loro supporto ad organizzazioni terroristiche quali il PKK e il YPG, definendo questo atteggiamento come “contraddittorio”.

Il PKK, Partîya Karkerén Kurdîstan è il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione considerata terroristica dall’Unione Europea, gli Stati Uniti e la Turchia stessa (sebbene la definizione sia molto controversa e dibattuta). Il PKK combatte contro le forze turche sin dalla metà degli anni ’80 e il suo obiettivo dichiarato è quello di istituire un propria regione autonoma curda all’interno della Turchia.

I curdi sono un popolo indo-europeo, composto da circa 30 milioni di individui, e costituiscono il più grande gruppo etnico del mondo senza un proprio stato. La loro terra d’origine è attualmente divisa tra Turchia, Siria, Iraq ed Iran.

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Carta che rappresenta le aree abitate dal popolo curdo (parte chiara)

Per quanto riguarda invece il YPG, Yekîneyên Parastina Gel, Unità di Protezione Popolare, si tratta di una milizia curda il cui intervento militare in Siria è stato fondamentale per la sconfitta dello Stato Islamico.

La Turchia vede il YPG come una minaccia per la propria sicurezza per via dei reciproci legami con i separatisti curdi in Turchia.

La Svezia, in particolare, ospita all’incirca 100.000 curdi nel proprio territorio, rispettando appieno i propri principi di rispetto dei diritti umani e delle minoranze. Ciononostante, e sebbene il governo svedese abbia contatti con alcuni gruppi politici curdi, la Svezia è stato il primo paese, nel 1984, a designare il PKK come un’organizzazione terroristica.

La candidatura della Finlandia, invece, pare essere osteggiata per motivi soprattutto strumentali, trovandosi tra i fuochi turco e svedese. Il paese del nord europa non ospita una significativa minoranza etnica curda: solo 15.000 residenti nel territorio finlandese. Così come la Svezia, d’altro canto, anche la Finlandia ha designato il PKK come organizzazione terroristica.

Tra le richieste di Erdogan figurano l’estradizione di “30 terroristi” del PKK da parte della Svezia; l’interruzione dei rapporti con il YPG; l’estradizione di alcuni esponenti dell’organizzazione politica del leader religioso Fethullah Gülen, considerato uno dei responsabili del tentato colpo di stato ai danni del governo di Erdogan nel 2016.

La manovra di Erdogan, tra le altre cose, arriva mentre la Turchia sta tentando di acquistare una dozzina di jet F-16 di produzione americana, vendita che richiederebbe l’approvazione da parte dell’amministrazione del presidente statunitense Joe Biden e del Congresso degli Stati Uniti.

Biden ha aggiunto, a margine delle obiezioni espresse dal governo turco, di ritenersi fiducioso per quanto riguarda la buona riuscita del processo di adesione di Finlandia e Svezia alla NATO.

L’ingresso dei due stati nordici nella NATO ne rinforzerebbe la presenza nel Mar Baltico. L’ingresso della Finlandia, in particolare, determinerebbe un raddoppio del confine condiviso tra l’organizzazione difensiva dell’Atlantico del Nord e la Russia (la Finlandia condivide un confine di 1.340 chilometri con la Russia). Della Svezia, d’altra parte, fa parte l’isola di Gotland, strategicamente importante dal punto di vista geopolitico, trovandosi a poco più di 300 chilometri dall’exclave russa di Kaliningrad.

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